Venerdì 30 ottobre sarà una giornata difficile per il trasporto e la logistica, a causa dello sciopero nazionale indetto da Unione Sindacale di Base, ma anche da altre sigle del sindacalismo di base. Il calendario del ministero dei Trasporti, aggiornato al 21 ottobre, riporta altre proclamazioni, con modalità e settori interessati differenti. Adl-Cobas, Clap, Sial-Cobas e Cobas, con l'adesione di Cobas Lavoro Privato, hanno proclamato lo sciopero generale dalle 00.01 alle 23.59, Usi-Cit ha indetto uno sciopero di intera giornata con l'esclusione, tra gli altri, dei settori ferroviario e marittimo, mentre il Si Cobas compare nel calendario tra i promotori di uno sciopero generale del 4 dicembre e non tra i proclamanti del 30 ottobre.
Per merci e logistica la comunicazione di Usb indica l'intera giornata del 30 ottobre, con modalità di astensione nei magazzini e nei servizi di consegna che saranno definite dalle strutture territoriali e di categoria. Il personale delle attività ferroviarie si asterrà dalle 21.00 del 29 ottobre alle 20.59 del 30, mentre il personale delle autostrade sciopererà alle 22.00 del 29. La lettera precisa che saranno garantiti i servizi minimi essenziali. Il sindacato chiede interventi strutturali di controllo e calmiere sui prezzi di energia, carburanti e generi alimentari, l'eliminazione dell'Iva sui beni di prima necessità e la riduzione delle accise sui carburanti. Per le retribuzioni domanda un adeguamento automatico di salari e pensioni al costo della vita, svincolato dai rinnovi contrattuali e calcolato con un indice che includa i prodotti energetici importati, e aumenti a partire da un minimo tabellare non inferiore a duemila euro, pari a 12 euro l'ora. Chiede inoltre di fermare ulteriori interventi sul sistema pensionistico pubblico e sull'età pensionabile.
Per i portuali, alle rivendicazioni economiche si aggiunge l'opposizione ai programmi di riarmo e alla militarizzazione delle infrastrutture. Usb vuole l’interruzione dei piani italiani ed europei, la destinazione dei fondi ai servizi pubblici, l'embargo sulle armi e sui beni a duplice uso verso Israele e il rispetto della Legge 185/1990 e chiede di fermare il piano di militarizzazione dei porti e delle infrastrutture strategiche approvato a livello europeo e i processi di automazione collegati. Tra le altre richieste ci sono la regolarizzazione dei lavoratori stranieri e l'opposizione alle misure che limitano gli spazi di protesta. In tale contesto, il 30 ottobre è la seconda giornata internazionale dei portuali dopo quella del 6 febbraio, che ha origine nel terzo incontro internazionale dei sindacati portuali, tenuto a Istanbul il 18 e 19 maggio e ospitato dal sindacato turco Liman-İş, con la francese Cgt Ports and Docks, la greca Enedep, la basca Lab e la marocchina Odt. È sorta una rete che il sindacato indica in oltre quaranta porti del Mediterraneo e dell'Europa, con lo slogan "i portuali non lavorano per la guerra".
Il 15 ottobre a Roma la coalizione internazionale "Ports In Action" ha presentato la mappa delle adesioni internazionali. Potrebbero essere coinvolti otto porti italiani: Ancona, Civitavecchia, Genova, Gioia Tauro, Livorno, Ravenna, Salerno e Trieste. Le adesioni internazionali riguarderebbero oltre cinquanta siti, tra cui scali in Francia e India e terminal a Cipro, Irlanda, Marocco, Messico, Paesi Baschi, Grecia e Turchia e i sindacati dichiarano di rappresentare oltre il 40% del lavoro nei terminal container del Mediterraneo, con una movimentazione totale di circa 3 milioni di teu.
Antonio Illariuzzi





































































