Brusca frenata, del tutto inattesa, per la discussione e la successiva approvazione del progetto della tratta italiana tra Avigliana e Orbassano della nuova ferrovia Torino-Lione. Venerdì 23 gennaio 2026 era stata fissata la prima seduta della Conferenza di Servizi tra tutti i soggetti interessati, oltre una cinquantina di istituzioni, enti e società coinvolti nella valutazione finale del progetto. L’appuntamento però all’ultimo momento è saltato ed è stato rinviato indicativamente a marzo.
Ufficialmente la motivazione è legata a una richiesta da parte delle amministrazioni locali e della Città metropolitana di Torino per avere più tempo per esaminare il progetto e avanzare le proprie osservazioni. Ma in realtà siamo di fronte a un ostruzionismo strisciante e neanche troppo dissimulato. Questa vicenda va oltre la cronaca locale ed è un esempio emblematico e paradossale di come le opere pubbliche e in particolare le infrastrutture stradali e ferroviarie debbano sottostare alla logica dello scambio e non a un’analisi di merito.
Questo perché l’occasione della Conferenza di Servizi ha rinsaldato il fronte dei sindaci del territorio contrari all’infrastruttura per i presunti impatti ambientali negativi, ma che in questa occasione hanno giocato la carta della mancanza di fondi per i trasporti locali. In pratica è stata avanzata la tesi secondo la quale, mentre da un lato non ci sono le risorse pubbliche per completare la rete della metropolitana di Torino, dall’altro lo Stato si dice impegnato a finanziare un progetto il cui costo di realizzazione a vita intera è salito a 2,9 miliardi per la complessità dei lavori sotto l’anfiteatro morenico di Rivoli-Avigliana.
Occorre specificare però che, anche recentemente, la Commissione Europea ha confermato la disponibilità a finanziare fino al 50% il costo di realizzazione anche delle tratte nazionali della nuova Torino-Lione. Nonostante questo, i Comuni vorrebbero che prima sia data la precedenza al metro torinese in modo da reperire le risorse necessarie per le tratte programmate ma non ancora realizzate e solo successivamente intervenire sulla ferrovia, anche se resta legittimo chiedersi se questa sia solo una scala di priorità, oppure nasconda la vera intenzione, quella di prendere tempo e di fatto boicottare l’opera.
Il progetto definitivo di Rfi della variante ferroviaria che dal nodo di Torino raggiunge le porte della Valsusa rappresenta la prima tratta, di tre fasi funzionali, della nuova linea da Avigliana allo scalo di Orbassano fino al bivio Pronda, per uno sviluppo complessivo di poco inferiore ai 24 chilometri, incluse le modifiche agli impianti di Avigliana e Orbassano, funzionali all’inserimento dei nuovi binari. Le opere d’arte più significative del nuovo tracciato sono la realizzazione di un doppio tunnel lungo otto chilometri sotto la collina morenica insieme a una galleria artificiale per uno sviluppo di quattro chilometri.
La sezione italiana della Torino-Lione prevede anche la realizzazione di un’ulteriore variante in galleria e precisamente il tunnel dell’Orsiera tra Avigliana e Bussoleno, ma questa tappa è stata stralciata e posticipata in un orizzonte temporale oltre il 2035. In attesa di definire il destino di questa tratta, è stato scelto un progetto intermedio che prevede, a costi contenuti, l’adeguamento dell’attuale ferrovia tra Avigliana, sbocco della variante in approvazione, e Bussoleno. Secondo le previsioni, la nuova Orbassano-Avigliana dovrebbe entrare in esercizio contestualmente alla tratta transfrontaliera della Torino-Lione che comprende il tunnel di base del Moncenisio.
Piermario Curti Sacchi

























































