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Ilva spenta a gennaio 2020, autotrasporto si mobilita


Il 14 novembre 2019, la multinazionale siderurgica ArcelorMittal ha comunicato ai sindacati che il 13 dicembre fermerà l'altoforno 2 di Taranto, il 30 dicembre l'altoforno 4 e il 15 gennaio 2020 l'altoforno 1, segnando così la completa chiusura dello stabilimento. Inoltre, il 26 novembre fermerà il treno nastri 2 e poi anche le cokerie e le centrali elettriche. Insomma, entro la fine di gennaio spegnerà completamente la fabbrica pugliese, sancendo il suo ritiro dall'accordo di affitto e di successiva acquisizione. Dopo tutte queste chiusure, sarà difficilissimo, per motivi tecnici, far ripartire gli impianti nel caso che i commissari straordinari decidano di operare in modo autonomo o riescano a trovare un acquirente (di cui finora non si vede traccia).
La fermata dello stabilimento di Taranto colpirà anche l'indotto, tra cui spicca l'autotrasporto. A proposito d'indotto, pare che ArcelorMittal abbia assicurato al presidente della Regione Puglia Emiliano che pagherà le fatture scadute e che i ritardi finora accumulati sono stati causati da motivi amministrativi. Ma questa assicurazione non basta agli autotrasportatori tarantini, che oggi hanno annunciato lo stato di agitazione. Secondo una stima diffusa nei giorni scorsi da Trasportounito, per l'Ilva operano in Italia circa duecento imprese di autotrasporto, molte delle quali devono la loro sopravvivenza al colosso siderurgico. Casartigiani di Taranto precisa che già da qualche giorno la maggior parte delle imprese della provincia di Taranto ha sospeso i servizi, per non creare ulteriori crediti nei confronti dell'azienda, oltre a quelli accumulati in passato.
Secondo l'associazione, l'autotrasporto vanta complessivamente crediti per quindici milioni di euro. Oltre a sospendere i servizi, gli autotrasportatori dell'Ilva chiedono allo Stato l'apertura di un Tavolo di crisi per programmare il futuro di Taranto e per sottolineare che anche gli operatori dell'autotrasporto rientrano tra i soggetti da tutelare tramite interventi speciali. Anche perché nel territorio tarantino se si perde l'Ilva l'unico committente rilevante degli autotrasportatori resta l'Eni.

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