Sette aprile 2026, mattina. Sull'autostrada M7 della contea di Kildare, in Irlanda, una colonna di centinaia di camion, trattori, autobus e auto civili avanza a passo d'uomo. Stessa scena sulla M4, sulla M8 in Offaly, sulla M3 nel Meath, sulla M6 verso Galway. Poco prima delle 11.00, un grande corteo raggiunge O'Connell Street a Dublino. An Garda Síochána, la polizia nazionale irlandese, registra "significant disruption" nelle principali città del Paese: Dublino, Cork, Galway, Limerick. Il movimento, riunito sotto lo slogan "The People of Ireland Against Fuel Prices", chiede un tetto ai prezzi dei carburanti e una riduzione delle accise per autotrasporto e agricoltura. I promotori citano un prezzo del gasolio previsto fino a 2,30 euro al litro nei giorni successivi, come effetto diretto del conflitto in corso in Iran.
L'Irlanda non è un caso isolato. Dalla fine di gennaio 2026, un'ondata di proteste si propaga attraverso l'autotrasporto europeo con una velocità e una coerenza che non si registravano da anni. A innescarla, due fattori che si alimentano a vicenda: il rincaro del gasolio, rilanciato dalla crisi in Medio Oriente, e l'inasprimento delle regole UE alle frontiere per i vettori dei Balcani occidentali. Il risultato è un aprile di tensioni che tocca almeno cinque regioni importanti del continente e mette sotto pressione catene di fornitura, Governi nazionali e istituzioni europee.
Il caro carburante è la causa più trasversale. Il gasolio ha superato stabilmente i due euro al litro nella rete urbana in Italia, con punte di 2,11 euro in autostrada, e ha raggiunto soglie ancora più alte in Francia, dove alcune aree registrano prezzi fino a 2,50 euro al litro, e nei Paesi Bassi, dove la soglia simbolica è fissata a 2,30 euro. Diverse analisi del settore energetico definiscono questa fase come una crisi del diesel più grave degli shock petroliferi del 1973 e del 1979, con rischi concreti di scarsità e razionamento in Europa.
In Italia, le associazioni di categoria denunciano una situazione insostenibile: i noli restano fermi, mentre i costi operativi continuano a salire. Il taglio temporaneo delle accise deciso dal Governo - circa 25 centesimi al litro - è stato di fatto assorbito dai rialzi, lasciando i prezzi su livelli record. Trasportounito ha indetto un fermo nazionale dell’autotrasporto dal 20 al 25 aprile, parlando di "emergenza assoluta". Unatras ha annunciato assemblee permanenti e presidi in circa cento città, descrivendo il settore come "allo stremo" e ha convocato il Consiglio esecutivo per valutare un eventuale fermo.
In Francia, la mobilitazione ha preceduto quella italiana di qualche settimana. Tra il 29 e il 30 marzo, autotrasportatori e, in alcune aree, agricoltori e altri operatori su gomma hanno dato vita alle cosiddette "operazioni lumaca" sulla Périphérique di Parigi e sulle principali arterie in ingresso alla capitale. La tattica, che prevede convogli che procedono lentamente, creando congestione senza bloccare formalmente la circolazione, è stata scelta per aumentare al massimo la visibilità e limitare il rischio di scontri con le Forze dell'ordine. Le azioni sono proseguite nei giorni successivi su altre arterie nazionali.
Nei Paesi Bassi, il 2 aprile ha preso forma la mobilitazione "Enough: 2,30 euro!", organizzata dal basso da piccole imprese e padroncini. Le azioni si sono concentrate sulle principale arterie stradali e nodi logistici, con convogli di veicoli industriali lenti e presidi. Lo slogan indica la soglia di prezzo ritenuta insostenibile per il gasolio: un riferimento preciso che fotografa la percezione del settore di fronte a costi che erodono i margini già esigui delle realtà più piccole.
Il fronte balcanico presenta una natura diversa, più strutturale. Il 26 gennaio 2026, oltre venti valichi alle frontiere tra l'UE e i Balcani occidentali - tra Serbia e Ungheria, Serbia e Croazia, Bosnia-Erzegovina e Croazia e altri ingressi nello spazio Schengen - sono stati bloccati da circa 75mila camion. La protesta è diretta contro l'entrata in funzione dell'Entry/Exit System (Ees) e la piena applicazione della regola dei 90 giorni su 180 per i conducenti extra-UE. I blocchi, coordinati dalle principali associazioni nazionali dell'autotrasporto dei Paesi interessati, hanno generato code con tempi d'attesa fino a 48-72 ore. Solo le merci essenziali — farmaci, animali vivi, emergenze, trasporti militari e merci pericolose — hanno avuto il passaggio garantito.
Con l'Ees pienamente operativo, la tracciatura dei giorni di permanenza nell'area Schengen rende la regola dei 90 giorni su 180 un vincolo operativo concreto per i conducenti extra-UE che attraversano frequentemente le frontiere per lavoro. Le associazioni balcaniche sostengono che i camionisti vengano trattati come turisti, e non come lavoratori con un regime di mobilità professionale specifico, con il rischio di rifiuti di ingresso, sanzioni e, in casi estremi, deportazioni. I blocchi sono proseguiti a ondate tra febbraio e marzo, con nuove azioni annunciate ai confini il 23 marzo; nel periodo 1-9 aprile le attese ai valichi sono continuate, con gli autotrasportatori che minacciano di proseguire finché non saranno introdotti correttivi alle regole Ees e alla gestione dei giorni di permanenza.
Le ricadute sulla filiera logistica sono state immediate e pesanti. I blocchi balcanici rallentano il traffico merci tra UE, Turchia e Medio Oriente, con impatto sui tempi di consegna e sulla disponibilità di veicoli lungo i corridoi est-ovest. L'Italia e altri Stati membri sono tra i più esposti, poiché una quota rilevante dei flussi da e verso Turchia e Medio Oriente transita dai corridoi balcanici. A questo si aggiungono le azioni in Francia, Paesi Bassi e Irlanda, che aumentano la congestione sulle reti di collegamento verso i porti del Nord Europa e i corridoi con il Regno Unito.
Le richieste avanzate dai vettori nei diversi Paesi convergono su alcuni punti: interventi strutturali sui prezzi dei carburanti e non misure temporanee e, dove applicabile, deroghe o modifiche alle regole Ues/90-180 per gli autisti professionali extra-UE. In Italia, le associazioni chiedono anche l'obbligo di adeguamento dei noli ai costi reali, una misura che il settore sollecita da anni. Le risposte dei Governi nazionali sono valutate come insufficienti: i tagli alle accise vengono definiti "temporanei" e "assorbiti dai rialzi", i crediti d'imposta come "limitati".
Le istituzioni europee, dal canto loro, sono sotto pressione per valutare deroghe alle regole Ees e 90-180 per i conducenti professionali, al fine di evitare colli di bottiglia strutturali alle frontiere orientali dell'Ue. Diverse associazioni di categoria avvertono che le azioni di aprile potrebbero essere solo un preludio a mobilitazioni più ampie, se non arriveranno risposte strutturali tanto sul fronte del costo del carburante quanto su quello delle regole di ingresso nell'area Schengen per i lavoratori del trasporto.
Michele Latorre




































































