Nel periodo compreso tra il 13 e il 19 novembre 2025 sono avvenuti ben cinque decessi di autisti di veicoli industriali sul lavoro, e non solo alla guida. Si tratta di un numero troppo elevato in soli sette giorni, concentrato in quattro regioni: Sardegna, Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia. Ma il dato che più colpisce è che tutti i lavoratori avevano più di 60 anni, con un’età media di 64,4 anni, dato che conferma il peso dell’invecchiamento della forza lavoro nel settore, mentre latita ancora una norma sul prepensionamento per questa attività a causa del lavoro usurante.
Il primo caso, avvenuto il 13 novembre sulla Statale 128 bis nei pressi di Pattada, riguarda Giacomino Demontis, 72 anni, schiacciato dal proprio camion mentre controllava il carico. Secondo quanto riportato dalle testate locali, tra cui La Nuova Sardegna, il camion si sarebbe mosso improvvisamente durante l’operazione di verifica, travolgendolo. L’intervento dell’elisoccorso non è stato sufficiente a salvarlo.
Il secondo incidente si è verificato il giorno successivo in un’area di cava a Fosso Ghiaia, vicino a Ravenna. Mesut Islami, 60 anni, residente a Voltana e da vent’anni in Italia, è morto in seguito a uno scontro frontale tra due camion su una carraia sterrata. Le prime ricostruzioni indicano che i due veicoli procedevano in senso opposto su una strada molto stretta, con l’impatto che ha completamente distrutto la cabina conducendo alla morte immediata di Islami. Un secondo autista è rimasto gravemente ferito.
Il 17 novembre a San Biagio di Callalta, in provincia di Treviso, dove Roberto Lorenzon, 62 anni, è stato colto da un arresto cardiaco mentre rientrava in azienda dopo il turno di lavoro. L’uomo è riuscito ad accostare il camion evitando ulteriori danni e i colleghi hanno avviato immediatamente le manovre di primo soccorso, compreso l’uso del defibrillatore dell’azienda vicina. Il decesso è avvenuto poco dopo l’arrivo in ospedale. Lorenzon aveva intrapreso da poco la carriera di autotrasportatore dopo un passato da commerciante.
Nella notte tra il 18 e il 19 novembre, lungo il tratto modenese dell’A1, Giuseppe Antonio Giampietro, 63 anni, è morto in un tamponamento a catena tra autoarticolati e l’impatto ha completamente deformato la cabina del suo camion. L’incidente è avvenuto nelle ore notturne, tra le 3.00 e le 4.00, fascia considerata critica per la stanchezza e la ridotta visibilità, in un tratto autostradale caratterizzato da elevata densità di traffico pesante.
Infine il quinto caso, avvenuto il 19 novembre a Ghisalba, riguarda Lino Cesana, 65 anni, schiacciato da un cavalletto metallico di circa 500 chilogrammi durante operazioni di scarico. Le cause della caduta sono ancora in fase di verifica, con approfondimenti sul corretto ancoraggio del carico e sulle procedure di movimentazione.
L’impressionate coincidenza di questi incidenti è che rappresentano il ventaglio dei rischi che ogni giorno corrono gli autotrasportatori: tamponamento, scontro frontale, investimento da parte del proprio camion, carico e malore. L’analisi delle dinamiche di questi incidenti sul lavoro mostra quindi una duplice esposizione al rischio: da un lato quelli stradali, accentuati da orari estesi, guida notturna e arterie ad alta densità di mezzi pesanti, e dall’altro le operazioni accessorie come controllo del carico e scarico del materiale, spesso svolte in contesti operativi complessi o con attrezzature pesanti. A ciò si affiancano gli aspetti sanitari, in particolare la prevalenza di malori improvvisi nell’età lavorativa avanzata, come nel caso di Lorenzon.


































































