L’indagine dei Carabinieri prese forma il 13 febbraio 2026, quando la Società Depositi Costieri segnalò anomalie ricorrenti lungo l’oleodotto che collega Civitavecchia all’aeroporto di Fiumicino. Cali di pressione e squilibri nei bilanci di linea, concentrati nell’area rurale del Fosso Zambra, nel territorio di Cerveteri, indicavano che qualcosa non tornava. Dieci giorni dopo, il 23 febbraio, i Carabinieri intervennero sul posto e sorpresero due uomini mentre stavano caricando carburante su una cisterna nascosta in un autoarticolato telonato. L’operazione portò all’arresto di due cittadini moldavi e all’iscrizione di un terzo nel registro degli indagati.
Il carburante sottratto era cherosene avio Jet A-1, destinato all’aeroporto Leonardo da Vinci, snodo centrale del traffico aereo nazionale. Secondo le prime stime, il danno economico si colloca tra 90mila e 100mila euro, mentre circa 4.000 litri furono sequestrati in flagranza. L’area utilizzata per il prelievo e lo stoccaggio venne poi posta sotto sequestro, insieme al veicolo industriale impiegato per il trasporto.
Durante le successive indagini emerse un impianto clandestino strutturato, non un intervento improvvisato. La condotta principale venne forata con precisione e dotata di un sistema di derivazione meccanica capace di intercettare parte del flusso senza interrompere il funzionamento dell’infrastruttura. Da quel punto partiva una tubazione abusiva interrata lunga circa 1,3 chilometri, realizzata con materiali idonei a sostenere pressioni elevate e collegata a un terreno agricolo utilizzato come base operativa.
All’estremità della linea parallela venne installata una cisterna da circa 15mila litri, nascosta all’interno del semirimorchio centinato di un autoarticolato con targa estera. Il sistema consentiva di accumulare carburante e trasferirlo successivamente senza attirare attenzione, sfruttando la copertura di un normale trasporto merci. La presenza di un’infrastruttura di questo tipo indica una pianificazione tecnica e logistica articolata, compatibile con un’attività continuativa e non occasionale.
Il contesto in cui si inserisce il furto è quello di un’infrastruttura energetica strategica. Il sistema gestito da Società Depositi Costieri a Civitavecchia rappresenta uno dei principali poli di stoccaggio del Paese, con una capacità superiore a 400mila metri cubi. Da qui parte l’oleodotto che rifornisce una quota rilevante del fabbisogno di carburante dell’aeroporto di Fiumicino, lungo circa 63 chilometri. Si tratta di un assetto classificato nell’ambito della normativa sugli incidenti rilevanti, con scenari di rischio definiti e procedure di sicurezza codificate.
In questo quadro, il furto mette in luce un elemento di vulnerabilità: il tratto esterno agli impianti, quello che attraversa aree agricole e meno presidiate. Le analisi di rischio istituzionali considerano eventi accidentali o perdite di piccola entità, mentre la manomissione deliberata introduce una variabile diversa, difficilmente intercettabile con i soli sistemi interni. Il segnale che ha fatto scattare l’indagine, infatti, arriva dai sistemi di controllo della linea, ma la localizzazione e l’intervento richiedono attività sul territorio.
La perforazione di un oleodotto che trasporta carburante avio comporta rischi elevati. Una derivazione non controllata può provocare perdite, con possibili conseguenze su suolo e acque superficiali, oltre al pericolo d’incendi. Nel caso specifico non risultano sversamenti rilevanti, ma l’intervento per la messa in sicurezza dell’area indica che il rischio era concreto, soprattutto durante le operazioni di travaso.
Il procedimento contro l’organizzazione dei ladri di carburante avio si articola attorno a diverse ipotesi di reato: furto aggravato e continuato, danneggiamento di infrastruttura di pubblica utilità e violazione delle norme sulla sicurezza. Non si esclude che l’inchiesta possa estendersi verso forme associative, qualora emergano collegamenti con una rete più ampia di distribuzione del carburante sottratto. Un elemento centrale riguarda proprio la destinazione del cherosene. L’indagine indica possibili collegamenti con l’area di Roma–Ponte Galeria, già emersa in precedenti attività di contrasto al traffico illecito di carburanti. In quel contesto, negli ultimi anni, sono state individuate filiere in cui prodotti petroliferi sono introdotti nel mercato attraverso circuiti paralleli, spesso con alterazioni o utilizzi impropri.
Il carburante avio può essere impiegato come base per miscele illegali o destinato a utilizzi industriali e logistici al di fuori dei canali ufficiali. Questo tipo di operazione genera margini economici rilevanti, soprattutto in presenza di differenze di prezzo e di evasione delle accise. La presenza di mezzi e soggetti provenienti dall’Est Europa suggerisce inoltre una dimensione transnazionale, già riscontrata in altre indagini sul settore.
Il caso di Cerveteri s’inserisce in una dinamica più ampia che, negli anni, ha visto un’alternanza tra aumento dei furti da oleodotto e rafforzamento dei sistemi di controllo. I dati disponibili indicano una riduzione degli episodi riusciti negli ultimi anni, ma anche una crescente sofisticazione delle tecniche utilizzate. La realizzazione di un impianto parallelo lungo oltre un chilometro rappresenta un salto di qualità rispetto ai prelievi più rudimentali documentati in passato. In questa prospettiva, l’episodio solleva una questione operativa per il sistema logistico ed energetico: la necessità di estendere il perimetro della sicurezza oltre i confini degli impianti, integrando controllo tecnologico e presidio territoriale lungo l’intera infrastruttura.
Antonio Illariuzzi



































































