Il Parlamento Europeo ha deciso di sospendere la procedura di approvazione dell’accordo commerciale con gli Stati Uniti, rinviando il proprio via libera in risposta alle nuove minacce di dazi avanzate dal presidente Trump. L’annuncio è arrivato a Strasburgo dal presidente della Commissione Commercio Internazionale dell’Eurocamera, Bernd Lange, durante una conferenza stampa tenuta il 21 gennaio 2026. La scelta, già anticipata dal presidente del gruppo Ppe Manfred Weber e condivisa con Socialisti e Liberali, blocca di fatto l’intesa firmata nel luglio scorso in Scozia.
Secondo Lange, le nuove posizioni di Washington rappresentano una rottura del patto raggiunto in estate e un utilizzo dei dazi come strumento di pressione politica, con un riferimento diretto alla questione della Groenlandia. Per l’Eurocamera, ha spiegato il presidente della Commissione Commercio, la procedura resterà sospesa finché non ci sarà chiarezza sia sulle minacce tariffarie sia sul contesto politico che le accompagna. La mossa statunitense è stata definita un attacco alla sovranità economica e territoriale dell’Unione Europea, con potenziali effetti diretti sugli scambi transatlantici.
A titolo personale, Lange ha indicato la necessità di valutare ulteriori passi, tra cui l’eventuale riattivazione dei dazi europei su alcune liste di prodotti statunitensi congelate dopo l’accordo di luglio e l’attuazione dello strumento anti-coercizione dell’Ue. Quest’ultimo, spesso definito il “bazooka” europeo, è stato concepito per rispondere a Paesi terzi che utilizzano leve commerciali o investimenti come strumenti di pressione politica. Per il settore della logistica e del trasporto merci, l’ipotesi di un ritorno a barriere tariffarie sui flussi Usa-Ue introduce un nuovo elemento d’incertezza nella pianificazione delle rotte, nei costi di trasporto e nella gestione delle catene di fornitura transatlantiche.
Nella stessa giornata, l’Europarlamento ha compiuto un altro passo importante sul fronte della politica commerciale, approvando l’invio dell’accordo Ue-Mercosur alla Corte di Giustizia dell’Unione europea per un parere legale. La richiesta è passata con 334 voti favorevoli, 324 contrari e 11 astensioni, bloccando di fatto la ratifica finale dell’intesa in attesa del pronunciamento della Corte, che potrebbe richiedere diversi mesi. Solo dopo questo passaggio il Parlamento potrà esprimersi definitivamente sull’accordo.
La richiesta di parere, presentata da eurodeputati della Sinistra Ue, dei Verdi e di parte dei Liberali, riguarda la compatibilità dell’accordo e della procedura di conclusione con i Trattati europei, in particolare alla luce dell’articolo 218 del Tfue. Al centro delle preoccupazioni c’è il meccanismo di riequilibrio che permette ai Paesi del Mercosur di richiedere compensazioni se una misura legale annulla i benefici commerciali attesi. Secondo i promotori, questo strumento potrebbe incidere sull’autonomia normativa dell’Unione e sul principio di precauzione, con possibili effetti indiretti anche sugli standard che regolano la circolazione delle merci. La Commissione ha ribattuto che questo meccanismo, ispirato al modello Wto, "non consente ai Paesi del Mercosur di contestare leggi o regolamenti dell'UE, né di influenzare le politiche comunitarie".
La Commissione Europea ha espresso rammarico per la decisione del Parlamento. Il portavoce Olof Gill ha sottolineato che, secondo l’analisi dell’esecutivo Ue, le questioni sollevate non sono nuove e sono già state affrontate in modo dettagliato durante il negoziato. Di segno opposto le valutazioni dei Verdi Ue, che vedono nel rinvio alla Corte una riaffermazione del rispetto dello Stato di diritto e una verifica necessaria per evitare un indebolimento degli standard europei, anche in ambito agricolo e alimentare.
Il voto ha messo in evidenza profonde divisioni politiche e nazionali. È stata decisiva la pressione trasversale di eurodeputati di Francia, Romania, Polonia e Grecia a favore del rinvio, mentre la maggioranza delle delegazioni di Italia, Germania e Spagna si è schierata contro. All’interno dei gruppi, nel Ppe si sono registrate 43 defezioni e tra i Socialisti 35, a conferma di un consenso frammentato su un accordo che, per dimensioni, riguarda un mercato di circa 700 milioni di consumatori.
Per la logistica europea, il doppio fermo deciso a Strasburgo apre una fase di maggiore cautela. Il congelamento dell’intesa con gli Stati Uniti e il rinvio dell’accordo con il Mercosur rallentano prospettive di liberalizzazione commerciale che avrebbero potuto incidere sui volumi di traffico marittimo, intermodale e terrestre, oltre che sugli investimenti infrastrutturali legati ai corridoi internazionali. In un contesto già segnato da tensioni geopolitiche e da una crescente attenzione alla resilienza delle catene di approvvigionamento, le decisioni dell’Eurocamera rafforzano il ruolo della politica commerciale come fattore determinante per la programmazione operativa degli operatori del trasporto merci e della logistica.
M.L.

























































