Lo Stretto di Hormuz e l’intera area del Golfo Persico sono uno dei centri della guerra scatenata dall’attacco di Usa e Israele all’Iran e relativa risposta. Droni e missili iraniani hanno già colpito alcune navi cargo. Nelle prime 36 ore del conflitto almeno tre unità cisterna – Skylight, Mkd Vyom e Sea La Donna – sarebbero state colpite da missili o droni nell’area compresa tra Khasab, sul lato omanita dello stretto, e il Golfo dell’Oman. In uno dei casi una petroliera battente bandiera di Palau è stata colpita da un missile a circa cinque miglia nautiche a nord di Khasab, provocando un incendio nella sala macchine poi domato dall’equipaggio, evacuato senza conseguenze gravi.
Il 4 marzo si registra il primo episodio che riguarda una portacontainer. Secondo l’agenzia britannica Ukmto una portacontainer in transito verso est nello Stretto di Hormuz, a circa due miglia nautiche dalla costa dell’Oman, è stata colpita da un proiettile di origine sconosciuta poco sopra la linea di galleggiamento. L’impatto ha provocato un incendio nella sala macchine e l’abbandono da parte dell’equipaggio. Secondo Bloomberg, sarebbe la Safeen Prestige, nave da 1.800 teu che batte bandiera maltese e appartiene alla compagnia Transmar International Shipping di Abu Dhabi. Secondo alcune stime, nell’area sarebbero bloccate da 138 a 147 portacontainer, per una stiva totale di 470mila teu.
Più grave appare l’episodio riportato da Ukmto che riguarda una petroliera all’ancora circa 30 miglia nautiche a sud-est del porto di Mubarak Al Kabeer in Kuwait, quindi nella parte settentrionale del Golfo. Secondo la segnalazione, il comandante ha riferito di aver udito una forte esplosione sul lato sinistro della nave e di aver osservato una piccola imbarcazione allontanarsi dall’area. L’esplosione ha causato la fuoriuscita di petrolio da un serbatoio di carico e l’ingresso di acqua nello scafo, con possibile impatto ambientale. Non sono stati segnalati incendi e l’equipaggio è rimasto in sicurezza.
Gli episodi finora rilevati mostrano una distribuzione geografica che va ben oltre il tratto più stretto del passaggio tra Iran e Oman. Gli incidenti riguardano infatti non solo il corridoio centrale dello stretto ma anche le rotte di accesso verso il Golfo Persico e il Golfo dell’Oman, includendo aree operative vicine a Fujairah, Muscat e Dubai. Questa dispersione geografica aumenta l’incertezza operativa per gli armatori e per le navi in transito nella regione.









































































