A.P. Moller-Maersk ha chiuso il 2025 con risultati in linea con le previsioni ma con un forte deterioramento della redditività. I ricavi si sono attestati a 54 miliardi di dollari, in calo del 2,7%, mentre l’utile netto è sceso a 2,7 miliardi di dollari, il livello più basso degli ultimi cinque anni, riflettendo il ritorno delle tariffe su livelli storici e la pressione dei costi operativi.
Il segmento Ocean ha registrato una crescita dei volumi, ma ha visto l’Ebit scendere drasticamente fino a diventare negativo nel quarto trimestre. Al contrario, Terminals ha raggiunto la migliore prestazione di sempre, con margini elevati e un ritorno sul capitale ben superiore agli obiettivi, confermandosi il principale pilastro di stabilità del gruppo in una fase di mercato complessa.
Per il 2026 Maersk prevede un ulteriore peggioramento del quadro, con Ebitda compreso tra 4,5 e 7 miliardi di dollari e il rischio di perdite operative. In questo contesto rientra l’annuncio di mille esuberi nelle funzioni corporate, parte di una strategia di riduzione dei costi per affrontare la sovraccapacità strutturale e l’impatto della riapertura del Canale di Suez.
A.P. Moller-Maersk ha archiviato il 2025 in un contesto di mercato profondamente diverso rispetto agli anni precedenti. Il gruppo danese, secondo operatore mondiale nel trasporto container, ha chiuso l’esercizio con ricavi pari a 54 miliardi di dollari, in lieve flessione rispetto ai 55,5 miliardi del 2024, ma soprattutto con un marcato ridimensionamento della redditività. L’Ebitda è sceso a 9,5 miliardi di dollari, mentre l’utile netto si è fermato a 2,7 miliardi di dollari, in calo del 55,7% su base annua, secondo i risultati annuali pubblicati a febbraio 2026.
Il dato sintetizza un anno in cui Maersk ha centrato la parte alta della propria previsione ma ha dovuto confrontarsi con un rapido deterioramento dei margini, causato dalla combinazione tra sovraccapacità strutturale del settore, normalizzazione delle tariffe di trasporto e costi operativi ancora elevati. Il quarto trimestre ha reso evidente la portata del cambiamento: l’Ebit del segmento Ocean è scivolato in territorio negativo, a fronte di tariffe medie per container caricato scese del 23% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il Ceo Vincent Clerc ha inquadrato il risultato come coerente con una fase di transizione del commercio globale, sottolineando la capacità del gruppo di mantenere livelli operativi elevati nonostante un contesto geopolitico e di mercato complesso. Tuttavia, la distanza rispetto ai livelli di redditività del 2024 evidenzia come il ciclo favorevole del trasporto container si sia ormai concluso.
Nel 2025 il segmento Ocean ha continuato a crescere in termini di volumi, con un incremento annuo del 4,9%, in linea con il mercato globale. Questa dinamica, però, non si è tradotta in risultati economici proporzionati. Il ritorno delle tariffe verso i livelli pre-pandemia e la competizione su un mercato caratterizzato da un eccesso di capacità hanno ridotto drasticamente la capacità dei vettori di trasformare l’efficienza operativa in margini sostenibili. Le deviazioni delle rotte via Capo di Buona Speranza, imposte dalla crisi del Mar Rosso, hanno inoltre inciso sui costi, allungando i tempi di transito e aumentando il consumo di carburante.
Accanto alle difficoltà del trasporto oceanico, Maersk ha però mostrato una forte polarizzazione delle proprie attività. Il segmento Terminals ha registrato la migliore prestazione della sua storia, con ricavi pari a 5,3 miliardi di dollari e un margine Ebit vicino al 30%, escludendo alcune svalutazioni. Il ritorno sul capitale investito ha raggiunto il 16,1%, ben oltre l’obiettivo del 9%, confermando il ruolo dei terminal portuali come fonte di ricavi più stabili e meno esposta alla volatilità delle tariffe di nolo. In Europa, i volumi sono cresciuti del 9%, sostenuti anche dall’operatività dei terminal di Vado, Aarhus e dall’avvio del Rijeka Gateway in Croazia.
Anche Logistics & Services ha proseguito un percorso di miglioramento graduale. Nel 2025 i ricavi della logistica e dei servizi hanno raggiunto 15,1 miliardi di dollari e il margine Ebit del quarto trimestre è salito al 4,9%, segnando il settimo trimestre consecutivo di crescita della redditività. Si tratta di un progresso costante, ma ancora distante dagli obiettivi di lungo periodo fissati dal gruppo, che vede nella logistica integrata una leva strategica fondamentale per la propria trasformazione.
Il quadro che emerge dal 2025 è quindi quello di un gruppo capace di eccellere sul piano operativo, come dimostrano l’affidabilità superiore al 90% della nuova rete East-West e i risultati della Gemini Cooperation con Hapag-Lloyd, ma inserito in un contesto di mercato che penalizza la redditività della principale attività quella del trasporto marittimo. L’elevata affidabilità è ormai una condizione attesa dal mercato e non più sufficiente, da sola, a sostenere i margini in presenza di un’offerta eccedente.
Queste dinamiche spiegano la prudenza, se non il pessimismo, della previsione per il 2026. Maersk prevede un Ebitda compreso tra 4,5 e 7 miliardi di dollari, in netto calo rispetto ai 9,5 miliardi del 2025, e un Ebit che potrebbe oscillare tra una perdita di 1,5 miliardi di dollari e un utile di un miliardo. Le previsioni riflettono l’impatto atteso della sovraccapacità globale, alimentata da ordini di navi pari a circa il 30% della flotta esistente, e dalla graduale riapertura del Canale di Suez, che libererà capacità oggi assorbita dalle rotte più lunghe.
Il ritorno alla rotta via Suez, seppur graduale, potrebbe rimettere sul mercato tra il 6% e l’8% della capacità globale, esercitando una pressione al ribasso sulle tariffe stimata tra il 30% e il 35%. In questo scenario, anche un’elevata qualità del servizio rischia di non tradursi in risultati economici adeguati. Non a caso, diversi analisti hanno rivisto al ribasso le stime per il 2026, collocandole sotto il consenso precedente.
È in questo contesto che s’inserisce l’annuncio, contestuale alla pubblicazione dei risultati annuali, del taglio di mille posizioni corporate, pari al 15% delle funzioni amministrative e dirigenziali. Secondo l’azienda, la misura è finalizzata a semplificare l’organizzazione e a rafforzare la disciplina sui costi, con un risparmio annuo stimato in circa 180 milioni di dollari. Gli esuberi rappresentano meno dell’1% della forza lavoro complessiva, ma assumono un valore simbolico rilevante, perché confermano l’avvio di una nuova fase di razionalizzazione strutturale.
I tagli del 2026 si collocano infatti in una traiettoria iniziata già nel 2023, quando Maersk ha avviato una profonda riorganizzazione per adattarsi a quella che la dirigenza ha definito una “nuova normalità”, caratterizzata da domanda più contenuta, prezzi in linea con le medie storiche e pressione inflazionistica sui costi. In questo quadro rientrano anche le tensioni emerse in Italia, in particolare nella sede di Genova, dove nel gennaio 2025 il licenziamento di quattro addetti al customer service ha innescato proteste sindacali legate all’introduzione di soluzioni di automazione e intelligenza artificiale.
Guardando al 2026, Maersk si trova quindi a operare in una fase di equilibrio complesso. Da un lato, il gruppo continua a investire in modo rilevante, con un piano di capital expenditure tra 10 e 11 miliardi di dollari nel biennio 2026-2027, destinato a infrastrutture logistiche, flotta e decarbonizzazione. Dall’altro, deve gestire un mercato che rischia di tornare a condizioni di redditività molto basse, se non negative, per l’intero settore del trasporto container.
La capacità di attraversare questa fase dipenderà dall’evoluzione del contesto geopolitico, dalla gestione della capacità e dalla tenuta dei segmenti più resilienti, in particolare Terminals. Il 2025 ha mostrato con chiarezza che l’eccellenza operativa resta un elemento distintivo di Maersk, ma anche che, in un mercato strutturalmente in eccesso di offerta, l’efficienza da sola non basta più a garantire margini sostenibili.
A.I.











































































