Il 2026 appare per l’autotrasporto europeo come un anno di recupero graduale, inserito in uno scenario macroeconomico ancora fragile. Lo afferma un rapporto Upply sulle previsioni del trasporto stradale merci, ponendolo in un contesto di crescita economica nell’area euro attesa all’1,2%, mentre l’insieme dell’Unione Europea dovrebbe raggiungere l’1,4%, valori inferiori alla media pre-pandemia pari all’1,9%. Il contesto resta condizionato dalle tensioni geopolitiche, dalla transizione energetica e da una politica industriale che produce effetti solo nel medio periodo. In questo quadro, il trasporto stradale beneficia della ripresa dei consumi ma continua a confrontarsi con vincoli strutturali sul fronte dei costi, della capacità e della regolazione.
L’analisi per Paese evidenzia un’Europa a più velocità. La Polonia si conferma il principale motore di crescita, con un prodotto interno lordo previsto in aumento del 3,5% nel 2026, in accelerazione rispetto all’anno precedente. La Spagna mantiene una dinamica sostenuta, con una crescita stimata al 2,3%, pur in rallentamento rispetto a livelli prossimi al 3% del 2025. I Paesi Bassi mostrano un’espansione più contenuta, pari all’1,3%, mentre Germania, Francia e Italia rimangono nella fascia bassa, con tassi compresi tra lo 0,8% dell’Italia e l’1,2% della Germania. Questo divario macroeconomico si riflette direttamente sui flussi di trasporto, sulla domanda di servizi logistici e sulla capacità di assorbire incrementi tariffari.
Dal lato della domanda, il rapporto individua nella tenuta dei consumi interni il principale fattore di sostegno al trasporto stradale nel 2026. L’inflazione armonizzata è prevista scendere al 1,9%, sotto l’obiettivo della Banca Centrale Europea, contribuendo a un recupero del potere d’acquisto e a una crescita dei consumi delle famiglie stimata all’1,2%. Il mercato del lavoro rimane relativamente resiliente, limitando il rischio di una contrazione della domanda di beni. Gli investimenti pubblici, in particolare in infrastrutture e difesa, sono in aumento, con un ruolo centrale della Germania, anche se l’impatto più significativo sulla logistica e sui volumi trasportati è atteso soprattutto dal 2027.
Un indicatore rilevante per la domanda di trasporto è rappresentato dal commercio elettronico. In Francia, il volume d’affari del settore dovrebbe superare i 200 miliardi di euro, con oltre 41 milioni di acquirenti online, pari al 73,3% della popolazione sopra i 15 anni. Questa crescita continua ad alimentare flussi frammentati, maggiore frequenza delle consegne e pressione sulla logistica dell’ultimo chilometro, con ricadute dirette sull’organizzazione dei servizi di autotrasporto e sulla struttura dei costi.
Il comparto automobilistico resta uno degli elementi chiave per comprendere l’evoluzione dei volumi. In Germania, le immatricolazioni di nuovi veicoli sono previste a 2,9 milioni di unità nel 2026, in crescita del 2%, ma ancora circa il 20% sotto i livelli record del 2019. La produzione domestica complessiva di veicoli è attesa in lieve calo, pari all’1%, mentre la produzione di veicoli elettrici a batteria dovrebbe aumentare dell’11%, raggiungendo 1,76 milioni di unità. Questa riorganizzazione delle catene di fornitura, con un peso crescente dei veicoli elettrici, modifica i flussi logistici, la tipologia di componenti trasportate e la geografia dei traffici intraeuropei. Parallelamente, il settore dei servizi mostra una crescita più robusta nel Sud Europa, in particolare in Spagna, con aumenti stimati tra il 2% e il 3% nei servizi legati al turismo e al digitale, generando domanda aggiuntiva di trasporto per beni di consumo e forniture.
Un capitolo centrale del rapporto Upply riguarda l’evoluzione dei costi operativi e delle tariffe di trasporto. L’indice dei noli evidenzia una stabilizzazione su livelli storicamente elevati.Quelli contrattuali mostrano una crescita costante a partire dal 2017 e si attestano all’inizio del 2026 intorno a un indice di 130. I noli spot, caratterizzati da una forte volatilità, dopo il picco registrato nel 2022 hanno mostrato una nuova risalita nella seconda metà del 2025, avvicinandosi a quota 125. Questa dinamica riflette un equilibrio ancora fragile tra domanda e capacità, in cui la riduzione dei margini spinge gli operatori a trasferire una parte crescente dei costi sui clienti.
La pressione sui margini è accentuata dall’aumento dei costi del lavoro e dai nuovi oneri regolatori. Nei Paesi Bassi, ad esempio, i salari nel settore crescono del 6,1%, mentre l’introduzione e l’estensione dei pedaggi legati alle emissioni incrementano ulteriormente i costi chilometrici. Secondo Upply, la redditività media delle imprese di autotrasporto rimane su livelli minimi, rendendo indispensabile un adeguamento tariffario per evitare l’uscita dal mercato degli operatori più fragili.
Le difficoltà strutturali del settore si intrecciano con le sfide legate al capitale umano e alla transizione ambientale. La carenza di conducenti rimane uno dei principali vincoli alla capacità. In Germania, il 25% degli autisti ha più di 55 anni, mentre in Francia il 40% supera i 50 anni. La revisione della direttiva sulle patenti, che consentirà la guida dei veicoli industriali a partire dai 18 anni, è pensata per favorire l’ingresso dei giovani, ma i suoi effetti saranno graduali e non immediati. Nel frattempo, la competizione per il personale continua a esercitare pressioni sui salari e sull’organizzazione del lavoro.
Sul fronte ambientale, il sistema di pedaggi basato sulle emissioni di anidride carbonica si sta progressivamente estendendo. È già operativo in Paesi come Germania, Austria e Repubblica Ceca, mentre i Paesi Bassi introdurranno il nuovo schema dal 1° luglio 2026. Questo meccanismo accelera il ricambio del parco veicoli ma accentua il divario tra grandi gruppi logistici e piccole e medie imprese. Secondo il rapporto, la sostituzione di un camion diesel con un veicolo elettrico o a idrogeno comporta un extracosto compreso tra 100mila e 150mila euro, un onere difficilmente sostenibile per le strutture di dimensioni ridotte senza un adeguato supporto pubblico.
Il tema tecnologico emerge come fattore di differenziazione competitiva. Germania, Paesi Bassi e Spagna risultano in prima linea nell’adozione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale, con la Spagna che conta circa 2.800 aziende attive nel settore. L’integrazione di tecnologie digitali, sistemi avanzati di pianificazione e, nel lungo periodo, veicoli autonomi, è orientata a migliorare l’efficienza operativa e a ridurre l’impatto ambientale. L’obiettivo indicato è una riduzione delle emissioni logistiche del 30% entro il 2030, traguardo che richiede investimenti significativi e una profonda riorganizzazione dei processi.
Nel complesso, il rapporto Upply descrive per il 2026 un settore dell’autotrasporto europeo inserito in una fase di transizione complessa. La crescita economica moderata e la ripresa dei consumi offrono un sostegno alla domanda, ma i costi elevati, la carenza di personale e l’accelerazione della regolazione ambientale impongono un adattamento continuo dei modelli operativi, con effetti differenziati tra Paesi e tra operatori di diversa dimensione.
Pietro Rossoni





























































