Un autista di 35 anni originario del Tagikistan, impiegato da una società di autotrasporto con sede in Lituania, è fermo da circa due settimane in un’area di servizio lungo l’autostrada A1 nei Paesi Bassi. La protesta è cominciata a inizio febbraio 2026 e consiste nel rifiuto di proseguire il viaggio e di effettuare la consegna della merce, in attesa del pagamento del salario che il conducente sostiene di non aver ricevuto.
Il camionista spiega di avere ricevuto la retribuzione solamente per i primi due mesi di lavoro, poi i pagamenti si sarebbero ridotti drasticamente o non sarebbero arrivati, motivo per cui esercita un “diritto di ritenzione” sulla merce finché non riceve quanto dovuto, che secondo il sindacato olandese Fnv corrisponderebbe a 60–100 euro al giorno. Come ritorsione, l’azienda di autotrasporto ha spento da remoto il motore del camion, togliendoli quindi il riscaldamento. Inoltre, l’impresa lo ha denunciato per appropriazione indebita del veicolo, ma le Autorità olandesi non sono intervenute in tal senso.
Le cronache parlano anche di una tentata aggressione: più persone avrebbero cercato di entrare in cabina e trascinare fuori il conducente, verosimilmente per riprendere il controllo del veicolo. Sono quindi intervenute tre pattuglie di polizia e ora l’autista vive stabilmente nella cabina in una situazione difficile: si sente come in prigione e per scaldarsi utilizza un fornello a gas, con evidenti rischi per la sicurezza. Fnv gli fornisce cibo e beni di prima necessità e segue il caso anche sotto il profilo legale, mentre la Polizia olandese presidia l’area per garantire la sicurezza e prevenire tensioni. Inoltre, il sindacato sta informando della situazione i committenti dell’impresa di autotrasporto, per aumentare la pressione.
Al centro della vertenza c’è la richiesta di un calcolo trasparente delle competenze maturate: ore lavorate, trasferte, indennità e arretrati. L’autista denuncia l’assenza di documentazione chiara sulle buste paga e sugli importi dovuti. Il rifiuto di consegnare la merce diventa così uno strumento di pressione nei confronti del vettore lituano, formalmente datore di lavoro, ma inserito in una catena di trasporto che coinvolge committenti dell’Europa occidentale.
Il caso s’inserisce in un quadro più ampio di tensioni che negli ultimi due anni hanno interessato autisti provenienti dall’Asia centrale e reclutati da imprese dell’Europa centro-orientale per operare stabilmente in Europa occidentale. Sempre nei Paesi Bassi, a Venlo, nel 2025 quattro autisti dell’Asia centrale hanno protestato per settimane in un parcheggio sorvegliato. In un altro episodio, un conducente uzbeko assunto da una società lituana fermò il camion - sempre nell’area di Venlo - per il mancato pagamento dello stipendio, una vicenda che arrivò fino alle interrogazioni parlamentari nei Paesi Bassi e a una domanda scritta al Parlamento europeo.
Importante è il riconoscimento, da parte dell’Ispettorato del Lavoro olandese, di almeno un caso come tratta di esseri umani, relativo a un autista uzbeko. In questi casi, Fnv parla esplicitamente di violazioni dei diritti umani e di condizioni assimilabili alla “schiavitù moderna”, aprendo un fronte politico oltre che sindacale. Questi precedenti delineano un modello ricorrente: reclutamento in Paesi extra Ue, contratto con vettore registrato nell’Europa orientale, attività continuativa nei Paesi Bassi o in Austria, condizioni retributive e abitative oggetto di contestazione.
Il nodo resta quello della responsabilità lungo la catena di subappalto. Il ricorso a società registrate in Paesi con costo del lavoro inferiore consente ai committenti dell’Europa occidentale di contenere i costi operativi, trasferendo formalmente gli obblighi retributivi e contributivi sul vettore contrattuale. Nel quadro normativo europeo, le regole sul distacco dei lavoratori nel trasporto e l’applicazione del salario minimo del Paese ospitante dovrebbero garantire una tutela minima quando l’attività è svolta stabilmente nei Paesi Bassi. La concreta applicazione, tuttavia, dipende dalla capacità delle autorità di controllo di verificare contratti, tempi di guida e riposo, documentazione salariale e rapporti tra committente e subappaltatore.



































































