L'affidabilità della fornitura elettrica è il fattore che più pesa nella scelta di una futura piattaforma logistica: la indica il 38% dei dirigenti intervistati da The Harris Poll per conto di Prologis, a fronte del 31% per l'accesso ai trasporti e del 29% per la predisposizione all'automazione (ogni intervistato poteva indicare fino a tre elementi). I dati sono contenuti nel Prologis Global Supply Chain Outlook 2027, diffuso il 5 novembre 2026, terza edizione dello studio annuale diffusa il 5 novembre 2026. Il sondaggio online, condotto dal 3 al 20 agosto 2026, ha coinvolto 1.821 responsabili delle catene di approvvigionamento con qualifica di direttore o superiore, in aziende con più di 250 dipendenti. Il campione, non probabilistico, comprende Stati Uniti (519 intervistati), Regno Unito, Germania, India, Cina e Messico.
Due dirigenti su tre dichiarano che l'energia incide in misura rilevante sui costi operativi della catena di approvvigionamento, con le bollette (39%) e il carburante per i trasporti (39%) come voci più citate. Metà delle imprese inserisce ormai sistematicamente i sovrapprezzi energetici nelle valutazioni su siti e contratti di locazione e il 95% tiene conto dell'affidabilità delle infrastrutture energetiche quando sceglie un immobile. Per garantirsi la continuità della fornitura le aziende hanno avviato o accelerato investimenti in sistemi di accumulo a batteria (43%), gestione flessibile della domanda e dei carichi (41%), generazione di riserva in sito (40%) e accordi a lungo termine per l'energia rinnovabile (40%). Per proteggere i margini, il 59% finanzia interventi di efficienza e il 49% contratti pluriennali.
Solo il 23% delle imprese ha raggiunto l'indipendenza energetica con generazione in sito (quattro punti percentuali in meno sull'anno precedente), mentre il 58% dispone di sistemi di riserva completi (+12 punti), il 13% di una riserva limitata ai servizi essenziali (-8 punti) e il 5% di sistemi minimi o assenti. La maggior parte delle imprese colpite da crisi energetiche riferisce che le misure adottate hanno retto, ma oltre un terzo è rimasto esposto di fronte a eventi come un guasto della rete elettrica regionale o una prolungata volatilità dei prezzi. Prologis cita tra gli episodi che mettono in evidenza la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento le interruzioni delle forniture di gas naturale, indicate dal 41% degli intervistati, e le crisi del trasporto marittimo, indicate dal 40%. Secondo Prologis, l'offerta di immobili logistici dotati di infrastrutture energetiche adeguate non riesce a soddisfare la domanda.
Il 58% delle aziende offre consegne in giornata, contro il 24% del 2019 e per il 91% degli intervistati sono ormai l'aspettativa di base dei consumatori nel proprio settore. Il 39% degli intervistati afferma che velocità e affidabilità della consegna sono il primo elemento per differenziarsi dalla concorrenza, più del doppio di quanti lo ritengono il prezzo competitivo (18%), mentre l'ampiezza dei prodotti disponibili si ferma al 15%. L'84% degli intervistati riconosce una distanza tra quanto promettono i rivenditori e quanto i magazzini riescono a consegnare e il 91% ammette che le aspettative dei consumatori sulla velocità crescono più rapidamente di quanto le catene di approvvigionamento riescano ad adattarsi. Per rispettare i tempi di consegna promessi, il 92% investe in innovazione sull'ultimo chilometro, il 91% ritiene necessarie più reti decentrate di evasione degli ordini e l'88% pensa che chi adotterà per primo i droni otterrà un vantaggio rilevante in alcuni mercati. Prologis traduce queste attese in una domanda crescente di nodi logistici più vicini ai consumatori.
Il 67% dei dirigenti ritiene che l'intelligenza artificiale differenzi già la propria azienda dai concorrenti: per il 34% ha dato un vantaggio moderato e per il 33% una posizione di netto vantaggio che spinge la crescita della quota di mercato. Quasi un'azienda su dieci, il 9%, la usa per sottrarre quote a operatori di maggiori dimensioni, il 15% dichiara di restare al passo del settore e un altro 9% di perdere posizioni perché i concorrenti l'hanno adottata. Le applicazioni più diffuse riguardano l'efficienza operativa (58%), il potenziamento del lavoro del personale (49%) e l'esperienza del cliente (49%).
Quali sono le tecnologie che potranno trasformare in modo più incisivo le catene di approvvigionamento? In un orizzonte di tre anni, gli interlocutori prevedono che saranno la previsione della domanda basata sull'intelligenza artificiale (43%) e i sistemi agentici (39%), capaci di svolgere attività e gestire decisioni con ampia autonomia. Il 75% delle imprese prevede d'investire in modo rilevante, nei prossimi due anni, in soluzioni di previsione della domanda e riapprovvigionamento delle scorte, percentuale che per i sistemi agentici è del 71%. Ma ci sono fattori che possono frenare la diffusione su larga scala dell’intelligenza artificiale: l'integrazione con i sistemi preesistenti (27%), la cibersicurezza (26%) e i costi iniziali (23%). Su un orizzonte di cinque anni gli intervistati si aspettano da questi investimenti maggiore velocità e capacità di movimentazione nella logistica e nell'evasione degli ordini (49%), una migliore capacità di anticipare le interruzioni e reagire (47%) e visibilità lungo l'intera catena (45%).
I principali fattori che invece possono ostacolare la continuità operativa sono i dazi doganali (55%) e conflitti lungo le principali rotte marittime (53%). Per due dirigenti su tre i dazi hanno cambiato il ritmo o la portata dei piani di regionalizzazione, accelerandone l'esecuzione, avviando la pianificazione o riattivando iniziative sospese. Nell'indagine dell'agosto 2025 il 77% aveva già attivato reti regionali e la quota di chi mantiene l'attuale configurazione globale è scesa di 15 punti percentuali, al 36%. Nel 2025 più della metà delle imprese ha modificato le rotte di trasporto e la configurazione delle reti distributive: il 54% ha riorganizzato le catene su scala regionale, il 36% ha scelto il nearshoring e il 35% ha puntato sul reshoring. Di fronte alle perturbazioni geopolitiche, il 76% degli intervistati giudica elevata l'agilità della propria catena di approvvigionamento, il 34% definisce "trasformazione aggressiva" l'approccio alla pianificazione (dieci punti percentuali in più sull'anno precedente) e il 93% concorda sul fatto che entro il 2030 l'agilità conterà più dell'efficienza dei costi come fonte di vantaggio competitivo. La regionalizzazione ha anche un riflesso normativo: due dirigenti su tre riferiscono un impatto rilevante delle regolamentazioni locali, con gli standard sulle emissioni come maggiore fonte di pressione.
Sul mercato italiano Marco Colombo, vice president per le locazioni e l'esperienza dei clienti nell'Europa meridionale di Prologis, sottolinea che la disponibilità d'immobili moderni, ben collegati alle infrastrutture di trasporto e vicini ai mercati di consumo resta un fattore determinante e che la sola posizione geografica e infrastrutturale non basta più: gli edifici, ha spiegato, "devono poter evolvere insieme alle esigenze dei clienti", integrando nuove tecnologie e sistemi di automazione.
Antonio Illariuzzi









































































