- La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario urgente di Foodinho, società del gruppo Glovo, contestando il reato di caporalato digitale. Secondo gli inquirenti, decine di migliaia di rider sarebbero stati impiegati in condizioni di sfruttamento, con compensi non idonei a garantire un’esistenza libera e dignitosa.
- L’indagine, condotta dal Nucleo Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri, qualifica il lavoro dei rider come sostanzialmente subordinato. Anche dopo la riorganizzazione del 2025, la piattaforma continuerebbe a organizzare tempi e modalità della prestazione tramite strumenti digitali e algoritmi.
- Il confronto tra i redditi percepiti e i minimi del CCNL logistica-trasporto merci e spedizione evidenzia ampi scostamenti. La misura del controllo giudiziario mira a correggere la gestione aziendale e potrebbe incidere sull’intero assetto contrattuale del food delivery.
Il 9 febbraio 2026, la Procura di Milano ha annunciato di avere contestato a Foodinho, società italiana del gruppo spagnolo Glovo, il reato d’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, configurato come caporalato in forma digitale. Il pubblico ministero Paolo Storari ha disposto in via d’urgenza il controllo giudiziario dell’impresa, con richiesta di nomina di un amministratore giudiziario, provvedimento sul quale dovrà pronunciarsi il Gip del Tribunale di Milano. L’inchiesta riguarda l’organizzazione del lavoro dei rider impiegati dalla piattaforma sul territorio nazionale, con particolare attenzione all’area metropolitana milanese.
Secondo la Procura, Foodinho impiegherebbe circa 40mila rider in tutta Italia, di cui circa 2.000 a Milano, formalmente qualificati come lavoratori autonomi ma ritenuti in realtà sottoposti a un potere organizzativo e direttivo riconducibile al lavoro subordinato. L’accusa coinvolge anche l’amministratore unico, indagato per avere, secondo gli inquirenti, impiegato manodopera in condizioni di sfruttamento approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori.
L’elemento centrale dell’impianto accusatorio riguarda i livelli retributivi. Le indagini avrebbero accertato che i compensi corrisposti ai rider risultano, in alcuni casi, inferiori fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà e fino all’81,62% rispetto ai minimi previsti dalla contrattazione collettiva comparativamente più rappresentativa nel settore logistica-trasporti. Somme che, secondo la Procura, non garantiscono una “esistenza libera e dignitosa” come richiesto dall’articolo 36 della Costituzione.
Il pubblico ministero ha confrontato il reddito netto disponibile dei rider, al netto di trattamento di fine rapporto, coperture assicurative e welfare contrattuale, con i minimi del Ccnl Logistica, Trasporto Merci e Spedizione e con le soglie di povertà. Su 24 casi analizzati, 18 lavoratori risultano sotto la soglia di povertà, indicata in una media di 5.000 euro annui, con valori di riferimento che arrivano a 11.700-12.400 euro annui. Se il confronto avviene con i minimi del CCNL logistica-trasporti, i casi sotto soglia salgono a 21 su 24.
Un ulteriore profilo riguarda l’orario di lavoro. I redditi dichiarati dai rider sarebbero stati conseguiti con una disponibilità media di 9-10 ore al giorno per almeno sei giorni alla settimana, pari a circa 54-60 ore settimanali, ben oltre il normale orario di 40 ore del lavoro subordinato. Questo dato viene considerato rilevante per valutare la proporzionalità della retribuzione rispetto alla quantità di lavoro effettivamente prestata.
Sul piano giuridico, le verifiche del Nucleo Ispettorato del Lavoro confermano, secondo la Procura, la non autonomia dei rider. Troverebbe applicazione il Decreto legislativo 81/2015, come modificato nel 2019, che estende la disciplina del lavoro subordinato anche alle collaborazioni prevalentemente personali, continuative e organizzate dal committente, comprese quelle gestite tramite piattaforme digitali. In questo quadro, la riorganizzazione introdotta da Foodinho nel 2025, con l’eliminazione delle prenotazioni degli slot e dei sistemi di valutazione premiale, viene ritenuta insufficiente a mutare la natura del rapporto.
Il sistema di free log in, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, richiede comunque il download di un software aziendale, l’accesso tramite credenziali personali e l’esecuzione delle consegne secondo criteri e procedure definite dalla società. La gestione delle varie fasi dell’attività, dai tempi ai percorsi, resterebbe così nella disponibilità del committente, configurando una etero-organizzazione della prestazione.
Sul controllo giudiziario dovrà ora pronunciarsi il Gip, che valuterà la conferma della misura e la nomina di un amministratore giudiziario. L’obiettivo del provvedimento è intervenire sul governo aziendale senza interrompere l’attività, imponendo un adeguamento delle condizioni di lavoro e dei livelli retributivi ai principi del diritto del lavoro.
La vicenda ha riacceso il confronto sindacale. Secondo l’Unione Sindacale di Base, l’inchiesta conferma una situazione denunciata da anni: i rider sarebbero lavoratori dipendenti a tutti gli effetti, inquadrati come autonomi per eludere diritti, tutele e contratti. Il sindacato sottolinea il ruolo degli algoritmi nella gestione di turni, tempi, percorsi e sistemi di penalizzazione, ritenuti equivalenti a strumenti disciplinari. In questa prospettiva, Usb rivendica l’applicazione del Ccnl logistica, trasporto merci e spedizione a tutti i rider, senza deroghe.
P.R.



































































