- Hapag Lloyd acquisirà una parte di Zim per 35 dollari per azione, per un valore complessivo di circa 4,2 miliardi di dollari (circa 3,5 miliardi di euro). L’operazione, interamente in contanti, riconosce premi fino al 126% rispetto al prezzo non influenzato dell’agosto 2025 e consolida il quinto operatore mondiale nel trasporto di container.
- La struttura prevede la separazione delle attività strategiche israeliane in New Zim, controllata da Fimi, per rispettare i vincoli della golden share. Hapag Lloyd integrerà le attività internazionali, mentre la nuova entità manterrà navi e funzioni rilevanti per la sicurezza dello Stato di Israele.
- L’integrazione rafforza la scala oltre 3 milioni di teu e più di 18 milioni di teu movimentati l’anno, con oltre 400 navi. L’operazione s’inserisce nel consolidamento del settore e si intreccia con Gemini Cooperation, con implicazioni industriali, regolatorie e geopolitiche.
Hapag Lloyd ha annunciato il 16 febbraio 2026 di aver raggiunto un accordo definitivo per l’acquisizione di Zim Integrated Shipping Services, storico vettore israeliano del trasporto di container. L’operazione, approvata all’unanimità dal consiglio di amministrazione di Zim, prevede un corrispettivo interamente in contanti pari a 35 dollari per azione, per un valore complessivo di circa 4,2 miliardi di dollari, equivalenti a circa 3,5 miliardi di euro.
Il prezzo riconosciuto incorpora un premio del 58% rispetto alla chiusura del 13 febbraio 2026, del 90% rispetto alla media ponderata a 90 giorni e del 126% rispetto al prezzo non influenzato di 15,50 dollari dell’8 agosto 2025, prima delle speculazioni di mercato. L’operazione non prevede emissione di nuove azioni Hapag Lloyd e si configura come una scelta di allocazione del capitale volta ad aumentare scala, rete e presenza in mercati chiave.
La transazione si distingue per un’architettura societaria complessa, costruita per rispettare i vincoli della golden share detenuta dallo Stato di Israele su Zim. Tale strumento impone il mantenimento di un numero minimo di navi di proprietà israeliana, l’obbligo di conservare la sede direzionale in Israele e la disponibilità della flotta per esigenze di emergenza o conflitto, inclusi approvvigionamenti strategici come munizioni, grano e carburanti.
Per conciliare l’ingresso di Hapag Lloyd con tali vincoli, l’operazione prevede uno scorporo degli assetti considerati strategici ed essenziali, che confluiranno in una nuova entità denominata New Zim. Questa società sarà controllata da Fimi Opportunity Funds, fondo israeliano di private equity, che assumerà diritti e obblighi connessi alla golden share. New Zim disporrà di sedici navi impegnate su rotte globali rilevanti per Israele e beneficerà di supporto commerciale e di rete da parte di Hapag Lloyd.
Le attività internazionali non soggette alle restrizioni della special state share saranno invece integrate nel perimetro del gruppo tedesco. In questo modo Hapag Lloyd consolida il controllo economico e operativo della maggior parte delle attività globali di Zim. Dal punto di vista industriale, l’operazione rafforza la posizione di Hapag Lloyd nel trasporto mondiale di container. Il vettore tedesco parte da una stiva superiore a 2,3–2,4 milioni di teu, mentre Zim si colloca intorno a 0,7 milioni di teu. Il gruppo combinato supera così i 3 milioni di teu, con oltre 400 navi e volumi annui di carico superiori a 18 milioni di teu.
L’integrazione fra le due compagnie consolida il quinto posto di Hapag Lloyd a livello globale, aumentando il distacco rispetto a Ocean Network Express e posizionandosi immediatamente dietro i quattro principali operatori mondiali: Msc, Maersk, Cma Cgm e Cosco. L’obiettivo dichiarato dalla società tedesca è aumentare la densità di rete su Transpacifico, Intra Asia, Atlantico, America Latina ed Est Mediterraneo, migliorando la combinazione tra servizi diretti e feeder e la gestione dei container vuoti.
L’operazione s’inserisce in una fase di consolidamento delle compagnie container, caratterizzata da volatilità dei noli, revisione delle alleanze e crescente attenzione delle Autorità di vigilanza. In questo contesto, la maggiore scala è considerata un fattore chiave per stabilizzare l’utilizzo della flotta, diluire i costi e rafforzare la resilienza operativa. L’integrazione di Zim consente a Hapag Lloyd di ampliare la copertura geografica e di aumentare la massa critica su rotte dove la concorrenza è intensa.
Un elemento fondamentale dell’operazione è il collegamento con Gemini Cooperation, l’alleanza operativo-commerciale tra Hapag Lloyd e Maersk sulle principali rotte. La rete combinata Hapag Lloyd-Zim potrà alimentare il modello hub and spoke di Gemini, con l’obiettivo di migliorare puntualità e utilizzo delle navi. D’altra parte, per Zim e per la futura New Zim, l’accesso a una rete più ampia rappresenta un fattore di rafforzamento competitivo verso Israele e altri mercati strategici.
Sotto il profilo geopolitico, l’operazione tiene conto della presenza tra i maggiori azionisti di Hapag Lloyd di Qatar Holding, con circa il 12,3%, e del fondo sovrano saudita Public Investment Fund, con circa il 10,2%. Tale composizione azionaria rendeva politicamente delicato il trasferimento integrale di Zim sotto una proprietà estera con partecipazioni provenienti dal Golfo. La soluzione della scissione e del controllo di New Zim da parte di Fimi risponde a questa sensibilità, garantendo continuità delle funzioni marittime ritenute critiche sotto controllo israeliano.
La transazione è ora soggetta al voto degli azionisti Zim e alle approvazioni antitrust e regolatorie in diverse giurisdizioni, incluse Unione Europea e Stati Uniti, oltre al via libera specifico dello Stato di Israele in relazione alla golden share. Per gli azionisti Zim, l’offerta in contanti rappresenta una monetizzazione immediata con un premio rilevante rispetto ai livelli di mercato precedenti, in un settore storicamente ciclico e caratterizzato da forte variabilità dei risultati. Per i caricatori, le società presentano l’operazione come leva per ampliare la rete e migliorare l’affidabilità dei servizi, ma resta il tema della concentrazione su alcune rotte e del potere negoziale in un mercato sempre più dominato da pochi grandi operatori.
P.R.








































































