L’Arabia Saudita sta mobilitando le sue risorse per trasportare merci su tragitti terrestri, con lo scopo di evitare la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, che di fatto è ancora chiuso. Saudi Railway Company ha annunciato che intende attivare cinque nuovi corridoi logistici, con l’obiettivo di rafforzare i collegamenti tra i porti del Golfo Arabico, le aree interne del Paese e il confine settentrionale con la Giordania. È una rete intermodale, che prevede il trasporto ferroviario e stradale, che collega i principali porti del Golfo - tra cui Dammam, Jubail e Ras Al-Khair - con il Riyadh Dry Port, nodo centrale per la gestione dei container interni, e con poli industriali come Al-Kharj e Hail.
Le informazioni disponibili non includono una suddivisione tecnica dettagliata dei cinque corridoi, né parametri operativi come capacità in tonnellate o unità di carico equivalenti, ma l’insieme dei nodi citati consente di delineare una rete a configurazione modulare. I corridoi combinano segmenti ferroviari esistenti con connessioni stradali per servire flussi differenziati, che includono trasporto di container, prodotti petrolchimici e merci legate al comparto minerario. In questo assetto, il Riyadh Dry Port assume una funzione di smistamento centrale, mentre i terminal costieri operano come punti di ingresso e uscita dei traffici marittimi. I corridoi multimodali sono progettati per ridurre i tempi di transito e i costi attraverso un maggiore utilizzo della ferrovia sulle lunghe distanze, con l’obiettivo di trasferire quote di traffico dalla gomma al ferro, migliorando la regolarità dei flussi e riducendo la dipendenza da una rete stradale soggetta a congestione.
L’iniziativa s’inserisce nel quadro della National Transport and Logistics Strategy e di Saudi Vision 2030, che punta a diversificare l’economia del Paese e a rafforzarne il ruolo nei flussi commerciali tra Asia, Europa e Africa. In questo contesto, i corridoi ferroviari rappresentano la componente terrestre di una rete integrata che comprende anche infrastrutture portuali e aeroportuali. In questo modo l’Arabia Saudita vuole affermarsi come hub logistico lungo l’asse est-ovest, sfruttando la posizione geografica e gli investimenti infrastrutturali in corso.
Dal punto di vista della configurazione di rete, i corridoi possono essere letti come elementi complementari al progetto Saudi Landbridge, la dorsale ferroviaria prevista tra Golfo e Mar Rosso. In questa prospettiva, i nuovi collegamenti funzionano come sistemi di adduzione e distribuzione, destinati a convogliare i flussi verso una futura infrastruttura est-ovest ad alta capacità. Parallelamente, il collegamento verso il confine giordano rafforza il ruolo della rete saudita come corridoio terrestre verso il Levante, ampliando le opzioni per i traffici regionali.
Nonostante l’impostazione tecnica del progetto, restano alcune aree d’incertezza per gli operatori logistici. In primo luogo, l’assenza di dati su capacità, frequenze e tempi di percorrenza non consente di valutare con precisione la competitività del servizio rispetto al trasporto su gomma o ad altre alternative regionali. In secondo luogo, non sono disponibili informazioni sui modelli tariffari o sugli eventuali incentivi per favorire il trasferimento modale. Un ulteriore elemento riguarda il livello d’integrazione operativa tra ferrovia, porti e sistemi doganali. Il funzionamento efficace dei corridoi dipende dalla capacità di coordinare flussi, documentazione e accessi ai terminal, ma le fonti non forniscono dettagli sui sistemi digitali o sulle procedure adottate per garantire continuità operativa lungo l’intera catena logistica.



































































