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Cronaca

  • Camionista denunciato per furto in logistica nel Reggiano

    Camionista denunciato per furto in logistica nel Reggiano

    Un autotrasportatore di 59 anni residente a Parma è stato denunciato per furto aggravato dopo aver nascosto capi Armani per circa 1.600 euro nel proprio camion durante un'operazione di carico in un'azienda di logistica di Castelnovo di Sotto, nel Reggiano.

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  • Cambio a Livorno nella gestione del Terminal Calata Orlando

    Cambio a Livorno nella gestione del Terminal Calata Orlando

    Il terminal Calata Orlando del porto di Livorno passa sotto il controllo diretto dei Gruppi Fratelli Neri e Nova Marine Carriers, che hanno acquisito la maggioranza dalla holding NR Investimenti. La quota restante rimane alla famiglia Alberti.

    Sequestrati 128 milioni per contrabbando di gasolio adulterato

    Un esercito di duecento militi della Guarda di Finanza hanno attuato il 7 luglio 2021 un’ampia operazione a livello nazionale contro un vasto giro di contrabbando di gasolio adulterato, nell’ambito di un’indagine avviata nel 2017 dalla Procura di Nocera Inferiore, dopo alcune anomalie emerse nel traffico di carburante proveniente dell’Europa orientale. L’inchiesta si è svolta seguendo le tracce di due distinte organizzazioni operanti nell’Agro nocerino-sarnese che hanno venduto gasolio adulterato senza pagare le relative imposte. La prima operazione della Finanza è avvenuta nel 2018, anno in cui le indagini portarono al sequestro di tredici autocisterne cariche di 500mila litri di prodotto di contrabbando e all’arresto di quattro persone.

    Seguendo questo filone, i procuratori hanno scoperto una vasta rete che comprende trentadue società riconducibili alle due organizzazioni criminali che tra il 2018 e il 2019 avrebbero importato illegalmente dall’Ungheria, dalla Croazia e dalla Slovenia oltre venti milioni di litri di gasolio adulterato che formalmente era identificato come “olio anti-corrosivo e preparazioni lubrificanti”, quindi non soggetti ad accise.

    Ma la realtà era diversa. Questi oli e lubrificanti erano convogliati in una base logistica slovena, che lo adulterava rendendoli adatti alla carburazione. Il prodotto così ottenuto era caricato su autocisterne dirette in Italia con documentazione fiscale falsa, che gli autisti distruggevano una volta superata la frontiera.

    I camion proseguivano così il loro viaggio in Italia con una documentazione che attestava il carico come gasolio per autotrazione per il quale era stata pagata l’imposta. In questo modo, i veicoli potevano superare eventuali controlli della Finanza. Questi carichi proseguivano per un deposito petrolifero alle porte di Milano, da cui il gasolio adulterato era smistato sia a commercianti all’ingrosso, sia a distributori stradali no logo, sia a impianti privati extra-rete degli utilizzatori.

    I contrabbandieri hanno usato anche società di comodo – prive di consistenza economica, struttura operativa e dipendenti – che si prendevano carico dell’Iva derivante da queste vendite senza poi versarla allo Stato. Queste società cartiere facevano anche parte di un più ampio meccanismo di frode fiscale, emettendo fatture per operazioni inesistenti. Ciò ha creato alcuni schermi formali tra chi forniva il carburante e chi lo usava, favorendo l’evasione dell’Iva.

    Le organizzazioni criminali hanno saputo anche adeguarsi all’evoluzione della disciplina sugli acquisiti di carburante, modificata proprio per contrastare contrabbando e frodi fiscali. Per esempio hanno adottato alcuni espedienti per eludere la responsabilità in solido nell’assolvimento dell’Iva, introdotta nel 2018 a carico dei depositi fiscali. Per farlo, i contrabbandieri hanno usato lettere d’intento false in cui dichiaravano in modo falso la qualifica di esportatori abituali per continuare ad acquistare gasolio senza pagare le imposte.

    Le organizzazioni avevano anche adottato meccanismi sofisticati per riciclare i profitti della frode, trasferendoli in proprie società estere per impedirne il tracciamento oppure impiegandoli in Italia per acquistare quote di società e impianti per lo stoccaggio e la distribuzione dei carburanti. Gli inquirenti ritengono che in soli due anni le organizzazioni hanno investito in tali impianti oltre tre milioni di euro.

    “Si tratta, nel complesso, di manovre finanziarie importanti, che hanno contribuito alla realizzazione di un’economia illecita circolare, mediante la quale i confini commerciali del network criminale si sono estesi fino al Potentino, all’Abruzzo e alla Lombardia, accumulando ricchezze che gli associati non mancavano di ostentare”, scrive la Procura.

    Per esempio, alcuni indagati si presentavano all’inaugurazione dei loro distributori su auto di lusso intestate a proprie società estere. Viceversa, gli indagati che hanno riciclato i profitti all’estero apparivano come privi di reddito e sono perfino riusciti a presentare domanda per il reddito di cittadinanza. Per comprendere i margini di profitto di questo traffico, le organizzazioni sono riuscite a tagliare il prezzo del gasolio di 27 centesimi al litro per l'evasione dell’Iva e 60 centesimi per quella delle accise, quindi di quasi 90 centesimi a fronte di un prezzo medio alla pompa di 1,5 euro.

    L’inchiesta ha coinvolto 59 indagati, dei quali quattro agli arresti domiciliari. Inoltre, il Gip di Nocera Inferiore ha disposto il sequestro per un valore di 128 milioni agli indagati e a trentadue società, pari al valore di tutte le imposte evase (accise, Iva, Ires e Irpef). Tra i beni sequestrati ci sono ventisette veicoli industriali usati per il trasporto dei carburanti, gli asset di nove imprese (sette italiane e due estere), due depositi e dieci impianti di distribuzione.

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