Hapag-Lloyd ha confermato il 15 febbraio 2026 di essere in negoziazioni avanzate per l’acquisizione di Zim Integrated Shipping Services, compagnia israeliana quotata al Nyse, in un’operazione valutata da diverse fonti della stampa finanziaria e di settore tra oltre 3,5 miliardi di dollari e 4,2 miliardi di dollari. Nel comunicato pubblicato sul proprio sito, il Gruppo tedesco precisa che non sono stati sottoscritti accordi vincolanti e che le trattative includono anche discussioni con Fimi Opportunity Funds in merito agli obblighi connessi alla golden share detenuta dallo Stato di Israele. Indiscrezioni della stampa israeliana, non ancora ufficialmente confermate, affermano che il board di Zim si sarebbe riunito in una lunga seduta serale approvando la vendita a Hapag-Lloyd e Fimi su una valutazione di circa 4,2 miliardi di dollari, superiore di oltre 1,5 miliardi rispetto alla capitalizzazione di mercato di circa 2,7 miliardi di dollari registrata prima della diffusione della notizia.
L’operazione, sempre secondo indiscrezioni di stampa, prevederebbe una struttura in due blocchi. Hapag-Lloyd acquisirebbe le attività internazionali di Zim, inclusa una flotta di oltre novanta navi a noleggio, le principali rotte tra Asia, Mediterraneo e Nord America, i contratti con la clientela e il marchio Zim al di fuori di Israele. In parallelo, Fimi rileverebbe le attività israeliane strategiche attraverso una nuova entità, indicata come Zim Israel o New Zim, alla quale verrebbero trasferite 16 navi di proprietà, le linee nazionali da e per Israele, la sede di Haifa, i sistemi informatici e la gestione del personale marittimo israeliano, oltre ai diritti e agli obblighi legati alla golden share.
La golden share attribuisce allo Stato di Israele poteri speciali su assetti considerati strategici, tra cui navi, linee nazionali e quartier generale, nonché il diritto di veto su cambi di controllo che possano incidere sulla sicurezza nazionale. Secondo le ricostruzioni di stampa, la nuova Zim sotto Fimi resterebbe responsabile del rispetto di tali obblighi, inclusa la disponibilità delle navi in caso di guerra o crisi e il mantenimento di un presidio operativo nel Paese. Il coinvolgimento di Fimi, principale fondo di private equity israeliano guidato da Ishay Davidi, risponde all’esigenza di mantenere in ambito nazionale le attività considerate sensibili.
L’integrazione con Zim consentirebbe a Hapag-Lloyd di aumentare la propria quota di mercato globale dal circa 7% a quasi il 9%, rafforzando il posizionamento tra i primi cinque vettori mondiali per capacità. La compagnia israeliana apporta una flotta complessiva di 115 navi, in larga parte a noleggio, e una specializzazione su rotte Asia–Stati Uniti e servizi a valore aggiunto verso il Nord America. L’operazione permetterebbe di accrescere la massa critica, migliorare i coefficienti di riempimento e ridurre sovrapposizioni di rete, con effetti attesi anche sul potere contrattuale nei confronti di porti, terminal e fornitori.
Il contesto di mercato è segnato dal ciclo dei noli container. Dopo il picco del 2021–2022, la discesa delle tariffe nel 2023–2024 ha inciso sulla redditività dei vettori e ha riaperto il tema del consolidamento. Zim, quotata al Nyse dal 2021 con una valutazione iniziale di circa 1,5 miliardi di dollari, disporrebbe di circa 2,8 miliardi di dollari di cassa; parte di questa somma potrebbe essere distribuita come dividendo prima della chiusura della transazione, riducendo il valore netto dell’operazione, aspetto sul quale nel board si sarebbero registrate divergenze.
Il processo di vendita sarebbe stato avviato nella seconda metà del 2025 con un tender gestito da Rothschild & Co. Tra i potenziali interessati sono apparsi anche altri grandi operatori. La scelta di Hapag-Lloyd risponderebbe sia a criteri economici sia alla disponibilità ad accettare una struttura che separa nettamente le attività internazionali da quelle sottoposte alla golden share.
La procedura resta comunque complessa. Hapag-Lloyd ha chiarito che il completamento richiede l’approvazione dei propri organi societari, dell’assemblea degli azionisti di Zim, del Governo israeliano per quanto riguarda il trasferimento dei diritti speciali e delle autorità antitrust e di vigilanza nei Paesi coinvolti, inclusi Unione Europea e Stati Uniti. Analisti citati da Reuters stimano che il perfezionamento non possa avvenire prima del 2027, alla luce delle verifiche regolatorie e delle implicazioni geopolitiche.
Per il mercato container globale, l’operazione rappresenterebbe un ulteriore passo verso la concentrazione. L’integrazione di Zim in Hapag-Lloyd ridurrebbe il numero di operatori indipendenti di medie dimensioni, rafforzando il peso dei grandi vettori europei sulle rotte est–ovest e transpacifiche e incidendo sugli equilibri competitivi in diversi scali chiave. Il confronto tra le flotte evidenzia la portata dell’operazione. Hapag-Lloyd è il quinto vettore mondiale per capacità e dispone di una flotta molto superiore per numero di navi e capacità complessiva rispetto a Zim, che si colloca intorno al decimo posto globale.
P.R.









































































