Il 16 gennaio 2026 si è aperto a Bergamo il processo a carico di 23 imputati nell’ambito del secondo filone dell’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia sul controllo del trasporto ortofrutticolo nella Bergamasca. Questa prima udienza ha avuto carattere tecnico: il collegio presieduto dalla giudice Sara De Magistris, con i giudici a latere Alberto Longobardi e Michela Loletto, ha accolto la lista testi presentata dalla procuratrice aggiunta Claudia Moregola. Il decreto di rinvio a giudizio supera le 70 pagine e concentra le accuse su un complesso intreccio d’illecita concorrenza, tentate estorsioni, riciclaggio e frodi fiscali che avrebbe inciso sui trasporti stradali legati ai flussi ortofrutticoli.
Al centro della vicenda c’è l’evoluzione di una rivalità tra imprese di autotrasporto che, a partire dal 2015, si sarebbe trasformata in un terreno di radicamento criminale collegato alla ’ndrina Arena di Isola Capo Rizzuto. La trama processuale ruota intorno a due poli aziendali: la Ppb Servizi e Trasporti di Seriate, riconducibile ad Antonio Settembrini, e l’area concorrente collegata alla Mabero di San Paolo d’Argon, riferita a Giuseppe Papaleo. Settembrini figura tra gli imputati con la moglie Francesca Puglisi, mentre Papaleo in questo secondo processo non è imputato e risulta parte civile.
L’origine dell’intero impianto investigativo è fissata nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2015, quando un incendio doloso distrusse quattordici autoarticolati della Ppb nel piazzale aziendale di via Perugino 4 a Seriate. L’episodio non sarebbe stato il primo: un precedente rogo nel febbraio 2014 aveva già colpito l’azienda, distruggendo cinque camion. Dopo l’attacco del 2015, Settembrini indicò ai carabinieri come possibile mandante il rivale Papaleo, il quale lo avrebbe fatto per indebolire il concorrente nelle commesse del trasporto ortofrutticolo locale.
L’obiettivo economico dell’azione è collegato all’appalto legato alla Sab Ortofrutta di Telgate, indicata come principale committente del comparto nella Bergamasca. L’azione incendiaria avrebbe avuto lo scopo di condizionare anche la percezione della filiera distributiva: il titolare Tarcisio Forini, sentito come testimone in aula in un procedimento correlato, riferì che alcuni clienti della grande distribuzione non gradivano più ricevere i camion della ditta presa di mira, e che nel gennaio 2016 una parte rilevante delle consegne fu affidata alla Frigor Trasporti Orobico di San Paolo d’Argon, che sarebbe stata legata alla Mabero.
Le indagini, coordinate dalla Dda di Brescia, si svilupparono dal 2016 con intercettazioni, riscontri su spostamenti e analisi delle relazioni tra imprenditori e soggetti provenienti dalla Calabria. È in questo passaggio che Settembrini, dopo il rogo, avrebbe cercato protezione rivolgendosi a contatti legati alla criminalità organizzata. In una prima fase avrebbe contattato Carmelo Caminiti, indicato come collegato alle cosche De Stefano e Tegano Stefano di Reggio Calabria. Successivamente il canale si sarebbe spostato sugli Arena di Isola Capo Rizzuto, con Pasquale Arena come referente iniziale e con l’invio in Bergamasca di Martino Tarasi, descritto dagli inquirenti come figura chiave e fulcro del sistema.
La sequenza contestata per le condotte intimidatorie verso Papaleo si colloca tra il 2018 e il 2019. In quel periodo avvennero tre episodi di minacce e tentate estorsioni. Nel primo incontro, a fine gennaio 2018 nel piazzale della Mabero di San Paolo d’Argon, uno degli interlocutori si presentò come titolare di Wintertransport e socio di fatto della Ppb, pronunciando la frase riportata negli atti: “Tu sappi che da oggi in poi là i camion sono miei e se ti permetti di bruciare un camion vengo qua, ti brucio a te, i camion e tutta la razza”. L’imposizione mirava a condizionare l’acquisizione di clientela e a imporre una spartizione del mercato.
Parallelamente alla pressione sul mercato, il secondo filone processuale concentra una parte rilevante delle contestazioni su un meccanismo di frode fiscale e riciclaggio. L’inchiesta ha fatto emergere un sistema di fatture false per oltre venti milioni di euro, sostenuto da almeno sette società cartiere in Lombardia, Umbria e Calabria. L’obiettivo sarebbe stato alimentare flussi di riciclaggio e abbattere l’utile imponibile delle società operative.
Un passaggio centrale riguarda intercettazioni del gennaio 2020 tra Settembrini e Puglisi sulla ricerca di soggetti destinatari di fatture della Ppb. La soluzione arrivò attraverso Tarasi, che propose a un imprenditore attivo nel Veronese un’operazione basata sull’emissione di tre fatture per presunti noleggi mezzi, per un totale di oltre 90mila euro. Grazie a queste fatture, la Ppb ottenne dalla banca di Seriate un anticipo di circa 76mila euro. Quando l’istituto sollecitò i pagamenti, Tarasi suggerì di dichiarare falsamente un versamento su altro conto. Le contestazioni includono anche usura, bancarotte fraudolente, intestazioni fittizie e trasferimento fraudolento di valori. La Wintertransport, trasferita a Milano nel 2018, fu messa in liquidazione nel 2019. Tra le società citate figura anche Regina di Cuori, con intestazioni ritenute fittizie a familiari di Settembrini.
Il procedimento 2026 s’inserisce in una sequenza di esiti giudiziari precedenti. Nel giugno 2020 furono emesse condanne con rito abbreviato, tra cui quella di Settembrini a 2 anni e 8 mesi. Nel giugno 2021 Giuseppe Papaleo fu condannato in primo grado a 12 anni come mandante del rogo, pena ridotta a 8 anni in appello. Il 24 gennaio 2023 la Cassazione rese definitiva la condanna di Settembrini, che il 26 gennaio entrò nel carcere di Opera. Il secondo filone nasce dall’operazione del settembre 2022, che portò a 33 arresti per associazione per delinquere aggravata dall’agevolazione mafiosa e frodi fiscali oltre 20 milioni di euro. È da questa operazione che scaturisce il processo aperto nel gennaio 2026, dieci anni dopo il rogo che ha dato origine all’intera vicenda.
Le informazioni riportate si basano su atti processuali pubblici, ordinanze di custodia cautelare e cronache giudiziarie di testate verificate. Le contestazioni citate rappresentano l'impianto accusatorio e non costituiscono accertamento di responsabilità, che spetta al tribunale.


























































