Le linee ferroviarie trasversali appenniniche non sono mai finite sotto una buona stella. Con la sola eccezione di quella più meridionale, la Napoli-Foggia-Bari i cui lavori di radicale adeguamento sono in avanzata fase di realizzazione, per le altre, vale a dire la Pontremolese Parma-La Spezia, la Roma-Ancona e la Roma-Pescara, i passi in avanti sono sempre stati modesti o, meglio, portati avanti senza fretta nei decenni. Ora a fine giugno 2026 arriva anche la scadenza delle opere finanziate in tutto o in parte con in fondi del Pnrr, ma neppure questa occasione ha dato la scossa necessaria a voltare pagina. È questo il caso del raddoppio e adeguamento complessivo della Orte-Falconara, tratta centrale della direttrice ferroviaria Roma-Ancona.
A dare la misura della lentezza con la quale sono stati programmati gli interventi di potenziamento, è sufficiente ricordare che la prima tratta raddoppiata, quella tra Narni e Terni lunga appena 12 chilometri ha visto la conclusione dei lavori nel lontano maggio 1980 e successivamente si è assistito a uno stillicidio di aperture, proseguite in tutti questi anni fino al 2020 senza arrivare ancora al completamento del raddoppio lungo tutta la dorsale appenninica. A essere precisi, sono stati adeguati quasi novanta chilometri su un totale di poco più di duecento, vale a dire ci sono voluti quarant’anni per potenziare poco più del 40% dell’intero percorso.
Emblematico è il caso della Spoleto-Campello sul Clitunno dove i lavori su una tratta di 9,8 chilometri sono stati avviati nel 2002 e saranno conclusi solo entro il 2026 dopo diverse traversie contrattuali che hanno richiesto più di una volta la risoluzione degli appalti assegnati e l’indizione di nuove gare. C’è comunque da dire che tra gallerie, viadotti e varianti di tracciato, anche un singolo lotto presenta non poche opere d’arte significative. L’esempio è offerto dai tre lotti funzionali in corso di realizzazione anche con i fondi del Pnrr, per uno sviluppo di 21,5 chilometri, tra il PM 228, il posto di movimento dove termina la tratta già adeguata in arrivo da Fabriano, per concludersi quindi a Castelplanio.
Dei tre lotti complessivi, il primo a essere appaltato nell’ottobre 2023 è stato il secondo in quanto definito prioritario e non a caso finanziato attraverso il Pnrr: lungo poco meno di nove chilometri tra Genga e Serra San Quirico, prevede la realizzazione di sei gallerie e quattro viadotti. Successivamente i lavori sono stati assegnati anche lungo i quattro chilometri tra Albacina e il PM 228, mentre l’ultima tratta, quella tra Serra San Quirico e Castelplanio a causa di ritardi burocratici legati anche alla valutazione di impatto ambientale è stata stralciata in occasione della revisione dei finanziamenti del Pnrr ed è entrata nella fase operativa solo a inizio 2026.
Anche qui sono previste varianti di tracciato e nuove opere d’arte di una certa rilevanza, tra cui tre viadotti e una nuova sottostazione elettrica. L’adeguamento della Orte-Falconara che si inserisce nella direttrice ferroviaria Roma-Ancona è indispensabile per garantire a questa trasversale appenninica un ruolo anche nel trasporto merci senza limiti di sagoma per i servizi intermodali, raggi di curvatura limitati e pendenze adeguate per i treni di massa standard.
Piermario Curti Sacchi





























































