Dalla fine di febbraio 2026 lo Stretto di Hormuz è diventato una delle zone marittime più pericolose al mondo. I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno rivendicato una serie di attacchi con droni e missili contro navi commerciali nell'area, provocando un crollo del traffico superiore al 91% rispetto ai livelli normali. Le piattaforme di tracciamento marittimo registrano centinaia di petroliere ferme in attesa nel Golfo Persico, incapaci o non disposte a completare il transito verso il Golfo di Oman e il Mar Arabico. Tra questi, secondo stime di analisti greci, figurano tra i 100 e i 150 navi di proprietà ellenica, con almeno 80-85 marittimi greci direttamente coinvolti nella crisi.
In questo scenario, il gruppo armatoriale di George Prokopiou — e in particolare la controllata Dynacom Tankers Management — ha scelto una strada diversa: tra il 9 e il 10 marzo 2026, cinque petroliere della flotta Dynacom avrebbero già attraversato o starebbero attraversando lo Stretto, ponendosi come alcune delle pochissime grandi navi commerciali a farlo dall'inizio della crisi. Il caso più documentato è quello della Shenlong, petroliera di classe Suezmax. La nave ha caricato circa un milione di barili di greggio saudita al terminal di Ras Tanura, in Arabia Saudita, e ha lasciato il Golfo Persico il 4 marzo in rotta verso Hormuz. In quella stessa data - secondo i dati delle piattaforme Kpler, Lloyd's List Intelligence e MarineTraffic - la Shenlong è scomparsa dai tracciati per quasi cinque giorni. Il segnale è ricomparso il 9 marzo al largo della costa occidentale dell'India, con destinazione Mumbai. Ne consegue che il passaggio attraverso Hormuz è avvenuto nell'intervallo in cui la nave era invisibile ai sistemi di tracciamento civili.
George Prokopiou è uno degli armatori privati più influenti al mondo. Nato ad Atene nel 1946, controlla un impero che comprende Dynacom Tankers per le petroliere, Dynagas per il trasporto di Gnl e Sea Traders per le rinfuse solide, con oltre 150 navi in gestione e circa 85 unità in costruzione. È noto per la capacità di operare in contesti geopoliticamente ad alto rischio. In passato, Prokopiou era stato inserito dall'Ucraina nella lista degli "sponsor internazionali della guerra" per il ruolo delle proprie navi nel trasporto di greggio russo entro i limiti del price cap europeo, etichetta poi ritirata ma che aveva consolidato la sua reputazione di armatore disposto ad accettare rischi politici elevati in cambio di ritorni economici superiori.
La logica alla base della scelta di continuare i transiti a Hormuz è analoga. Secondo il Wall Street Journal, la decisione di inviare cinque petroliere nello Stretto in questo frangente rappresenta "una delle mosse più audaci" della carriera di Prokopiou. Il ragionamento è duplice: in un contesto in cui quasi nessun concorrente è disposto a transitare, chi continua può spuntare noli eccezionalmente elevati, grazie a una domanda di trasporto ancora presente — soprattutto dall'Asia — e a un'offerta di stiva improvvisamente rarissima. Al tempo stesso, mantenere anche parzialmente in vita i flussi di esportazione di greggio dal Golfo contribuisce a evitare un'ulteriore esplosione dei prezzi dell'energia sui mercati globali, con un riflesso reputazionale per l'armatore greco.
Sul piano operativo, la traversata della Shenlong non è stata priva di precauzioni. Le petroliere Dynacom avrebbero imbarcato squadre di sicurezza armata e adottato protocolli di navigazione rafforzati in linea con le linee guida delle marine occidentali e con le indicazioni del ministero della Navigazione greco. Alle coperture assicurative ordinarie si sarebbero aggiunte polizze specifiche con premi molto elevati, strutturate in modo da mantenere l'operazione economicamente conveniente alla luce dei noli eccezionali. Gli equipaggi avrebbero indennità speciali, con aumenti salariali e compensazioni in caso di morte o invalidità, per convincerli ad accettare il rischio del transito.
Il mancato tracciamento deriva molto probabilmente dalla disattivazione dell'Ais, che però costituisce uno degli aspetti più discussi dell'intera vicenda. La pratica — che rende la nave momentaneamente invisibile al tracciamento pubblico (ma non ai radar locali), riducendo nelle intenzioni degli operatori l'esposizione a possibili azioni ostili — è legalmente controversa e solleva interrogativi di sicurezza e trasparenza, perché questa modalità operativa limiti anche il controllo da parte di altri utenti del mare e delle Autorità marittime.
La Grecia è il Paese più esposto alla crisi nel comparto della navigazione privata: controlla circa il 30% della flotta mondiale di petroliere, e l'immobilizzazione di 100-150 unità di proprietà ellenica nell'area ha effetti diretti sia sul settore che sull'economia nazionale. Il ministero della Navigazione greco ha diffuso allerte continue alle navi di bandiera o di interessi greci, sottolineando che un'eventuale chiusura formale dello Stretto avrebbe effetti devastanti non solo per la marina mercantile ma per l'intera economia globale. Istituzioni e opinione pubblica ellenica vivono una tensione tra la centralità del settore marittimo per il Paese e la preoccupazione per le vite dei marittimi, in uno scenario in cui le scelte di Prokopiou e Dynacom amplificano quella tensione fino ai suoi limiti estremi.
P.R.








































































