- L’economia italiana è rimasta in stagnazione nel 2025, con un Pil in crescita dello 0,1% nel terzo trimestre e dello 0,4% su base annua. Industria e scorte hanno frenato l’espansione, mentre servizi ed esportazioni nette hanno compensato solo in parte la debolezza manifatturiera.
- La contrazione produttiva ha colpito i settori a maggiore intensità logistica: automotive, chimica, farmaceutica e alta tecnologia registrano cali trimestrali diffusi. Il crollo del 20% della produzione Stellantis ha ridotto in modo netto la domanda di trasporto urgente.
- Le tariffe spot domestiche dell’autotrasporto sono scese a 111,7 punti a dicembre, in calo di 6,2 punti su base mensile. I contratti, invece, si sono attestati a 116,2 punti e sono cresciuti di circa 5 punti su base trimestrale e annua, segnalando una diversa dinamica negoziale.
Nel 2025 il mercato italiano dell’autotrasporto si è mosso in un contesto di stagnazione economica e contrazione industriale che incide direttamente sulla formazione dei noli, come emerge dal rapporto diffuso da Upply a febbraio 2026. Nel terzo trimestre il Pil italiano è cresciuto dello 0,1%, dopo mesi di sostanziale immobilità, portando la variazione su base annua allo 0,4%. La dinamica è stata sostenuta da servizi, agricoltura ed esportazioni nette, che hanno contribuito a un aumento di 0,5 punti percentuali, ma l’apporto è stato quasi interamente neutralizzato dalla flessione dell’industria e dalla riduzione delle scorte, che hanno sottratto mezzo punto.
Il quadro macro si riflette in modo diretto sulla domanda del trasporto stradale delle merci. La debolezza del manifatturiero ha ridotto la necessità di capacità addizionale, in particolare quella richiesta con breve preavviso, comprimendo il segmento spot. È qui che la dinamica tariffaria mostra il segnale più evidente della crisi. Infatti, a dicembre 2025 l’indice delle tariffe spot domestiche si è attestato a 111,7 punti, con una flessione di 6,2 punti su base mensile. Su base trimestrale e annua la variazione è rimasta sostanzialmente stabile, rispettivamente +0,3 e +0,1 punti, confermando un mercato piatto e privo di tensioni sulla capacità. L’assenza di picchi di domanda e la riduzione dei flussi industriali hanno eliminato quelle condizioni di urgenza che normalmente sostengono i noli a breve termine.
Il fattore principale è la contrazione diffusa della produzione industriale nei comparti a maggiore intensità logistica. Nel confronto trimestrale, l’alta tecnologia segna -2,7%, i prodotti farmaceutici -5,6%, la chimica -5,4% e i veicoli a motore e rimorchi -4,4%. La chimica risente anche del calo del 13% su base annua delle vendite della divisione Versalis di Eni. Il dato più critico riguarda l’automotive: la produzione italiana di Stellantis è scesa del 20% su base annua, fermandosi a 379.706 veicoli nel 2025, il livello più basso degli ultimi 71 anni. Una contrazione di questa portata si traduce in minori volumi di componenti, semilavorati e veicoli finiti lungo l’intera filiera. La riduzione della produzione non incide solo sui volumi, ma modifica la struttura della domanda di trasporto. Le imprese, in un contesto di consumi deboli e scorte in diminuzione, pianificano con maggiore prudenza e riducono gli approvvigionamenti urgenti. Questo sposta ulteriore pressione sul segmento spot, dove la competizione tra vettori aumenta e i margini si comprimono.
In controtendenza rispetto allo spot, le tariffe contrattuali domestiche mostrano una resilienza relativa. A dicembre l’indice si è attestato a 116,2 punti. Pur registrando un calo mensile di 3,8 punti, le tariffe concordate risultano in crescita di circa 5 punti sia su base trimestrale sia su base annua. La divergenza tra spot e contratti evidenzia una doppia dinamica: da un lato, la debolezza immediata della domanda; dall’altro, la necessità di preservare condizioni economiche minime nei rapporti di medio periodo. La tenuta dei contratti può essere letta come il risultato di più fattori. In un contesto d’incertezza, parte della committenza ha preferito assicurarsi capacità a condizioni definite, evitando l’esposizione a eventuali volatilità future. Dal lato dell’offerta, i vettori hanno cercato di difendere le tariffe strutturali per compensare costi fissi elevati e una persistente carenza di autisti. La differenza tra 111,7 punti dello spot e 116,2 dei contratti indica che il riequilibrio avviene soprattutto sul mercato a breve, mentre i rapporti consolidati assorbono solo in parte la pressione.
Un ulteriore elemento di contesto è rappresentato dall’andamento dei flussi internazionali su strada. Il traffico tra Polonia e Italia evidenzia tra il 2024 e la fine del 2025 un andamento irregolare, con volumi compresi tra 0,15 e 0,25 milioni di tonnellate per trimestre. Nell’estate 2025 si osserva una caduta verso 0,15 milioni di tonnellate, seguita da una parziale ripresa nel quarto trimestre. L’instabilità dei flussi contribuisce a rendere meno prevedibile l’utilizzo della capacità e rafforza la prudenza nei negoziati tariffari.
Sul fronte dei costi operativi, il rapporto di Upply segnala una convergenza al ribasso dei prezzi alla pompa di gasolio, Hvo e metano. Il gasolio in Italia segue la tendenza europea verso la deflazione. La riduzione dei costi del carburante offre un sollievo parziale agli operatori, ma non compensa la contrazione dei volumi e la compressione dei noli spot. In assenza di una ripresa della produzione industriale, il beneficio sui margini resta limitato.
Le prospettive per il 2026 sono condizionate da rischi esterni che possono incidere ulteriormente sulla domanda di trasporto. Il rapporto richiama le possibili misure tariffarie statunitensi sulle esportazioni europee e la riallocazione verso l’Europa di merci cinesi a prezzi medi inferiori del 20%. Per l’Italia, la sovrapposizione tra specializzazioni manifatturiere nazionali e offerta cinese a basso costo rappresenta un elemento di vulnerabilità. Un’ulteriore pressione sulle esportazioni potrebbe tradursi in minori volumi intermedi e finiti, con effetti diretti sui noli.
Nel complesso, la dinamica tariffaria dell’autotrasporto italiano nel 2025 riflette un sistema industriale in difficoltà. Il segmento spot appare il primo ammortizzatore della crisi manifatturiera, con una discesa dell’indice a 111,7 punti e variazioni quasi nulle su base trimestrale e annua. I contratti, a 116,2 punti e in crescita di circa cinque punti su base trimestrale e annua, indicano una difesa selettiva delle condizioni economiche nei rapporti continuativi. Secondo i redattori del rapporto, in assenza di un recupero della produzione industriale e dei consumi, la pressione competitiva sul mercato spot è destinata a proseguire, mentre la sostenibilità economica delle imprese dipenderà dalla capacità di consolidare relazioni contrattuali stabili e di adattare l’offerta a volumi più contenuti.
Antonio Illariuzzi




































































