Chi commissiona un trasporto e ha pagato all’autotrasportatore l'adeguamento del corrispettivo per il rincaro del gasolio dovrebbe poter recuperare quella spesa con un credito d'imposta. È la proposta che Leopoldo Destro - vicepresidente di Confindustria per i Trasporti, la Logistica e l'Industria del Turismo - ha illustrato il 3 novembre 2026 nell'audizione all'8a Commissione del Senato sul Decreto Legge con misure urgenti per l'autotrasporto, l'agricoltura e la pesca, e che ha poi rilanciato in dichiarazioni pubblicate dal Sole 24 Ore. Il 5 novembre il presidente della Fai, Paolo Uggè, ha risposto che "la competitività dell'industria non può essere scaricata sulle spalle dell'autotrasporto" e che le imprese di trasporto "hanno già pagato il conto dei rincari del gasolio".
Nella formulazione presentata al Senato, il credito sarebbe commisurato agli incrementi del costo del carburante effettivamente sostenuti dai committenti e documentati attraverso l'adeguamento dei corrispettivi di trasporto. Confindustria afferma che serve per distribuire in modo più equilibrato gli interventi pubblici tra autotrasporto e committenza industriale e, nella stessa audizione, ha chiesto di rivedere anche la disciplina dell'adeguamento dei corrispettivi. Ciò significa salvaguardare l'autonomia negoziale delle parti, aggiornare ogni mese i parametri ministeriali, prevedere variazioni sia al rialzo sia al ribasso e tenere conto delle caratteristiche del servizio e degli accordi già presenti nei contratti scritti.
Uggè non chiude alla misura ("Credito d'imposta alla committenza? Perché no!"), ma pone due obiezioni. La prima riguarda le risorse: la richiesta non può tradursi in un nuovo onere per i conti pubblici, mentre alcuni committenti già chiedono ai vettori riduzioni dei prezzi di trasporto richiamando sgravi in vigore. La seconda è di compatibilità europea: gli aiuti di Stato ammessi riguardano il trasporto professionale di merci su strada e non il trasporto in conto proprio, quindi estenderli alla committenza significherebbe rischiare una procedura d'infrazione.
Il presidente della Fai denuncia inoltre casi in cui committenti che avevano riconosciuto gli aumenti hanno poi chiesto di recuperarli e rimprovera a Destro di trascurare la sicurezza. I costi minimi per la sicurezza sociale e della circolazione derivano dalla Legge delega 32/2005 e dai Decreti attuativi, sono stati definiti tra il 2006 e il 2008 nella Consulta del trasporto e della logistica con la partecipazione delle rappresentanze della committenza e l'Unione Europea ne ha consentito l'introduzione, affidandone l'emanazione al ministero. Chi non li rispetta, sostiene Uggè, viola il principio della responsabilità condivisa. Perciò chiede a Confindustria di sostenere ciò che le federazioni dell'autotrasporto domandano da tempo, cioè il rispetto delle regole.
Sul caro gasolio, il comunicato della Fai afferma che le misure adottate non hanno compensato gli aumenti del gasolio per le imprese di autotrasporto, ma hanno soltanto riportato le condizioni a quelle precedenti agli interventi generalizzati sul prezzo alla pompa, con risorse pubbliche aggiuntive "in misura minima". Il 4 novembre il ministero dei Trasporti ha comunicato di avere riconosciuto 375,6 milioni di euro di credito d'imposta a 24.842 imprese di autotrasporto per la maggiore spesa di gasolio sostenuta tra marzo e agosto 2026. Il ministero ha anche annunciato che entro metà novembre riaprirà la piattaforma dell'Agenzia delle Dogane per le domande sugli acquisti dal 1° settembre al 5 ottobre.
Antonio Illariuzzi



































































