In una nota diffusa il 12 marzo 2026 su “un provvedimento legislativo di prossima emanazione”, il ministero dell’Economia e Finanze annuncia il rinvio fino al 30 giugno dell’applicazione dell’imposta di due euro sui pacchi provenienti dall’extraUE con valore fino a 150 euro. Il testo spiega che “il differimento dell'efficacia della norma risponde alla necessità di consentire l’adeguamento informativo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli”. Se fosse vera questa giustificazione, non si capisce perché non sia stato possibile prevedere in anticipo tempi così lunghi per l’adeguamento.
È invece più probabile che il rinvio sia dovuto alle conseguenze dell’applicazione, seppur ancora parziale, del provvedimento: lo spostamento di elevati flussi di pacchi dagli scali italiani a quelli europei, proprio per evitare il pagamento dell’imposta. Un fenomeno messo immediatamente in evidenza dalle associazioni di categoria, secondo cui è diminuito il traffico merci a Malpensa e aumentato quello stradale da altri Paesi comunitari.
Ma anche questo rinvio rischia di non essere efficace, perché l’imposta italiana dovrebbe essere applicata in concomitanza con quella comunitaria, che prevede 3 euro per ogni pacco con valore fino a 150 euro proveniente da Paesi extra-comunitari. A tale proposito, Confetra mette in evidenza il rischio della sovrapposizione dell’imposta europea con quella italiana.
Il presidente della confederazione, Carlo De Ruvo, spiega che “dobbiamo evitare che il contributo italiano di 2 euro finisca per sommarsi ai 3 euro previsti dall'Europa. Se così fosse, ci ritroveremmo punto e a capo: una perdita secca di competitività che spingerebbe i traffici verso altri scali europei. In questo scenario, l'Italia perderebbe due volte: non incasserebbe i 2 euro della norma nazionale per via del calo dei volumi e perderebbe anche la quota del 25% dei dazi europei che spetta al Paese d'ingresso delle merci”.
La dichiarazione di Confetra si conclude in modo diplomatico: “Continueremo a collaborare con il Governo e con il Parlamento affinché si ristabilisca una situazione di equilibrio precedente all'introduzione del contributo. L'obiettivo deve essere consentire alla logistica italiana di competere ad armi pari con gli altri Paesi europei, evitando fughe di volumi che danneggerebbero l'intera economia nazionale”.
Il tono diplomatico di Confetra è comprensibili, quindi chiariamo noi: c’è solo una soluzione, ossia l’abolizione dell’imposta italiana. Introdurla è stato un errore dovuta all’ignoranza su come funzionano i flussi di trasporto internazionali, ma mantenerla sarebbe segno di stupidità.
M.L.



































































