Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 18 marzo 2026 il Decreto-Legge numero 33, pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entrato in vigore lo stesso giorno. Il provvedimento introduce tre misure principali per affrontare l’impennata del prezzo del gasolio: una riduzione delle accise sui carburanti della durata di venti giorni, un credito d'imposta sul gasolio commisurato alla maggiore spesa sostenuta nei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto al prezzo di febbraio 2026, e il rafforzamento dei controlli contro le speculazioni lungo la filiera. È previsto inoltre l'aggiornamento mensile dei valori indicativi dei costi di esercizio sulla componente gasolio fino al 30 giugno 2026. Il credito d’imposta è finanziato con uno stanziamento di 100 milioni di euro, le cui modalità operative saranno definite con un apposito provvedimento attuativo entro trenta giorni.
La reazione delle associazioni di categoria è stata complessivamente positiva, ma accompagnata da riserve precise. Unatras, il coordinamento unitario delle associazioni nazionali dell'autotrasporto merci, ha parlato di giudizio positivo per il settore, sottolineando che il provvedimento produce tre effetti concreti: l'introduzione di un credito d'imposta per il trasporto professionale, la riduzione del prezzo alla pompa per tutti i veicoli e il rafforzamento della vigilanza contro le speculazioni. Il coordinamento ha ricordato che le misure corrispondono alle richieste avanzate nel confronto con il vice-ministro dei Trasporti, Edoardo Rixi.
Anche Anita ha espresso apprezzamento per l'intervento, definendo condivisibili sia la riduzione temporanea delle accise sia le misure fiscali di compensazione. Tuttavia, il presidente Riccardo Morelli ha indicato due interventi migliorativi che l'associazione considera indispensabili. Il primo riguarda la sterilizzazione del meccanismo del rimborso accise, per evitare che la riduzione neutralizzi il credito d'imposta già in vigore per i veicoli meno inquinanti. Il secondo attiene alla necessità di un quadro europeo che consenta di superare i limiti in materia di aiuti di Stato: senza il superamento del regime de minimis, ha spiegato Morelli, la disposizione del credito d'imposta potrebbe rivelarsi inefficace per la gran parte delle imprese.
La Fiap ha accolto il decreto come "un primo passo nella direzione giusta", riconoscendo la rapidità dell'azione di Governo in una fase di forte pressione sui costi. Il segretario generale Alessandro Peron ha tuttavia avvertito che la crisi in Medio Oriente rimane aperta e che serve continuità nell'azione istituzionale. La Federazione ha annunciato che verificherà l'adeguatezza dei 100 milioni stanziati a ristorare effettivamente le imprese, e ha segnalato un nodo che considera ancora irrisolto: la riduzione del prezzo alla pompa potrebbe disattivare il fuel surcharge nei contratti di trasporto, azzerando parte dei benefici del credito d'imposta. La Fiap ha chiesto al Governo di chiarire esplicitamente che il prezzo di riferimento per tale clausola vada determinato al lordo della riduzione delle accise, ai sensi dell'articolo 6-bis del Decreto Legislativo 286 del 2005.
Lo stesso Decreto Legislativo era già stato richiamato dalla Fiap nelle settimane precedenti all'approvazione del decreto. In un comunicato del 6 marzo, Peron aveva ricordato che il quadro normativo vigente prevede già, per i contratti scritti, l'applicazione della clausola di adeguamento carburante, che consente di aggiornare automaticamente i corrispettivi del trasporto quando varia il prezzo del gasolio. Per i trasporti senza contratto scritto, il riferimento è costituito dai costi indicativi di esercizio pubblicati dal ministero dei Trasporti, che tuttavia non erano aggiornati da diversi mesi. La Federazione aveva invitato le imprese a utilizzare pienamente questi strumenti contrattuali, e aveva richiamato la responsabilità dell'intera filiera logistica: "Le imprese di autotrasporto non possono continuare a essere l'ammortizzatore dei costi energetici della supply chain", aveva dichiarato il segretario generale.
Assotir ha espresso un giudizio articolato, definendo il Decreto "positivo ma incompleto". Il segretario generale Claudio Donati ha evidenziato che le aziende con veicoli di portata superiore alle 7,5 tonnellate con motorizzazioni euro V ed euro VI godono già di un credito d'imposta di 22 centesimi al litro, e che per questo segmento — circa 350mila veicoli — il taglio delle accise non produce alcun beneficio diretto. Il Governo ha previsto per queste imprese un intervento specifico, da definire con un decreto interministeriale entro il 17 aprile, ma l'importo preciso del credito non è ancora noto. Donati ha confrontato i 100 milioni stanziati con i 500 milioni previsti dal decreto Ucraina del 2022, sottolineando che la cifra attuale appare contenuta. Ha aggiunto che misure i cui effetti si materializzino tra alcuni mesi non coglierebbero la profondità della crisi, e potrebbero quindi risultare di efficacia relativa.
Una posizione più critica è venuta dall'associazione Ruote Libere. La presidente Cinzia Franchini ha definito le misure "temporanee e insufficienti per affrontare un problema strutturale", osservando che il taglio delle accise ha avuto un impatto reale inferiore rispetto a quanto comunicato e che la sua durata è estremamente limitata. Ha sollevato inoltre il tema del finanziamento: l'intervento è stato coperto attraverso tagli ai bilanci di diversi ministeri, tra cui quello dei Trasporti, il che rende paradossale, secondo Franchini, sottrarre risorse al dicastero di riferimento del settore per finanziare una misura a favore del settore stesso. La presidente ha poi segnalato un'asimmetria strutturale che riguarda i tempi di trasmissione delle variazioni di prezzo: in presenza di tensioni internazionali i prezzi alla pompa aumentano immediatamente, mentre le riduzioni arrivano con ritardo, in assenza di controlli efficaci e sanzioni effettive.
Franchini ha anche toccato il tema della concorrenza internazionale: molte imprese straniere fanno rifornimento in Paesi dove il carburante costa meno e poi operano sul mercato italiano, imponendo alle imprese nazionali condizioni di competizione asimmetrica. Ha infine indicato come priorità strutturale l'istituzione di un meccanismo di adeguamento automatico delle tariffe legato ai costi alla pompa, in sostituzione dei "Decreti a scadenza breve".
Un contributo di contesto è arrivato da Transport & Environment (T&E) Italia. Secondo l'organizzazione, l'Italia sta replicando gli errori del 2022, quando le politiche per calmierare il caro carburanti costarono, in soli nove mesi, 7,6 miliardi di euro pubblici senza modificare la dipendenza strutturale del Paese dall'importazione di idrocarburi. Il direttore Andrea Boraschi ha richiamato l'esempio della Spagna, che ha varato un piano anticrisi da 5 miliardi combinando interventi sul costo dell'elettricità — con una riduzione della pressione fiscale pari al 60% — e misure di sostegno per autotrasportatori, agricoltori e pescatori, accanto a incentivi strutturali per la transizione energetica. Boraschi ha ricordato che in Spagna la crescita delle fonti rinnovabili del 150% negli ultimi sette anni ha determinato un prezzo dell'elettricità oggi superiore del 30% alla media europea e pari alla metà di quello italiano. T&E ha sottolineato che in Italia il petrolio soddisfa il 92% del fabbisogno energetico nel settore dei trasporti, e che nel 2024 la fattura petrolifera nazionale ha raggiunto quasi 27 miliardi di euro, la componente più costosa del sistema energetico del Paese.
M.L.



































































