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    Identikit di Tata Motors, il futuro padrone d’Iveco

    Foto: Tata Motors

    Il 30 luglio 2025 è terminato un ciclo della vita d’Iveco, iniziato proprio cinquant’anni prima dalla fusione dei marchi di veicoli industriali sviluppati e acquisiti da Fiat fino al 1975. La fine è segnata dall'annuncio dell’accordo della vendita del 27% del capitale d’Iveco (che assicura però il 43% dei diritti di voto) in mano a Exor (famiglia Agnelli) al colosso automobilistico indiano Tata Motors, che poi dovrebbe avviare un’offerta pubblica di acquisto per la parte rimanente delle azioni, così da assumere il controllo completo della società. Come Tata gestirà Iveco, si vedrà. Ma chi è il futuro proprietario d’Iveco?

    Oltre un secolo di storia

    La storia di Tata Motors inizia ottant’anni fa, il primo settembre 1945, quando venne costituita la società per azioni Tata Locomotive and Engineering Company (Telco) come società per azioni. Come dice il nome stesso, inizialmente la produzione si concentrò sulle locomotive e caldaie per supportare l'industrializzazione di un’India appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale e alla vigilia dell’indipendenza (avvenuta due anni dopo). La società non nacque però dal nulla, perché fu una costola del gruppo industriale fondato nel 1868 da Jamsethji Nasarwanji Tata nell’industria del cotone e poi ampliato nell’acciaio con la nascita nel 1907 di Tata Steel e nella produzione energetica con Tata Hydro-Electric Power Supply Company nel 1910. In seguito il gruppo estese l’attività nei beni di consumo, nell'aeronautica e nella chimica.

    Una svolta per Tata Motors avvenne nel 1954, quando firmò un accordo con Daimler-Benz per produrre su licenza in India veicoli industriali Mercedes. Il marchio Tata Mercedes-Benz fu il primo costruttore indiano di camion, portando Tata al vertice di questo comparto (oggi il costruttore tedesco opera in India con una propria filiale, la BharatBenz Trucks, con sede a Chennai). Nel 1961 Tata Motors esportò il suo primo camion, verso lo Sri Lanka, e nel 1966 istituì a Pune il centro di Ricerca e Sviluppo. Nel 1969, l'azienda introdusse ufficialmente il marchio Tata sotto Telco.

    Nel 1991 Tata Motors avviò la produzione di autovetture col suv Tata Sierra, interamente progettato e prodotto in India e nel 1998 presentò la Tata Indica al Salone di Ginevra, esordiendo così sul mercato europeo. Nel 2005, Tata Motors lanciò il Tata Ace, un mini-camion che ebbe il soprannome di "Chota Hathi" (piccolo elefante) e che rivoluzionò la distribuzione indiana, diventando il veicolo leggero più diffuso nel Paese. Tre anni dopo Tata compì un altro passo importante: l’acquisizione da Ford dei marchi britannici Jaguar e Land Rover, che rappresentò anche una rivalsa verso l’ex colonizzatore dell’India.

    Nel 2025, Tata Motors ha avviato un’importante riorganizzazione societaria con la separazione delle sue attività di veicoli passeggeri da quelle dei veicoli industriali in due entità quotate indipendenti. Oggi tata Motors ha una situazione finanziaria ritenuta solida, che le permette di spendere 3,8 miliardi di euro per Iveco. Inoltre è all’avanguardia in India anche nella produzione di autovetture elettriche, dove detiene il 70,5% del mercato, grazie alla vendita nel 2024 di 64.530 unità.

    Dominio nei veicoli industriali indiani

    Nel mercato indiano dei veicoli industriali, Tata Motors ha una posizione dominante, con una quota del 36% (che sale al 53,9% nel segmento pesante) e l’obiettivo di aumentarla entro il 2027 al 40%, grazie anche a nuovi prodotti nel segmento leggero. La rete di vendita e assistenza dedicata ai veicoli industriali copre l’intero territorio indiano con 2.553 concessionari e 177 centri di assistenza. La gamma dei veicoli spazia dai minivan con massa complessiva di 1,8 tonnellate ai pesanti con massa di 55 tonnellate. Questa gamma è articolata in otto verticali specializzate: Trucks, Buses, Small Commercial Vehicles, Application-Based Vehicles, International Business, Spares and Service, Digital Solutions, e Powertrain Systems.

    Al vertice della produzione di veicoli industriali troviamo i modelli della serie Prima e Signa. La serie Prima, con modelli che vanno dal Prima 2823.K al Prima 5530.S, è progettata per applicazioni nell'edilizia, nell'estrazione mineraria e nel trasporto a lungo raggio, offrendo potenze fino a 220 CV e capacità di carico fino a 35 tonnellate. La serie Signa è più recente, con il Signa 3523.TK che raggiunge una massa complessiva di 35 tonnellate. Nel segmento intermedio, tata offre la serie Ultra e quella Lpt (Light Platform Truck), mentre nei veicoli commerciali leggeri offre il Tata Ace, che ha numerose varianti, e la più recente serie Intra.

    Transizione energetica e digitalizzazione

    Tata sta lavorando anche sulla transizione energetica e la digitalizzazione. Nel primo caso, sta investendo su camion elettrici a batteria e a celle a combustibile, senza trascurare nei motori termici l’alimentazione a idrogeno, a gas naturale, a biodiesel e a etanolo. All'Auto Expo 2025, la società ha presentato sei nuovi veicoli industriali elettrici, tra cui l’ammiraglia Prima E.55S, che offre una potenza di 470 kW e scelte di batteria da 300-450 kWh che garantiscono un'autonomia di 200-350 km, con massa complessiva di 55 tonnellate.

    Nella digitalizzazione, Tata Motors offre la piattaforma di gestione flotte Fleet Edge, che ha superato i 55mila veicoli industriali connessi, la più grande dell’India. Fornisce informazioni in tempo reale su condizioni del veicolo, localizzazione e comportamento del conducente per ogni veicolo connesso. La società ha anche implementato tecnologie di machine learning, sfruttando i dati e gli apprendimenti dalla piattaforma Fleet Edge per sviluppare modelli predittivi avanzati.

    L'applicazione dell'intelligenza artificiale spazia dall'ottimizzazione dei consumi alla manutenzione predittiva, dalla pianificazione delle rotte all'analisi del comportamento di guida. Nel 2024, Tata Motors ha aumentato la sua spesa in ricerca e sviluppo del 45% rispetto all'anno precedente, raggiungendo i 2,5 miliardi di euro e diventando il più grande investitore in quest’ambito nel settore automobilistico tra i paesi Row (Rest of World).

    Produzione ed esportazione

    Per quanto riguarda la produzione, Tata Motors ha una rete di stabilimenti produttivi ideata per servire sia il mercato domestico indiano che quelli esteri. Lo stabilimento di Jamshedpur, inaugurato nel 1945 è quello storico dell'azienda e produce i motori Tata 697/497 Naturally Aspirated e Turbo Charged che alimentano gran parte della gamma dei veicoli industriali. L’impianto di Pune, costituito da due siti geograficamente distinti a Pimpri e Chinchwad, è uno dei più versatili più versatili della regione ed è il centro nevralgico per la produzione di veicoli commerciali medi e pesanti. Lo stabilimento di Pantnagar in Uttarakhand è invece specializzato nella produzione di veicoli commerciali leggeri.

    Foto: Tata Motors

    Fuori dall’India, Tata Motors è presente soprattutto nei mercati emergenti di Asia e Africa, dove i produttori asiatici come Isuzu, Mitsubishi, Dongfeng, Sinotruk, insieme alla stessa Tata e ad Ashok Leyland, controllano complessivamente il 73,1% del mercato totale dei veicoli industriali. La presenza globale di Tata Motors in quaranta Paesi, inclusi tutti i Saarc, il Sud Africa, il Medio Oriente e il Sud-Est Asiatico, fornisce alla società un vantaggio competitivo significativo attraverso economie di scala e diversificazione geografica dei ricavi. Con l’acquisizione d’Iveco, Tata Motors entrerà anche in Europa, che finora è rimasto un dominio dei costruttori europei.

    L’acquisizione di Iveco

    L'acquisizione d’Iveco è la più grande attuata da Tata Motors, con un valore quasi doppio rispetto a quella di Jaguar e Land Rover. Per completarla, Tata Motors costituirà la società di diritto olandese Tml CV Holdings Pte. Il nuovo gruppo combinato avrà vendite annuali superiori a 540.mila unità e ricavi combinati di circa 22 miliardi di euro, distribuiti geograficamente in Europa (50%), India (35%) e Americhe (15%).

    Dal punto di vista operativo, l'acquisizione presenta sovrapposizioni minime tra le due realtà in termini di prodotti e geografie, il che dovrebbe supportare l'integrazione senza necessità di ristrutturazioni importanti. Tata Motors si è impegnata a mantenere la sede di Iveco a Torino e a non procedere con chiusure di stabilimenti o riduzioni di forza lavoro per almeno due anni dopo il completamento della transazione.

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