L’11 febbraio 2026 la Direzione Investigativa Antimafia di Catania, insieme alla Questura di Ragusa, ha eseguito a febbraio 2026 un sequestro di prevenzione patrimoniale nei confronti di una società di trasporto merci conto terzi con sede a Comiso, nel Ragusano. Il provvedimento è stato disposto dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Catania nell’ambito di un’indagine patrimoniale su un imprenditore ritenuto dagli inquirenti contiguo alla Cosa Nostra della zona di Vittoria. L’azienda supera i 6 milioni di euro di fatturato annuo e impiega circa 150 dipendenti.
L’impresa è attiva nella logistica e nel trasporto merci. Formalmente intestata a un soggetto incensurato, sarebbe però, secondo gli inquirenti, riconducibile a un imprenditore del settore trasporti di Vittoria, ritenuto vicino alla Cosa Nostra vittoriese. L’uomo è stato di recente condannato in primo grado dal Gup di Catania a 8 anni e 4 mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, nell’ambito di procedimenti che comprendono l’operazione Fenice del 2024.
Il sequestro dell’11 febbraio s’inserisce in un quadro già delineato nei mesi precedenti. Il 19 dicembre 2025 la stessa Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Catania dispose un provvedimento su beni riconducibili al medesimo imprenditore per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro. In quel caso furono coinvolte otto società e una ditta individuale attive tra le province di Ragusa, Catania e Roma nei settori dei trasporti e dell’immobiliare, oltre a immobili, terreni e rapporti bancari e finanziari intestati a società e persone fisiche a lui collegate.
Per quanto riguarda la società colpita a febbraio, gli investigatori mettono in evidenza alcune anomalie. La sede legale e operativa coinciderebbe con un immobile a uso abitativo e l’azienda risulterebbe priva di beni strumentali propri, elemento considerato atipico per un operatore del trasporto merci con volumi dichiarati superiori a sei milioni di euro. Gli accertamenti patrimoniali avrebbero inoltre messo in luce una dipendenza quasi esclusiva da rapporti commerciali con altre società riconducibili allo stesso gruppo familiare.
Secondo la ricostruzione della Dia di Catania e della Questura di Ragusa, nel secondo semestre del 2025 la società avrebbe registrato un aumento improvviso del fatturato, con circa sei milioni di euro aggiuntivi, accompagnato da una crescita altrettanto rapida del numero dei dipendenti. Una dinamica giudicata non coerente con la precedente operatività e con la struttura materiale dell’impresa. Questo andamento è stato interpretato come possibile indice di flussi di denaro di origine illecita o di reimpiego di capitali collegati al circuito mafioso vittoriese.
Gli inquirenti parlano di un assetto societario solo formalmente lecito ma, nella sostanza, riconducibile al gruppo facente capo all’imprenditore indagato, pur in presenza di un intestatario terzo incensurato. La società sequestrata è descritta come possibile strumento di un progetto unitario di natura elusivo fraudolenta, volto a schermare patrimoni e attività economiche ritenute legate alla criminalità organizzata e a sottrarle ai provvedimenti di sequestro.
Le contestazioni si collegano a quanto già emerso nelle inchieste precedenti. In quel filone investigativo sarebbe stata accertata una collaborazione con esponenti mafiosi per l’approvvigionamento di carburante di provenienza illecita, con un risparmio fiscale e di costo che avrebbe consentito di praticare tariffe più basse rispetto ai concorrenti. Un meccanismo che, sempre secondo le ricostruzioni degli inquirenti, avrebbe alterato la concorrenza nel settore del trasporto merci e sostenuto economicamente l’organizzazione.






































































