Il mercato del lavoro italiano apre il 2026 in una fase di sostanziale stabilità. Per il solo mese di gennaio le imprese hanno programmato 526.820 entrate complessive, che salgono a 1.429.480 nel trimestre gennaio-marzo. Il confronto mensile con il 2025 pone in evidenza una lieve flessione dello 0,6%, pari a circa 3.220 contratti in meno, un dato che segnala un rallentamento contenuto e non generalizzato. Secondo il rapporto del sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro, l’andamento resta però disomogeneo tra i diversi comparti produttivi, con dinamiche divergenti tra industria, servizi e settore primario.
La crescita più marcata riguarda l’agricoltura, che registra un incremento del 6,5% rispetto all’anno precedente, mentre i servizi mostrano una sostanziale stabilità, sostenuti dal turismo e dai servizi alle persone ma frenati dalle attività rivolte alle imprese e dal commercio. L’industria, invece, evidenzia una contrazione del 3,5%, più accentuata nel manifatturiero e più contenuta nelle costruzioni. In questo contesto complessivo, migliora leggermente uno dei principali indicatori di criticità del mercato del lavoro italiano, ovvero la difficoltà di reperimento del personale, che scende al 45,8% dal 49,1% di gennaio 2025. Rimane comunque elevata la quota di posizioni difficili da coprire, dovuta soprattutto alla mancanza di candidati disponibili e, in misura minore, a una preparazione non adeguata ai profili richiesti.
Dal punto di vista contrattuale prevale il tempo determinato, che rappresenta il 47,8% delle entrate previste, seguito dal tempo indeterminato con il 21% e dai contratti in somministrazione con l’11,9%. Le imprese continuano inoltre a fare ampio ricorso a giovani sotto i 30 anni, pari al 27% delle assunzioni programmate, e a lavoratori immigrati, che rappresentano il 22,2% del totale, con un ruolo particolarmente rilevante nei servizi operativi e nella logistica .
All’interno di questo quadro nazionale, il comparto della logistica, del trasporto merci e del magazzinaggio si conferma uno dei principali motori occupazionali. Considerando l’area aziendale della logistica in senso ampio, che include le funzioni logistiche trasversali a tutti i settori economici, le entrate previste per gennaio 2026 sono 62.590, pari al 12% del totale nazionale. Se si restringe l’analisi alle imprese che operano specificamente nei servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio, le assunzioni programmate sono 33.160 nel solo mese di gennaio e 91.270 nel trimestre gennaio-marzo. In questo segmento si rileva un ricorso alla manodopera immigrata superiore alla media nazionale, pari al 26,6%, a conferma del ruolo strutturale di questa componente nel funzionamento delle filiere logistiche.
La domanda di lavoro nel comparto si articola in due grandi ambiti funzionali con caratteristiche differenti. Le attività di trasporto e distribuzione concentrano i volumi più elevati, con 44.320 entrate previste a gennaio e una difficoltà di reperimento del 44,6%. Le funzioni legate agli acquisti e alla movimentazione interna delle merci, tipicamente riconducibili al magazzinaggio, contano 18.270 entrate e presentano una criticità più contenuta, con una difficoltà di reperimento del 33,1%. La maggiore tensione nel segmento del trasporto riflette barriere all’ingresso più elevate, legate alle abilitazioni professionali e alle condizioni di lavoro, rispetto alle attività di magazzino.
Analizzando nel dettaglio le professioni richieste, emerge con chiarezza la centralità dei conducenti. Gli autotrasportatori di merci rappresentano una delle figure più ricercate, con 15.130 assunzioni previste, mentre l’insieme dei conduttori di veicoli a motore arriva a 24.070 entrate, accompagnate da una difficoltà di reperimento che sfiora il 58,9%, tra le più alte dell’intero mercato del lavoro. Anche gli addetti alle consegne con veicolo aziendale mostrano volumi importanti, con 4.260 entrate programmate. Questi dati confermano una criticità strutturale nel segmento della guida professionale, dove la carenza di candidati resta il principale fattore di squilibrio .
Nel magazzinaggio e nella movimentazione interna delle merci i volumi rimangono elevati, ma il reperimento risulta complessivamente meno problematico. I magazzinieri addetti alla movimentazione delle merci sono 11.740, mentre il personale non qualificato impegnato nello spostamento e nella consegna delle merci raggiunge 26.700 entrate, con una difficoltà di reperimento limitata al 28,6%. Più contenuti i numeri relativi ai profili specializzati, come i mulettisti e i conduttori di carrelli elevatori, che insieme superano le 5.000 entrate previste.
Accanto ai ruoli operativi, la filiera logistica richiede anche profili impiegatizi e tecnici legati alla gestione dei flussi. Gli addetti alla gestione dei magazzini sono circa 2.000, quelli alla gestione degli acquisti 1.340, mentre i responsabili di magazzino e distribuzione interna sono 220. Particolarmente significativa è la domanda di tecnici della distribuzione commerciale, che raggiunge 4.350 entrate con una difficoltà di reperimento del 57,8%, a testimonianza delle crescenti esigenze di coordinamento, pianificazione e integrazione dei processi logistici .
Sul fronte dei titoli di studio, prevalgono la qualifica professionale e la scuola dell’obbligo, anche se per i ruoli tecnici e di coordinamento è frequente la richiesta di un diploma a indirizzo trasporti e logistica, con circa 9.950 entrate previste, o di qualifiche specifiche nei sistemi e servizi logistici, che superano le 23.000 unità.
Antonio Illariuzzi


























































