Ups ha comunicato il 27 gennaio 2026, in occasione dei risultati del quarto trimestre 2025, l’intenzione di ridurre negli Usa fino a 30mila posizioni operative nel corso del 2026, intervenendo su attività di consegna, smistamento e magazzino. Il gruppo vuole attuare le uscite tramite un ricambio naturale e con un secondo programma di dimissioni volontarie dedicato agli autisti a tempo pieno, così da contenere il ricorso a uscite forzate e gestire la riduzione in parallelo alla riorganizzazione della rete. La misura si inserisce nel programma “Network reconfiguration and efficiency reimagined”, ha lo scopo di generare tre miliardi di dollari di risparmi nel 2026 (circa 2,8 miliardi di euro) attraverso riduzione della capacità, automazione e riallocazione dei volumi verso segmenti a maggiore marginalità.
La direzione aziendale indica il 2026 come l’anno di attuazione dell’intervento, con un’accelerazione attesa nella prima metà dell’anno e un passaggio importante a giugno 2026, quando è previsto il completamento del cosiddetto “Amazon glide down”. Si tratta di una riduzione programmata e progressiva delle attività svolte per il colosso del commercio elettronico, storico cliente di Ups negli Stati Uniti. Tale ridimensionamento nasce dalla considerazione che i volumi di Amazon sono molto elevati, però a bassa marginalità e quindi penalizzano la redditività complessiva della rete. Quindi riducendoli gradualmente, Ups può liberare capacità in hub, centri di smistamento e attività di consegna, riallocandola verso clienti e segmenti ritenuti più redditizi, come le spedizioni business-to-business, le piccole e medie imprese e il settore sanitario.
Gli esuberi previsti per il 2026 si sommano a una riduzione già consistente nel biennio precedente. Nel 2024 Ups ha eliminato 12.000 posizioni, mentre nel 2025 i tagli annunciati e attuati sono stati 48mila, arrivando così a circa 90mila riduzioni nel triennio 2024-2026, pari al 18% della forza lavoro totale, che il principale taglio occupazionale nella storia della società. Il profilo delle uscite cambia di anno in anno: nel 2025 la riduzione ha compreso anche componenti non operative e ha riguardato anche livelli dirigenziali. Per il 2026, invece, il ridimensionamento si concentra sulle posizioni operative, con l’obiettivo di riallineare turni, ore lavorate e presenza nelle sedi ai volumi in contrazione.
Coerentemente con questa impostazione, la riorganizzazione passa anche dalla chiusura e dal consolidamento delle strutture. Reuters riporta la chiusura di 24 sedi nel primo semestre 2026 e la valutazione di ulteriori edifici per la seconda parte dell’anno. La logica operativa è accorpare flussi su impianti più moderni e più automatizzabili, trasferendo volumi da siti piccoli o meno efficienti a nodi con maggiore capacità e tecnologia, con l’obiettivo di ridurre costi fissi e migliorare l’utilizzo della rete. In tale ottica, Ups sta operando per ricollocare il maggior numero possibile di addetti, un passaggio che nella pratica può tradursi in cambi di turno e spostamenti verso altre sedi.
Un punto delicato del ridimensionamento riguarda gli autisti, tra i quali è forte il sindacato Teamsters, che ha condotto diverse vertenza, anche molto conflittuali, nei confronti di Ups. Per questo motivo, la multinazionale tende a favorire le uscite volontarie. Un primo programma di uscita volontaria per autisti, lanciato nel 2025, è un riferimento per capire cosa potrebbe accadere nel 2026. Potrebbe essere un impianto basato su un incentivo economico parametrato all’anzianità, con una cifra di 1.800 dollari per anno di servizio (circa 1.700 euro) e un minimo garantito, mantenendo inalterati i diritti già maturati su pensione e assistenza sanitaria. Per il 2026, al momento, la società ha confermato l’intenzione di proporre un secondo programma, ma senza fornire dettagli su finestre temporali, importi o platea effettiva, che dipenderanno dalla dinamica del turnover e dall’esigenza di raggiungere la riduzione massima indicata.
Accanto all’“Amazon glide down” e alla razionalizzazione della rete fisica, l’automazione è l’altra leva su cui si basa la ristrutturazione. Ups ha programmato investimenti di lungo periodo tra cui un’operazione da 120 milioni di dollari (circa 110 milioni di euro) per circa 400 robot dedicati allo scarico dei mezzi, con avvio delle installazioni nella seconda metà del 2026. L’impatto di queste tecnologie è duplice: ridurre il fabbisogno di manodopera su attività ripetitive e fisicamente gravose e aumentare la regolarità dei tempi di lavorazione, così da rendere più prevedibile il costo per collo nel momento in cui la rete viene ridimensionata.
La combinazione di esuberi, chiusure e automazione dovrebbe permettere di raggiungere i tre miliardi di dollari di risparmi, attraverso riduzione delle posizioni operative, taglio delle ore lavorate, consolidamento degli impianti e riprogettazione dei flussi. In parallelo, la multinazionale punta a riposizionare il portafoglio clienti e i segmenti serviti, riducendo l’esposizione a volumi che comprimono i margini e riallocando capacità verso spedizioni a maggiore valore.
Ciò si colloca in un 2025 segnato da ricavi in calo, ma comunque con margini ancora solidi. Si può definire un anno di transizione con un’attenzione verso il contenimento dei costi e la riorganizzazione della rete. Nel dettaglio dei dati annuali, il gruppo ha chiuso il 2025 con ricavi pari a 88,7 miliardi di dollari (circa 81,6 miliardi di euro), in diminuzione rispetto a 91,1 miliardi di dollari del 2024 (circa 83,8 miliardi di euro), pari a -2,6% anno su anno. L’utile operativo (gaap)è stato di 7,9 miliardi di dollari (circa 7,3 miliardi di euro), mentre l’utile operativo adjusted è di 8,7 miliardi di dollari (circa 8 miliardi di euro).
Per quanto riguarda l’andamento operativo, circa due terzi dei ricavi sono stati generati nel 2025 dalle spedizioni interne agli Stati Uniti, che durante l’anno hanno visto una riduzione dei volumi medi giornalieri dell’8,6%. Risultato che però non sorprende, a causa del ridimensionamento programmato delle attività per Amazon. Nello stesso tempo è aumentato del 7,1% il ricavo medio per spedizione (revenue per piece) e mantenendo il margine operativo adjusted dei primi tre trimestri intorno al 7%, superando il 10% nel periodo di picco natalizio. La ristrutturazione ha però avuto costi temporanei: quello per pacco è aumentato fino a oltre il 10% nei trimestri centrali dell’anno, penalizzato dal cosiddetto “lag effect”, ossia i costi fissi di strutture e personale si sono ridotti più lentamente rispetto ai volumi in uscita.
Diversa è stata la traiettoria del segmento International, che rappresenta poco più di un quinto dei ricavi complessivi. Nei primi tre trimestri del 2025 Ups ha registrato una crescita dei volumi compresa tra il 4% e il 7%, accompagnata da aumenti di fatturato e da un ricavo per spedizione in miglioramento. Tuttavia, i margini hanno subito una progressiva compressione a causa di cambiamenti nei corridoi commerciali e di un orientamento dei clienti verso servizi più economici. Nel quarto trimestre le incertezze legate alle politiche commerciali e tariffarie hanno provocato un brusco calo delle importazioni verso gli Stati Uniti, in particolare dai flussi dal Canada, dal Messico e dalla Cina. Il ridimensionamento delle rotte ad alto margine è stato parzialmente compensato dalla crescita di traffici Asia-Europa e intra-Asia, strutturalmente meno redditizi. Solo negli ultimi mesi dell’anno il segmento ha mostrato segnali di recupero, chiudendo il quarto trimestre con un margine operativo adjusted risalito al 18%.
Il 2025 ha segnato una svolta per Supply Chain Solutions, radicalmente ridimensionato dopo la vendita di Coyote Logistics nel 2024. L’uscita dall’autotrasporto a carico completo ha pesato sui ricavi, scesi a doppia cifra percentuale nei confronti annuali, ma ha permesso di migliorare sensibilmente la redditività in alcuni trimestri e di rifocalizzare il portafoglio. Il vero punto di forza del segmento resta la logistica sanitaria, che ha generato 11,2 miliardi di dollari di ricavi sull’intero esercizio, con una crescita di circa il 5-6% e oltre 1,6 milioni di metri quadrati di spazi dedicati a livello globale. Un’area considerata strategica dal gruppo per le elevate barriere all’ingresso e per la stabilità della domanda.
M.L.






























































