- Il cargo aeroportuale italiano chiude i primi sette mesi del 2026 a 725.707 tonnellate, in flessione dell'uno perento sul 2025, secondo le rilevazioni di Assaeroporti. Le merci in senso stretto cedono però solo lo 0,4%, perché oltre il 60% della perdita complessiva viene dalla posta, scesa del 18,1% a 20.961 tonnellate, mentre le merci superficie crescono del 21,1%.
- Milano Malpensa resta il primo scalo cargo nazionale con 413.008 tonnellate, ma perde 27.110 tonnellate, il -6,2%, e vede la propria quota di mercato scendere sotto al 60%. Senza questa contrazione il sistema aeroportuale italiano avrebbe chiuso i sette mesi intorno al +2,7% anziché al -1%.
- La compensazione arriva da Roma Fiumicino, cresciuto del 6,4% a 166.759 tonnellate e salito al 23% di quota, e da Bergamo, che con 22.696 tonnellate segna un +60,7% e supera Brescia salendo al quinto posto nazionale. Il mercato resta sempre concentrato, con i primi dieci scali che muovono il 98,24% dei volumi.
Nei primi sette mesi del 2026 le merci movimentate dagli aeroporti italiani registrano una lieve flessione, passando dalle 733.363 tonnellate del 2025 alle 725.707 tonnellate del 2026, secondo le rilevazioni diffuse alla fine di agosto da Assaeroporti. La differenza è di 7.656 tonnellate, pari all’uno percento, ma il dato aggregato copre una redistribuzione dei volumi tra gli scali ben più ampia della flessione nazionale. Se analizziamo i dati per tipologia, emerge che le merci trasportate per via aerea si sono attestate a 692.177 tonnellate, in calo dello 0,7%, mentre quelle in superficie, cioè i volumi instradati su gomma tra aeroporti ma registrati nelle statistiche del cargo aeroportuale, sono salite a 12.569 tonnellate, con una forte crescita del 21,1%. Il totale delle merci si ferma così a 704.746 tonnellate, con una flessione lieve (-0,4%). È la posta far da zavorra: 20.961 tonnellate, il 18,1% in meno, con una perdita di 4.627 tonnellate che da sola supera il 60% della contrazione complessiva. Sul totale del cargo le merci avio rappresentano il 95,4%, la posta il 2,9% e le merci superficie l'1,7%.
L'andamento mensile mostra una progressione regolare, da circa 87mila tonnellate di gennaio alle 116.277 di luglio, con una crescita di quasi un terzo nell'arco dei primi sette mesi. Si tratta però di stagionalità e non di un recupero tendenziale: luglio, pur essendo il mese più pesante, segna una riduzione del 2,9% sullo stesso mese dell’anno precedente, giugno si è chiuso a 112.359 tonnellate con -0,8% e soltanto gennaio ha registrato un saldo positivo, ma solo dello 0,5%.
Malpensa si conferma il principale scalo merci italiano, anche se nei primi sette mesi mostra una flessione del 6,2%: ha movimentato 413.008 tonnellate, 27.110 in meno rispetto al 2025, e la sua quota sul totale nazionale scende dal 60% al 56,9% (ma negli ultimi dodici mesi ha perso tre punti percentuali). La contrazione di Malpensa è in larga parte assorbita dalla crescita degli altri scali: Roma Fiumicino consolida il secondo posto con 166.759 tonnellate e un aumento di 10.053 tonnellate, pari al +6,4%. La sua quota nazionale sale dal 21,4% al 23%, riducendo di oltre un punto e mezzo la distanza dal primo scalo. Insieme, i due maggiori aeroporti concentrano ormai il 79,9% del cargo italiano. Il progresso più rapido della graduatoria si registra a Bergamo, passato da 14.127 a 22.696 tonnellate con un incremento di 8.570 tonnellate (+60,7%). Lo scalo orobico supera così Brescia e sale al quinto posto nazionale, portando la propria quota dall'1,9% al 3,1%.
Brescia chiude a 18.987 tonnellate, con aumento del 2,5%, ma questo risultato deriva da due dinamiche opposte: le merci avio crescono del 42%, mentre la posta, componente storicamente rilevante per lo scalo lombardo, arretra del 22,7%. Un ricambio di composizione analogo interessa Bologna, quarto con 33.125 tonnellate e un progresso del 3,6%: qui le merci avio calano del 4,7% e sono le merci superficie, in aumento del 42%, a determinare il risultato positivo.
Venezia mantiene il terzo posto con 35.467 tonnellate e cede 628 tonnellate ( -1,7%) con una quota nazionale praticamente invariata intorno al 4,9%; la flessione riguarda sia le merci avio (-1,2%) sia quelle di superficie (-7,4%). Napoli è tra i risultati più dinamici del gruppo di testa, con 6.411 tonnellate e un aumento del 23,6% trainato dalle merci avio (+28,1%), che gli consente il passaggio dal nono al settimo posto davanti a Pisa e Ciampino. Quest’ultimo raggiunge 6.369 tonnellate con il +6,6%, quasi interamente in merci avio. La flessione percentuale più marcata tra primi dieci aeroporti italiani è quella di Pisa, scesa da 7.533 a 6.316 tonnellate con il -16,2% e due posizioni perse in classifica, mentre Ancona chiude la graduatoria con 3.820 tonnellate e un arretramento del 3,5%.
La concentrazione del mercato spiega perché le dinamiche di pochi scali condizionano l'intero risultato nazionale: i primi dieci aeroporti muovono 712.958 tonnellate, il 98,24% del cargo italiano e i soli primi cinque valgono il 92,5%, mentre e i restanti trentuno scali censiti da Assaeroporti si dividono appena l'1,8%. Lo stesso ragionamento vale per il segno negativo del 2026: i primi dieci perdono complessivamente circa 7.239 tonnellate, quasi il 95% dell'intera flessione nazionale, mentre tutti gli altri aeroporti insieme contribuiscono per poco più di 400 tonnellate.
A.M.B.































































