La Fondazione Truckers Life, nata a Breslavia nel 2013 con lo scopo di migliorare la salute e le condizioni di lavoro degli autisti, ha pubblicato nelle scorse settimane una dettagliata ricerca sugli stipendi dei conducenti polacchi nel 2025 e, più in generale, sullo stato di salute del settore dei trasporti. Il rapporto è stato realizzato in collaborazione con il Pitd (l’Istituto polacco per il trasporto merci su strada) ed è stato rilanciato dai principali media nazionali di settore.
Le oltre settanta pagine dell’indagine hanno restituito un’immagine solo apparentemente positiva del settore dell’autotrasporto. Se infatti le retribuzioni sono apparse in crescita, il livello di soddisfazione dei conducenti e l’attrattività del settore sono apparsi molto bassi, un paradosso che trova spiegazione non solo nelle condizioni di lavoro che gli autisti sono costretti a sopportare quotidianamente ma anche nel bisogno sempre più impellente di un maggior equilibrio tra lavoro e vita privata.
L’indagine, basata sulle risposte di 777 camionisti, ha evidenziato come la retribuzione media mensile dei conducenti polacchi abbia superato gli 8.800 zloty netti (circa 2.080 euro€), con punte superiori ai 2.400 euro netti ma, nonostante questo, oltre il 60% degli intervistati ha dichiarato di sentirsi insoddisfatto del proprio salario. Solo il 4% ha affermato di sentirsi appagato dalla retribuzione, il 59% ha affermato di non aver ricevuto nessun aumento nell’ultimo anno mentre il 15% ha segnalato una riduzione complessiva del reddito.
I salari più elevati si concentrano nel trasporto internazionale, soprattutto sulle tratte extra-comunitarie, mentre quello nazionale si attesta su livelli decisamente inferiori. Una variabile importante è data anche dalla dimensione dell’azienda, con retribuzioni mediamente più alte nelle grandi imprese piuttosto che nelle piccole o micro realtà. Il rapporto ha però evidenziato anche come lo stipendio base rappresenti spesso solo una parte del reddito complessivo, formato in buona da parte da premi, indennità di trasferta e componenti variabili spesso difficili da interpretare e poco trasparenti.
Circa un quarto dei conducenti ha infatti segnalato pratiche irregolari come mancati pagamenti di ferie o malattia, calcoli errati, ammanchi ingiusti e ingiustificati in busta paga o ritardi negli accrediti mensili. La questione economica, seppure estremamente variegata, non è comunque risultata nello studio come la vera discriminante nella scelta della professione di conducente di mezzi pesanti. I fattori che inciderebbero maggiormente sulla soddisfazione personale non sarebbero solo economici, ma legati soprattutto al rapporto con il datore di lavoro, all’esperienza quotidiana della guida e al rapporto lavoro-vita privata.
Stress, controlli e pressione operativa ma anche stanchezza e lontananza dalla famiglia sono stati infatti menzionati tra i principali fattori negativi del lavoro. Pur non affrontando in modo diretto il tema della tecnologia e del tracciamento attraverso il Gps, il rapporto ha mostrato come l’intero contesto lavorativo sia causa di forte stress nella categoria. Molti conducenti hanno infatti dichiarato di soffrire la tensione causata dai controlli frequenti, tempi rigidi e sanzioni severe, soprattutto nel trasporto internazionale. Molte testimonianze raccolte hanno restituito l’immagine di una professione in cui l’errore, anche minimo o indipendente dalla responsabilità dell’autista, possa avere conseguenze rilevanti mentre fattori esterni come traffico, infrastrutture inadeguate, attese ai punti di carico e scarico restino fuori dal controllo dell’autista, generando ansia e insoddisfazione.
Anche la difficoltà di conciliare vita privata e lavoro, le lunghe permanenze fuori casa e la carenza di infrastrutture adeguate come parcheggi sicuri, servizi igienici e aree di sosta continuano a pesare più degli aumenti salariali. Non a caso, quasi due terzi degli intervistati non consiglierebbero la professione ai giovani che si affacciano al mercato del lavoro. Il salario elevato viene infatti sempre più percepito come una compensazione per i sacrifici personali e sociali piuttosto che come un reale incentivo. Molti degli autisti intervistati hanno infatti dichiarato di preferire trasporti nazionali e orari di lavoro più stabili a fronte di una riduzione del reddito, poiché l'equilibrio tra lavoro e vita privata sta diventando un bisogno sempre più centrale e irrinunciabile.
L’indagine ha anche acceso un campanello d’allarme sull’età dei lavoratori e su un cambio generazionale che, di fatto, non esiste più. Sempre meno giovani scelgono la professione di conducente, la maggior parte degli autisti oggi ha un’età compresa tra 41 e 50 anni, mentre la percentuale di lavoratori oltre i 50 anni è in costante crescita. Oltre il 40% degli autisti ha dichiarato di lavorare con l’attuale datore di lavoro da meno di due anni, segnale che indica un elevato turnover e una mancanza di stabilità a lungo termine.
La conclusione del rapporto è netta e indica come la crescita delle retribuzioni non basti più a garantire la stabilità del settore. Senza un miglioramento concreto delle condizioni di lavoro, della trasparenza nei sistemi di pagamento e della qualità delle relazioni tra aziende e conducenti, la carenza di autisti è destinata ad aggravarsi. In questo contesto il futuro del trasporto stradale non si giocherà solo sul livello degli stipendi, ma anche e soprattutto sulla sostenibilità complessiva del lavoro su strada. La mancanza di parcheggi sicuri, le condizioni igieniche di base, il difficile accesso alla sanità e la pressione operativa sono le variabili da migliorare e che segneranno il confine tra burnout professionale e la rinascita del settore. Senza investimenti in infrastrutture e migliori condizioni di lavoro, trattenere il personale ed attrarre nuovi lavoratori diventerà sempre più difficile.
“Non esiste una verità univoca sui salari nel settore dei trasporti: alcuni datori di lavoro pagano molto, altri meno, e questo è un dato di fatto” conclude lo studio. “Ma c'è un limite che il mercato non vuole oltrepassare: nessuna azienda, nemmeno la più grande, costruirà parcheggi, servizi igienici o aree di sosta lungo le strade. Senza queste infrastrutture, possiamo aumentare le tariffe all'infinito, e il problema si ripresenterà comunque. E l'intera economia ne pagherà le conseguenze. Se non forniamo agli autisti condizioni di lavoro e di riposo di base, tutti ne subiranno le conseguenze: non solo il settore dei trasporti, ma l'intera economia. Questo non è un problema delle singole aziende, ma un problema sistemico."
Marco Martinelli










































































