L’applicazione della tassa di due euro sui pacchi del valore inferiore a 150 euro proventi da Paesi extra-europei potrebbe essere rinviata. L’ipotesi è stata annunciata da Confetra, che nei giorni scorsi si dichiarò contraria al provvedimento, perché già nella sua prima fase di applicazione ha causato il dirottamento di un flusso rilevante di merce in altri Paesi comunitari. In una nota diffusa il 6 febbraio 2026, la confederazione del trasporto scrive: “Apprezziamo che il Governo stia lavorando ad un rinvio dell’applicazione della tassa sui piccoli pacchi, con l’obiettivo di armonizzarla con la normativa europea ed evitare ulteriori danni ai flussi di merci in entrata in Italia”.
Per ora sul rinvio c’è solo un’ipotesi, quella di usare il Decreto Milleproroghe per spostare l’attivazione all’inizio di luglio 2026, quando entrerà in vigore una tassa analoga – ma di tre euro al pacco – stabilita dall’Unione Europea. Attualmente, la tassa di due euro è in una fase transitoria, che durerà fino al 28 febbraio, stabilita dall’Agenzia delle Dogane per adeguare i flussi di sdoganamento. Nel frattempo, la stessa Confetra ha denunciato che importanti flussi di piccoli pacchi sono stati dirottati dagli aeroporti italiani a quelli di altri Paesi comunitari, dove non è in vigore alcuna imposta, da cui poi sono inoltrati in Italia su strada senza pagare nulla.
Nel caso di un rinvio e non di una cancellazione, resterà comunque questo problema, perché in teoria la tassa italiana di due euro si sommerà a quella comunitaria di tre euro. In concreto significa che i pacchi che atterreranno negli aeroporti italiani dovrebbero pagare cinque euro, mentre se atterreranno in altri scali comunitari, con inoltro in Italia su strada, ne pagheranno tre. Insomma, il rinvio non cambierà nulla.




























































