Dal 1° gennaio 2026 i pedaggi del traforo del Monte Bianco e del Frejus sono aumentati dell’1,19% per tutte le categorie di veicoli. L’adeguamento tariffario riguarda due dei principali valichi stradali tra Italia e Francia ed è stato deciso dalla Commissione intergovernativa italo-francese nella riunione del 9 dicembre 2024, applicando il meccanismo automatico d’indicizzazione previsto dagli accordi bilaterali che regolano la gestione delle infrastrutture. L’aumento è entrato in vigore simultaneamente sui due trafori e si applica senza distinzioni tra veicoli leggeri e pesanti.
L’incremento del 2026 è calcolato sulla base della media dei tassi di inflazione registrati in Italia e in Francia nel periodo compreso tra settembre 2023 e agosto 2024. In questo arco temporale l’inflazione ha mostrato un rallentamento rispetto agli anni precedenti, attestandosi su valori prossimi all’1%, elemento che spiega la dimensione relativamente contenuta del rincaro. Per l’autotrasporto, tuttavia, anche un aumento limitato assume rilievo se inserito in un quadro di costi complessivi in crescita. Le tariffe dei trafori alpini restano infatti tra le più elevate in Europa per i veicoli industriali e incidono in modo diretto sulla competitività delle imprese che operano lungo le direttrici tra Italia, Francia, Penisola Iberica e area del Benelux.
Le nuove tariffe confermano l’allineamento tra Monte Bianco e Frejus. Per i veicoli leggeri, una corsa semplice per un’autovettura con altezza inferiore a due metri supera i 56 euro, mentre per i veicoli commerciali e industriali i valori sono nettamente più elevati. Un mezzo pesante a due assi con altezza superiore a tre metri paga oltre 200 euro per una corsa semplice, che diventano più di 400 euro nel caso di veicoli con tre o più assi. Per i transiti eccezionali le tariffe superano i 1.100 euro per singolo passaggio. Restano attivi i sistemi di abbonamento e post-pagamento dedicati alle imprese di autotrasporto, che consentono riduzioni legate ai volumi.
Per comprendere il significato dell’aumento del 2026 è necessario collocarlo in una prospettiva storica. L’andamento dei pedaggi negli ultimi sei anni evidenzia una forte volatilità, strettamente legata all’evoluzione dell’inflazione e agli investimenti infrastrutturali. Nel 2021 l’incremento fu dello 0,63%, in una fase ancora segnata dagli effetti della pandemia. Nel 2022 l’aumento salì al 2,87%, includendo una componente straordinaria connessa ai primi costi della galleria di sicurezza del Frejus. Il 2023 ha rappresentato il picco massimo, con un +7,36% legato alla crisi energetica e all’impennata inflazionistica registrata in entrambi i Paesi. Nel 2024 l’incremento si attestò al 5,10%, segnando una decelerazione, mentre nel 2025 si è tornati a valori più contenuti con un +1,35%. L’1,19% del 2026 conferma questa fase di moderazione. Nel complesso, tra il 2021 e il 2026 i pedaggi dei due trafori sono cresciuti di circa il 18-19% cumulato, con una concentrazione degli aumenti nel triennio 2022-2024. Per le imprese di trasporto merci che attraversano regolarmente le Alpi, questo significa un incremento difficilmente trasferibile sui committenti in un mercato caratterizzato da forte concorrenza internazionale.
Infografica: TrasportoEuropa IA
L’evoluzione tariffaria è strettamente connessa agli investimenti in corso sulle due infrastrutture. Il traforo del Frejus ha visto nel luglio 2025 l’entrata in esercizio della seconda canna, un’opera da circa 700 milioni di euro che ha migliorato in modo significativo i livelli di sicurezza e la continuità del servizio. Al Monte Bianco è invece in corso un complesso programma di rifacimento della volta, avviato nel 2023 e destinato a proseguire per molti anni. I lavori effettuati tra settembre e dicembre 2025 hanno comportato una chiusura totale del tunnel e un investimento di 21 milioni di euro, con interventi strutturali e oltre 800 test sui sistemi di sicurezza prima della riapertura.
Secondo le analisi tecniche, il programma manutentivo del Monte Bianco potrebbe estendersi fino al periodo 2040-2045, con investimenti complessivi stimati nell’ordine di alcune centinaia di milioni di euro. Le ipotesi allo studio prevedono o una chiusura continuativa di alcuni anni a partire dal 2030 o una serie di chiusure stagionali ripetute nel tempo. Entrambi gli scenari alimentano il dibattito sulla realizzazione di una seconda canna anche per questo traforo, sul modello del Frejus, tema che interessa direttamente il settore logistico per le ricadute sulla regolarità dei flussi di traffico.
Dal punto di vista operativo, l’aumento del 2026 si inserisce in un contesto già complesso per l’autotrasporto. All’inizio dell’anno si sono sommati l’adeguamento dei pedaggi autostradali italiani, pari in media all’1,5%, e l’aumento delle accise sul gasolio. Per una piccola o media impresa che effettua decine di viaggi mensili su tratte transalpine, la combinazione di questi fattori può tradursi in diverse migliaia di euro di costi aggiuntivi su base annua, riducendo ulteriormente i margini operativi.
Il confronto con altri valichi alpini evidenzia come Monte Bianco e Frejus restino tra i più onerosi per i mezzi pesanti. Rispetto al Gran San Bernardo o al sistema svizzero del San Gottardo, basato su vignetta per i veicoli leggeri e su una tariffazione chilometrica per i camion, i trafori italo-francesi presentano un livello di pedaggio più elevato, giustificato dai costi di gestione di infrastrutture complesse ma spesso contestato dalle associazioni di categoria.
Pietro Rossoni



























































