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Le ferrovie investono poco in Lombardia


Le ferrovie, attraverso il braccio operativo di Rfi, vale a dire il gestore della rete, confidano nella tecnologia come la soluzione più immediata per favorire un salto di qualità nei nodi ferroviari della Lombardia e lungo i valichi verso la Svizzera. La parola magica è Etcs HD, dove HD sta per High Density, Alta Densità nei nodi urbani. Questa tecnologia, che rappresenta un nuovo sistema di distanziamento dei treni, consente di incrementare la capacità delle linee fino ad arrivare a gestire la circolazione di 16 treni l'ora per senso di marcia. Ideale, quindi, almeno sulla carta, per ottenere un risultato tangibile, senza all'apparenza investimenti pesanti nell'infrastruttura, intesa come nuovi binari, nuovi raccordi, nuovi punti di incrocio.
È quanto ha illustrato l'amministratore delegato di Rfi, Maurizio Gentile, nell'audizione a novembre 2019 davanti alla commissione permanente Territorio e Infrastrutture della Regione Lombardia. Argomento dell'incontro è stato il "cronoprogramma degli interventi previsti sulla rete ferroviaria lombarda" e sulle risorse necessarie. Cuore del programma degli investimenti previsti fino al 2021 è quello definito upgrading (aggiornamento) del nodo di Milano per incrementare la capacità e il potenziamento della tratta tra Chiasso e Monza che rientra nel corridoio ferroviario europeo Reno-Alpi. Entro il 2022, secondo Gentile, sulla rete lombarda saranno attivati centinaia di milioni in investimenti tecnologici. Tra Chiasso e Monza verranno installati nuovi apparati centrali con tecnologia digitale che faranno cambiare pelle alla linea esistente, ma senza aggiungere nulla di più. Rinviati a data da destinarsi investimenti più corposi sull'infrastruttura, analoghi a quanto la Svizzera ha realizzato con il progetto AlpTransit. Per esempio, all'uscita sud della galleria merci di Chiasso conosciuta come Monte Olimpino due, al Bivio Rosales, resterà l'attuale connessione a raso a due binari.
Rimarrà sulla carta, quindi la nuova linea merci ad alta capacità prospettata lungo la direttrice verso Seregno-Milano, lunga circa 37 km di cui 15 km in variante, 14 km in affiancamento e 8 km d'interconnessioni. A Seregno era prevista l'interconnessione con il progetto di un nuovo collegamento verso Treviglio-Bergamo, costituito da un potenziamento della linea esistente fino a Lesmo-Carnate e da una nuova tratta da costruire da Lesmo-Carnate a Levate, per connettersi sulla linea Bergamo-Treviglio. In pratica una gronda merci nord-est, speculare a quella nord-ovest da realizzare, quest'ultima, lungo l'itinerario di Luino-Gallarate, anche questa finita in fondo a un cassetto. Per Rfi sarà sufficiente ammodernare l'apparato centrale di Gallarate e l'antenna di Somma Lombardo che coinvolge il fascio merci a servizio del fondamentale terminal Hupac di Busto-Gallarate.
Che cosa nasconde questa strategia? Secondo gli operatori, si assiste a una schermaglia a distanza tra Svizzera e Italia. La Confederazione elvetica frena sul progetto AlpTransit sud, da Lugano a Chiasso, pur avendo la possibilità di sostenere l'impegno finanziario necessario, perché l'Italia ha rinviato ogni intervento infrastrutturale sulla Chiasso-Milano. L'Italia sfrutta questo assist elvetico, imputando a sua volta i ritardi alla Svizzera. Una sorta di alibi per temporeggiare.

Piermario Curti Sacchi

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