La portacontainer panamense Sealloyd Arc è affondata il 7 febbraio 2026 nell’Andaman Sea, a circa 3-4 miglia nautiche dalla costa meridionale di Phuket, in Thailandia, durante una navigazione regionale tra Port Klang, in Malesia, e Chattogram, in Bangladesh. Secondo quanto riportato da The Nation Thailand, la nave ha iniziato a imbarcare acqua sviluppando una forte inclinazione che ha reso impossibile il controllo della situazione a bordo. Nel pomeriggio l’equipaggio ha lanciato il segnale di soccorso e, dopo alcune ore di sorveglianza, l’unità è affondata la stessa sera.
I sedici membri dell’equipaggio, tutti di nazionalità bangladese, sono stati tratti in salvo senza che risultino feriti. Le operazioni di evacuazione hanno coinvolto unità locali e mezzi navali thailandesi, con il coordinamento delle autorità marittime. L’equipaggio è stato successivamente trasferito a terra in sicurezza. L’episodio è stato classificato dalle Autorità come incidente di ampia scala per i potenziali impatti ambientali e per la sicurezza della navigazione nell’area.
La Sealloyd Arc, costruita nel 2005 e battente bandiera Panama, era una nave usata anche come piccola portacontainer regionale. Aveva una portata lorda di circa 6.479 Dwt, una lunghezza fuori tutto compresa tra 113 e 115 metri e una larghezza di 16 metri. Il pescaggio estivo era di circa 6,5 metri. Queste dimensioni la collocano nel segmento delle unità di taglia ridotta impiegate su rotte intra-asiatiche, spesso con carichi misti e frequenti scali secondari.
Per quanto riguarda il carico, le informazioni disponibili indicano la presenza a bordo di un numero di container variabile a seconda delle fonti, con stime comprese tra circa 200 e 297 unità. Alcune ricostruzioni parlano di 229 container, altre di un totale prossimo a 290. In assenza di un manifesto di carico ufficiale pubblicato, il dato resta non univoco. È inoltre segnalata la presenza di 14 container classificati come merci pericolose, senza ulteriori dettagli pubblici sulle classi di rischio secondo la normativa internazionale.
Una parte del carico è affondata con la nave, mentre diversi container sono rimasti alla deriva nelle ore successive al naufragio, con conseguenti rischi per la navigazione commerciale e locale. Le autorità thailandesi hanno avviato operazioni di individuazione e recupero, con il supporto di chiatte e mezzi specializzati, al fine di ridurre il pericolo per le rotte che interessano l’area a sud di Phuket, zona caratterizzata da traffico mercantile e peschereccio.
L’affondamento ha provocato uno sversamento di carburante. Le prime stime parlano di una macchia di olio lunga tra 4,5 miglia nautiche e 7,2 chilometri e larga circa un chilometro, valori coerenti tra loro in termini di ordine di grandezza. Al momento delle più recenti verifiche non risultavano tracce di idrocarburi arrivate a riva sulle coste di Phuket. Le Autorità hanno attivato un centro di comando operativo per coordinare le attività di contenimento e bonifica, con l’impiego di barriere galleggianti e materiali assorbenti. La Sealloyd Arc apparteneva alla compagnia di Singapore Sea/Sealloyd Shipping Lines,che aveva affidato la gestione tecnica alla bangladese Naf Marine Services.








































































