Il Governo degli Stati Uniti potrebbe aumentare entro pochi giorni il dazio universale sulle importazioni dal 10% al 15%. Lo ha dichiarato il segretario al Tesoro Scott Bessent in un’intervista a Cnbc il 4 marzo 2026, spiegando che l’amministrazione guidata dal presidente Donald Trump prevede di introdurre la misura già nel corso della settimana. L’iniziativa arriva dopo che il mese scorso la Corte Suprema ha invalidato gran parte del precedente regime tariffario adottato dalla Casa Bianca.
Secondo quanto riferito da Bessent, il dazio universale del 10% introdotto a febbraio rappresenta una soluzione temporanea adottata dal Governo per mantenere uno strumento di pressione commerciale mentre l’amministrazione prepara un nuovo impianto normativo. L’eventuale aumento al 15% rientrerebbe nello stesso quadro emergenziale e avrebbe una durata massima di 150 giorni, limite previsto dalla normativa utilizzata per introdurre la misura.
Durante questo periodo le autorità commerciali statunitensi dovrebbero lavorare per ripristinare il sistema di dazi che era in vigore prima della decisione della Corte Suprema. Bessent ha spiegato che l’obiettivo è tornare a utilizzare strumenti legislativi già esistenti, come le misure previste dalle Sezioni 301 e 232 della legislazione commerciale statunitense. Secondo il segretario al Tesoro, questi strumenti richiedono tempi più lunghi di applicazione ma offrono una base giuridica più solida. “È mia forte convinzione che le aliquote torneranno ai livelli precedenti entro cinque mesi”, ha affermato.
L’ipotesi di un aumento generalizzato delle tariffe doganali statunitensi rappresenta un elemento di potenziale impatto anche per il commercio internazionale e per i flussi logistici. Un dazio universale al 15% colpirebbe infatti tutte le importazioni negli Stati Uniti, incidendo sui costi di approvvigionamento per numerose filiere industriali e sulle rotte del trasporto marittimo e intermodale che alimentano il mercato statunitense.
Nel corso della stessa intervista Bessent ha affrontato anche il tema delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e delle possibili ripercussioni sui mercati energetici. Il segretario al Tesoro ha ridimensionato i timori di una carenza di petrolio legata al conflitto che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran, sostenendo che l’offerta globale resta ampia. Secondo Bessent, nel mercato mondiale sono disponibili grandi quantità di greggio, con centinaia di milioni di barili già in navigazione al di fuori dell’area del Golfo Persico. L’amministrazione statunitense, ha aggiunto, sta inoltre preparando ulteriori misure per sostenere la sicurezza delle spedizioni energetiche.
Tra queste iniziative rientra il piano annunciato dal Governo per offrire coperture assicurative alle navi cisterna che trasportano petrolio e, quando necessario, garantire il passaggio sicuro attraverso lo stretto di Hormuz con la presenza della Marina statunitense. Bessent ha inoltre sottolineato la forte dipendenza energetica della Cina dal Golfo Persico. Secondo il segretario al Tesoro, oltre il 50% delle importazioni energetiche cinesi proviene da quell’area. Ha aggiunto che Pechino avrebbe acquistato circa il 95% delle esportazioni di greggio iraniano, flussi che al momento risultano sospesi a causa del conflitto.
Nel corso dell’intervista è stato citato anche il possibile ricorso a misure commerciali nei confronti della Spagna, dopo alcune dichiarazioni del presidente Trump su un eventuale embargo. Bessent ha spiegato che eventuali sanzioni di questo tipo richiederebbero un’azione coordinata tra più dipartimenti dell’amministrazione statunitense, senza tuttavia confermare se il provvedimento verrà effettivamente adottato.









































































