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L’Interporto Toscana Centrale punta sull’intermodale


Il potenziamento del trasporto su ferro sarà uno dei punti centrali del nuovo progetto di sviluppo dell'Interporto della Toscana Centrale al cui vertice è stato da poco nominato Daniele Ciulli in qualità di direttore generale. "L'interporto può contare su un fascio di binari di cui fanno parte anche due lastre da 750 metri e quattro da 600 metri, oltre a uno spazio per lo stoccaggio dei container che si estende su 10mila metri quadrati» ha affermato Ciulli, spiegando che l'obiettivo è quello di far partire entro un anno e mezzo i primi servizi intermodali.
"Da un lato vogliamo aprire collegamenti via treno con i porti che servono la Toscana, quindi Genova, La Spezia e Livorno; dall'altro guardiamo all'opportunità di attivare servizi via treno verso il Nord Europa e verso il Sud Italia", ha aggiunto il manager. Ciulli ha anche messo nero su bianco il nuovo programma di sviluppo dell'interporto pratese che chiaramente basa le proprie fortune sul distretto produttivo locale (legato soprattutto all'industria tessile) e a un'area circostante popolata da circa 2 milioni di persone.
"Stiamo lavorando, e sarà pronto in estate, a un nuovo business plan dove verranno individuati con maggiore precisione gli investimenti necessari e i risultati cui poter ragionevolmente ambire per far sì che l'interporto, oltre all'ottima attività immobiliare, possa sfruttare di più e meglio le proprie potenzialità operative in termini di ricezione e distribuzione delle merci soprattutto via treno", sottolinea il direttore generale della società controllata dal Comune di Prato e dalle Camere di commercio di Prato e di Firenze.
L'interporto occupa una superficie di circa 700mila metri quadrati su cui sono stati realizzati magazzini per circa 91mila mq coperti, uffici per 23mila mq e dove sono ospitati circa 60 operatori. Fra questi, anche molti spedizionieri insediatisi nella zone per operare al servizio del sistema produttivo locale.
Oggi tra i punti di forza dell'interporto pratese c'è un'area metropolitana che in termini di produzione manifatturiera è una delle più importanti del Paese con una vocazione prevalente all'export anche se, per ciò che riguarda i container marittimi, lo sbilanciamento è invece verso l'import. Fra i punti di debolezza sui quali intervenire, oltre a un necessario ribilanciamento delle merci per riuscire a formare treni dai porti o verso altre destinazioni finali, c'è la necessaria ristrutturazione del fascio di binari inutilizzato per anni, la mancanza di un punto di gestione dei container vuoti, la tratta ferroviaria verso l'Europa continentale attualmente limitata in portata e dimensioni e, infine, le difficoltà da risolvere sull'effettuazione delle manovre ferroviarie presso l'interporto.

Nicola Capuzzo

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