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Si ferma l’autotrasporto dell’Ilva

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Dopo un'assemblea che si è svolta il 16 novembre a Novi Ligure, gli autotrasportatori hanno deciso di sospendere il trasporto di materiale del locale impianto dell'acciaieria. Anita chiede al ministero una soluzione a livello nazionale.


AcelorMittal impianto Taranto altoNon lo definiscono un fermo, ma un'astensione dal lavoro. La hanno decisa gli autotrasportatori che operano con lo stabilimento siderurgico dell'Ilva di Novi Ligure, dopo un'assemblea svolta il 16 novembre. L'astensione inizierà lunedì 18 novembre 2019 e proseguirà a tempo indeterminato, senza però presidi davanti ai cancelli. Alla base della decisione c'è il crescente credito vantato verso il colosso siderurgico, che impone agli autotrasportatori di anticipare le spese senza avere la certezza di un recupero. Un'incertezza che è aumentata dopo la decisione di ArcelorMittal di uscire dall'Ilva e spegnere la produzione a caldo e a freddo entro gennaio 2020. Anche gli autotrasportatori dell'impianto Ilva di Genova hanno aderito alla protesta, mentre molti autotrasportatori di Taranti hanno già sospeso i servizi per l'azienda.
A livello nazionale il 15 novembre è intervenuto il presidente dell'Anita, Thomas Baumgartner, spiegando che nell'incontro del giorno precedente con la ministra dei Trasporti, Paola De Micheli, ha denunciato che nonostante la Legge 123 del 2017 ha inserito gli autotrasportatori tra i creditori prededucibili, le imprese aspettano ancora dall'ex-Ilva i pagamenti dei trasporti. "La situazione è diventata insostenibile per molte imprese che si sono dovute esporre anche dal punto di vista economico e finanziario per il mancato pagamento dei noli dovuti dall'ex-Ilva e che oggi vivono una situazione di profonda incertezza sul prosieguo delle proprie attività".

© TrasportoEuropa - Riproduzione riservata - Foto di repertorio
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