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Cronaca

  • Giovane camionista muore dopo una caduta dal camion in marcia

    Giovane camionista muore dopo una caduta dal camion in marcia

    Othmane Moufakir, camionista di 31 anni, è morto nel veronese dopo essere caduto dall'autoarticolato che guidava sulla Transpolesana, a Isola Rizza. Il camion ha proseguito da solo per 200 metri prima di centrare il guard-rail. Una strana dinamica ancora da chiarire.

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  • Gli Houthi rilanciano offensiva verso Bab el-Mandeb

    Gli Houthi rilanciano offensiva verso Bab el-Mandeb

    Le milizie Houthi hanno riaperto il fronte yemenita di Taiz e Hodeidah per isolare il porto di al-Makha e riavvicinarsi allo stretto di Bab el-Mandeb, mentre a Hormuz il transito delle navi resta ai minimi dopo nuovi attacchi reciproci tra Stati Uniti e Iran alle petroliere.

Autotrasporto

  • A Gela chiusa l’indagine su dieci autotrasportatori

    A Gela chiusa l’indagine su dieci autotrasportatori

    La Procura di Gela, condotta dal procuratore capo Salvatore Vella, ha notificato la chiusura delle indagini preliminari a dieci titolari di piccole imprese di autotrasporto, indagati a vario titolo per incendio, ricettazione, furto e trasporto di rifiuti pericolosi senza autorizzazione.

    Iran annuncia la chiusura di Hormuz, aumenta il prezzo del petrolio

    Il trasporto delle merci rischia un forte aumento dei costi a causa dell’attacco di Usa e Israele all’Iran, a causa della forte limitazione, che potrebbe raggiungere la chiusura dello Stretto di Hormuz, dove transita un quinto del petrolio e del gas naturale estratto al mondo. La mattina del primo marzo 2026, Teheran ha reagito attraverso le Guardie Rivoluzionarie, annunciando via radio la pericolosità del passaggio e intimando alle navi di non transitare. La misura, pur non formalizzata come blocco navale nel diritto internazionale, ha prodotto un’immediata riduzione dei movimenti marittimi e un rialzo del premio di rischio sul petrolio in attesa della riapertura dei mercati.

    Secondo quanto riportato da Bloomberg e da media iraniani semi ufficiali, lo Stretto è stato definito “effettivamente chiuso”, con avvisi trasmessi alle unità in navigazione. I dati di tracciamento Ais mostrano portacontainer e petroliere che invertono la rotta o restano in attesa fuori dall’area, mentre alcune unità continuano a transitare in condizioni di forte incertezza. L’area interessata è il corridoio tra Iran e Oman che collega il Golfo Persico al Golfo di Oman. Il valore annuo dei flussi energetici che attraversano Hormuz supera i 500 miliardi di dollari. La centralità di questo passaggio rende l’economia mondiale esposta a ogni interruzione, anche temporanea. Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Kuwait e Iraq dipendono quasi totalmente da Hormuz per esportare greggio, prodotti raffinati e gas verso Asia, Europa e Stati Uniti.

    Diverse compagnie di navigazione hanno sospeso i transiti nell’area per motivi di sicurezza e ciò riguarda anche il traffico di container. Hapag Lloyd ha annunciato lo stop ai passaggi attraverso Hormuz dopo la comunicazione iraniana. Icis evidenzia che un freno effettivo ai flussi energetici comporterà un aumento dei premi assicurativi per le navi attive nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman, con effetti immediati sui costi di trasporto.

    L’impatto più immediato si concentra tuttavia sui mercati energetici. Alla chiusura di venerdì 28 febbraio il Brent si attestava intorno a 72–73 dollari al barile, già ai massimi da sei o sette mesi per effetto del premio di guerra accumulato nelle settimane precedenti. Con la riapertura delle contrattazioni in Asia tra la sera del 1° marzo e la mattina del 2 marzo, il greggio potrebbe salire di 6–8 dollari al barile, collocandosi rapidamente nella fascia 80–85 dollari in caso di persistenza della chiusura o di forte intralcio ai flussi.

    Altri scenari ipotizzano quotazioni oltre 100–110 dollari qualora il blocco si prolungasse o si traducesse in una riduzione anche solo del 20–30% dei volumi in transito. I future sul greggio, già risaliti nei giorni precedenti verso 67 dollari al barile, sono attesi in marcato rialzo alla riapertura delle contrattazioni negli Stati Uniti, con variazioni legate alla durata e all’intensità della minaccia iraniana.

    L’Iran produce circa 3,3 milioni di barili al giorno e, pur in un contesto 2026 caratterizzato da offerta globale relativamente ampia, la rimozione anche parziale del flusso iraniano e la compressione dei transiti via Hormuz possono spostare il mercato verso un deficit di offerta. In questo quadro Opec+ potrebbe essere chiamata a rivedere le politiche produttive, mentre i Paesi importatori valutano l’uso delle riserve strategiche per attenuare l’impatto sui prezzi interni.

    La dinamica dei prezzi incorpora non solo la riduzione fisica dei volumi ma anche una rivalutazione del rischio Medio Oriente. Bloomberg evidenzia che Teheran potrebbe non puntare a una chiusura totale e prolungata, che danneggerebbe anche le sue esportazioni, ma a una gestione intermittente della minaccia, mantenendo elevato il premio di rischio senza interrompere completamente i flussi. Questa strategia consente di esercitare pressione sull’economia globale e sugli Stati Uniti senza assumersi l’onere di un blocco permanente.

    Gli effetti macroeconomici dipenderanno dalla durata della crisi. Un petrolio stabilmente sopra cento dollari potrebbe riaccendere l’inflazione energetica e comprimere la crescita, con il rischio di uno shock simile a quelli storici legati a interruzioni dell’offerta. L’impatto sarebbe particolarmente severo per i Paesi a basso reddito importatori netti di energia, che dispongono di riserve valutarie limitate e sono esposti a rincari su elettricità, trasporti e beni essenziali.

    Alla mattina del 1° marzo 2026, con i mercati occidentali ancora chiusi, l’aumento del prezzo del petrolio resta in larga parte incorporato nelle aspettative e nel premio di rischio. L’effetto pieno si manifesterà con l’apertura delle piazze asiatiche e, successivamente, europee e statunitensi. La traiettoria delle quotazioni dipenderà dalle prossime 24–72 ore: continuità del blocco, eventuali azioni militari aggiuntive e capacità degli operatori di ripristinare almeno in parte i flussi attraverso uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo.

    P.R.

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