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Amazon chiarisce il rapporto con gli autotrasportatori in Italia

Mentre si sta svolgendo lo sciopero degli autisti che svolgono le consegne nell’ultimo miglio in Lombardia per Amazon - indetto per il 19 febbraio da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti – la filiale italiana della società di e-commerce ha diffuso la sua posizione su alcune questioni che sono al centro delle vertenza sindacale. Amazon precisa innanzitutto quali sono i rapporti con le imprese che forniscono il servizio di autotrasporto, chiarendo che “nessuno dei nostri fornitori dei servizi di consegna utilizza cooperative”. La nota prosegue affermando che “i fornitori di servizi di consegna sono innanzitutto nostri partner, e noi lavoriamo insieme a loro per definire degli obiettivi realistici che non mettano sotto pressione loro e i loro dipendenti”.

Amazon spiega poi come funziona il sistema che definisce i percorsi dei singoli conducenti per svolgere le consegne e che sarebbe progettato per non mettere sotto pressione gli autisti: “Viene utilizzata una tecnologia di definizione delle rotte che prende in considerazione molteplici aspetti per determinare la quantità di pacchi che un autista può consegnare in sicurezza durante il suo turno di lavoro”. Sulle condizioni di lavoro, la società precisa di richiedere ai fornitori che “gli autisti ricevano compensi adeguati, siano trattati con rispetto, si attengano a tutte le normative vigenti e al codice della strada. Amazon conduce frequenti audit di conformità dei propri fornitori ed effettua verifiche su qualsiasi segnalazione di possibili infrazioni”.

Sul versante contrattuale, Amazon afferma che tutti gli autisti che svolgono le consegne dei suoi pacchi sono inquadrati nel livello G1 del personale viaggiante del contratto nazionale Logistica, Trasporto Merci e Spedizioni. Gran parte dei conducenti, prosegue l’azienda di e-commerce, “durante l’anno ha contratti a tempo indeterminato”. In alcuni periodi di aumento della domanda di trasporto, come le festività natalizie “i nostri partner ricorrono anche ad autisti con contratti in somministrazione per sopperire ai picchi di lavoro”.

Un aspetto contestato dai sindacati è il pagamento dei danni ai veicoli e delle multe prese durante le consegna da parte degli autisti. A tale proposito, Amazon spiega che sono in vigore franchigie sui danni uguali per tutti, che prevedono un importo massimo da parte dei conducenti di 250 euro per ogni singolo evento, precisando che “le aziende fornitrici si devono attenere a quanto previsto dagli accordi in essere e in caso di non conformità Amazon richiede azioni correttive”. Sulle multe, Amazon non inserisce elementi specifici nei contratti con i suoi fornitori, rimandando a quanto prevede il contratto nazionale, che “definisce con chiarezza le regole a questo proposito”.

La vertenza sindacale contesta anche l’uso di sistemi di tracciamento degli autisti, che Amazon ritiene “essenziali allo svolgimento del servizio”, chiarendo che “le analisi dei dati sono esclusivamente finalizzate al miglioramento del medesimo servizio”. Sull’intestazione dei veicoli, la società spiega che “le aziende nostre fornitrici assegnano i mezzi su base giornaliera e tengono traccia degli stessi attraverso appositi registri consultabili dagli autisti”: Infine i sindacati chiedono di non aggiungere più vettori terzi a quelli già operanti e a tale proposito Amazon risponde che “l’inserimento di nuove aziende è dovuto alle previsioni di crescita di Amazon con la conseguente necessità di introdurre nuovi fornitori”.

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