Non è la proclamazione esplicita del fermo dell’autotrasporto, ma di fatto l’esito sarebbe questo se il Governo non attuerà “interventi correttivi immediati” sul prezzo del gasolio”. Lo ha affermato il 2 aprile 2026 Paolo Uggè, presidente della Fai in un duro intervento, il primo nei confronti del Governo Meloni. “L’attesa nella categoria è fortissima. Se prevarranno le tesi burocratiche, le conseguenze ricadranno direttamente sul sistema produttivo. Non esiste alternativa: le imprese non reggeranno”, ha dichiarato Uggè, riferendosi all’aumento potenziale di 20 centesimi al litro per il gasolio, che colpirebbe le imprese che hanno investito “in automezzi più avanzati sotto il profilo della sicurezza e della tutela ambientale”.
La Fai non spiega esattamente a che cosa si riferisce tale aumento, ma è probabile che riguardi la perdita di vantaggio per le imprese di autotrasporto che oggi compensano 27 centesimi al litro grazie al gasolio professionale: con il taglio generalizzato delle accise, il settore teme che il loro credito effettivo scenda a circa 7 centesimi al litro, determinando un aumento netto di costo intorno a 0,20 centesimi al litro rispetto all’attuale regime agevolato specifico per l’autotrasporto, in pratica una “sterilizzazione” del rimborso accise professionale a favore dello sconto generalizzato alla pompa.
“Per l’autotrasporto verrebbe di fatto annullato il meccanismo introdotto nel 2004 in applicazione della Direttiva europea, che consente l’allineamento del costo del gasolio al prezzo medio europeo attraverso la compensazione dell’accisa di 27 centesimi al litro”, aggiunge Uggè. Oggi le imprese si riforniscono prevalentemente in extra rete, prosegue la Fai, utilizzando questo sistema, che ha permesso di mantenere i costi in linea con quelli europei.
L’associazione dell’autotrasporto propone una soluzione “semplice e senza aggravio per le casse dello Stato”: le imprese continuerebbero a compensare l’accisa con le modalità già in uso, mentre chi si rifornisce in rete usufruirebbe dello sconto generalizzato, compensando solo 7 centesimi. In questo modo non vi sarebbero maggiori costi rispetto a quanto previsto dalla Legge di Bilancio. “Una misura non mirata penalizzerebbe proprio le imprese più virtuose, quelle che hanno investito in sicurezza e tutela ambientale, perché solo i mezzi Euro V ed Euro VI possono usufruire delle forme compensative oggi previste”, prosegue Uggè.
La Fai sottolinea un altro elemento prioritario, quello della liquidità: “gli operatori chiedono la possibilità di dilazionare i versamenti contributivi, misura che garantirebbe ossigeno immediato alle imprese senza ridurre le entrate dello Stato su base annua”. Senza questi correttivi, “il confronto rischia di trasformarsi in uno scontro aperto con conseguenze dirette sulla continuità dei servizi di trasporto merci”.




































































