Martedì 14 aprile 2026 si svolgerà il fermo dell’autotrasporto in Sicilia, promosso dal Comitato Trasportatori Siciliani in risposta all’aumento dei costi d’imbarco sulle navi. I promotori spiegano che la protesta coinvolgerà i porti di Catania, Palermo, Messina e Termini Imerese e comporterà l’interruzione delle attività di carico e scarico dei semirimorchi. Alla base della mobilitazione c’è il rincaro del gasolio, che ha determinato un aumento dei costi di traghettamento, rendendo insostenibile la prosecuzione delle attività per molte imprese del settore.
Secondo quanto comunicato dal Comitato, la decisione è maturata dopo l’assenza di risposte operative da parte del Governo e la mancata convocazione di un Tavolo di confronto. Le aziende di autotrasporto denunciano l’impossibilità di operare in perdita e segnalano effetti immediati sulla filiera della Grande distribuzione alimentare. In assenza di rifornimenti regolari, nel giro di tre giorni i supermercati siciliani potrebbero trovarsi con carenze sugli scaffali, evidenziando la dipendenza dell’isola dai flussi logistici marittimi.
Tra le principali richieste avanzate al Governo figura la necessità di chiarimenti sui criteri di calcolo e di erogazione del Sea Modal Shift, misura di sostegno al trasporto intermodale marittimo. Gli operatori chiedono inoltre che le risorse derivanti dall’Ets, versate dagli autotrasportatori agli armatori, siano destinate al rafforzamento di tale strumento. Ulteriori incertezze riguardano la scadenza della misura nel 2027 e l’assenza di indicazioni su una possibile proroga o sulla sua stabilizzazione a livello europeo.
Il comparto segnala anche l’impatto atteso dell’Ets2 a partire dal 2028, che potrebbe incidere ulteriormente sui bilanci delle imprese, senza che siano state fornite comunicazioni ufficiali da parte delle istituzioni. A ciò si aggiunge il contesto internazionale segnato da tensioni belliche, che ha determinato un aumento del costo del gasolio per autotrazione. Nonostante l’intervento del Governo con il Decreto Legge 33/2026, gli operatori affermano che non sono state adottate misure specifiche per contenere il costo degli imbarchi marittimi.
Cattive notizie sul carburante giungono anche dall’estremità opposta della Penisola e non riguardano solamente il prezzo. Trasportounito segnala il 10 aprile che in alcune aree di servizio autostradali emergono limitazioni al rifornimento dei veicoli industriali. L’associazione riporta il caso della stazione Plose Ovest sull’autostrada del Brennero, in Alto Adige, lungo la A22 in direzione sud, dove è stato esposto il cartello "Non si eroga carburante per mezzi pesanti". Secondo il segretario generale dell’associazione, Maurizio Longo, sono comportamenti che "sforano qualsiasi limite e confine e appaiono volutamente orientati ad alimentare conflitti e generare difficoltà all’economia del Paese nel suo complesso". Longo sottolinea come, in una fase già critica, il sistema istituzionale mostri una carenza di visione, accompagnata da una sottovalutazione del ruolo strategico dell’autotrasporto merci. A suo avviso, l’assenza di interventi strutturali e di nuove norme rischia di aggravare ulteriormente la fragilità della filiera logistica, già esposta a pressioni economiche e operative.





































































