- Nel trasporto merci e nella logistica, gennaio 2026 è segnato da un’elevata intensità di conflitto. Le vertenze guidate da SiCobas interessano i corrieri espressi della filiera Fedit, la logistica dell’arredamento, gli appalti industriali e la logistica integrata al tessile, con al centro il superamento degli appalti a catena e il reintegro dei licenziati.
- Accanto a queste, il trasporto merci ferroviario vive una fase di forte tensione. Scioperi nazionali e aziendali coinvolgono operatori come Captrain Italia e Dinazzano Po, con rivendicazioni legate a sicurezza, turni e organizzazione del lavoro, aggravate da eventi gravi avvenuti a inizio anno sulla rete ferroviaria.
- Sul fronte del porto, il sindacato di base Usb ha aderito a uno sciopero internazionale il 6 febbraio contro l’imbarco delle armi negli scali italiani.
Il 2026 si è aperto in un clima sindacale caldo nel trasporto delle merci e nella logistica. Le vertenze in corso e quelle concluse di recente mostrano elementi comuni che attraversano settori diversi: dalla distribuzione dell’ultimo miglio ai magazzini industriali, fino al trasporto ferroviario e marittimo delle merci. Al centro ci sono temi noti, come l’organizzazione del lavoro, il sistema degli appalti e subappalti, la sicurezza e il ruolo dei committenti lungo le filiere.
Il primo blocco di conflitti riguarda sle vertenze promosse dal sindacato di base SiCobas, che su conferma come un componente rilevante del sindacalismo di base nella logistica. Il caso più emblematico resta quello della distribuzione Gls nell’area di Napoli. Qui, per oltre un decennio, il servizio è stato organizzato attraverso una frammentazione estrema dei datori di lavoro, con decine di società formalmente titolari dei rapporti di lavoro e una sostanziale continuità operativa sotto il marchio Gls. Secondo quanto denunciato dal sindacato, i lavoratori hanno operato per anni con turni spezzati e carichi di lavoro che arrivavano a superare le 300 ore mensili, a fronte di retribuzioni nette intorno a 1.300 euro.
In tale contesto, nel tempo l’adesione crescente a SiCobas ha portato a scioperi e presidi prolungati, accompagnati da numerosi tavoli istituzionali in Prefettura. La fase più acuta della vertenza si è aperta nell’autunno 2024, quando Temi, franchisee Gls per Napoli e provincia, ha disposto licenziamenti e sospensioni che secondo il sindacato hanno colpito in modo selettivo i propri iscritti. Il conflitto ha assunto anche una dimensione giudiziaria e di ordine pubblico, con cariche durante i picchetti e procedimenti penali collegati alle proteste.
Nel 2025 è intervenuto un primo accordo istituzionale, siglato al ministero delle Imprese, che ha previsto il passaggio dei lavoratori da Nextlog, società in liquidazione, a Temi. L’accordo ha avviato un processo d’internalizzazione formale, ma non ha risolto il nodo dei licenziamenti, ancora oggetto di causa. A gennaio 2026 la vertenza risulta quindi aperta, con una distinzione netta tra l’avanzamento sul piano contrattuale e l’irrisolto sul piano dei diritti sindacali.
Sempre nella filiera dei corrieri espressi si colloca la crisi degli accordi nazionali sottoscritti a partire dal 2016 tra SiCobas, Adl Cobas e Fedit. Quegli accordi avevano introdotto miglioramenti rilevanti rispetto al Ccnl Logistica, in particolare su clausole sociali, progressioni automatiche di livello e tutele in caso di malattia e infortunio. Secondo il sindacato, dal 2024 molte realtà in franchising, in particolare nel perimetro Gls, non applicano più correttamente tali intese, generando una frammentazione territoriale delle condizioni di lavoro. A gennaio 2025 SiCobas ha esteso la mobilitazione coinvolgendo anche Brt e Sda, con scioperi coordinati su più piattaforme. L’obiettivo è il ripristino pieno degli accordi esistenti e l’apertura di un nuovo tavolo nazionale con Fedit. A gennaio 2026 gli accordi risultano formalmente vigenti, ma la loro applicazione effettiva resta una delle principali linee di conflitto nel settore dei corrieri.
Un altro fronte centrale per SiCobas è quello della logistica dell’arredamento, in particolare nei magazzini Mondo Convenienza. La lunga vertenza di Campi Bisenzio del 2023, durata circa 160 giorni, ha rappresentato un precedente rilevante, portando al cambio di inquadramento contrattuale e a un’attenzione nazionale sulle condizioni di lavoro nella filiera. A inizio 2026 nuove mobilitazioni sono esplose nei depositi di Brescia e Settimo Torinese, in risposta a licenziamenti di delegati sindacali, procedimenti disciplinari e orari di lavoro ritenuti eccessivi. In questi casi, la rivendicazione principale riguarda l’applicazione di contratti coerenti con le mansioni effettivamente svolte, la riduzione degli orari e la fine di pratiche antisindacali. A gennaio 2026 le vertenze risultano ancora aperte, con la prospettiva di un’estensione ad altri siti della rete logistica del gruppo.
Nel perimetro della logistica industriale, la vertenza Piaggio a Pontedera rappresenta un esempio di conflitto unitario. La cessazione dell’attività della società Amex, subappaltatrice di Ceva Logistics, ha messo a rischio l’occupazione di 99 addetti alla logistica interna dello stabilimento. A gennaio 2026 è in corso una trattativa per l’internalizzazione degli 87 lavoratori che ha portato al ricollocamento promesso da Ceva Logistics, mentre resta incerta la posizione di altri 12 addetti legati a un appalto distinto. Lo sciopero del 22 gennaio e lo stato di agitazione proclamato indicano una pressione sindacale finalizzata a una soluzione complessiva che superi il ricorso agli appalti a catena.
Particolarmente strutturale è infine il conflitto nel distretto di Prato, dove la logistica è integrata alla filiera tessile e dell’abbigliamento. Qui SiCobas e Sudd Cobas operano da anni in un contesto caratterizzato da lavoro migrante, irregolarità contrattuali e forte pressione sui tempi di produzione. Secondo le fonti sindacali, nel 2025 si sono registrati circa 90 scioperi, con una continuità di mobilitazione che non ha precedenti recenti nel settore. A gennaio 2026 restano aperte vertenze come quella della stireria L’Alba, mentre si consolidano tavoli di filiera che coinvolgono anche i marchi committenti.
Accanto alle vertenze guidate da SiCobas, il trasporto merci ferroviario vive una fase di forte tensione. Il caso Captrain Italia evidenzia uno scontro sull’organizzazione del lavoro, con turni giudicati incompatibili con gli standard di sicurezza ferroviaria. Lo sciopero nazionale del 14–15 gennaio 2026, proclamato da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, segnala una frattura ancora aperta tra azienda e rappresentanze sindacali.
Parallelamente, i sindacati di base Cub Trasporti e Sgb hanno proclamato scioperi nazionali che coinvolgono l’intero comparto ferroviario, inclusa la logistica merci. La mobilitazione è stata rafforzata da un grave fatto di cronaca avvenuto a Bologna a inizio gennaio, che ha riacceso il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro ferroviari. Anche realtà regionali come Dinazzano Po rientrano in questo quadro di criticità, con vertenze locali ancora in corso. Sul tema più generale della guerra s’inserisce lo sciopero nazionale dei porti indetti da Usb per il 6 febbraio contro l’imbarco delle armi nei porti.
Sul piano contrattuale, tutte queste dinamiche si innestano sul rinnovo del Ccnl Logistica, Trasporto Merci e Spedizioni firmato a fine 2024. Gli aumenti salariali previsti, pur rilevanti sul piano formale, sono giudicati insufficienti da una parte del sindacalismo di base, che contesta anche l’aumento degli spazi di flessibilità e di lavoro a termine. Questo rinnovo costituisce il contesto di riferimento entro cui si sviluppano molte delle vertenze di sito e di filiera osservate a gennaio 2026.






























































