Secondo il rapporto della Commissione Europa sull’utilizzo di personale extracomunitario per guidare veicoli industriali all’interno della Commissione, questo fenomeno è in costante crescita per affrontare la carenza di giovani europei disposti a sostituire la grande massa di conducenti che noi prossimi anni andrà in pensione. Già oggi, si stima una carenza di mezzo milione di autisti. A un aspetto importante di questo fenomeno è quello sociale, legato ai rischi di sfruttamento e alla protezione sociale dei conducenti di Paesi terzi impiegati nel trasporto merci su strada. Il quadro che emerge è articolato: da un lato esiste un impianto normativo europeo solido sul piano formale, dall’altro restano vulnerabilità legate alla complessità burocratica e alla scarsa trasparenza dei canali di reclutamento.
La Direttiva UE 2024/1233 stabilisce che, una volta ottenuto il permesso unico, il conducente extra UE ha diritto alle stesse condizioni dei cittadini dello Stato ospitante in materia di retribuzione, condizioni di lavoro e accesso alla sicurezza sociale. Ciò include il rispetto dei minimi salariali nazionali o dei contratti collettivi applicabili, la piena tutela in materia di salute e sicurezza e il diritto alla libertà sindacale, compreso lo sciopero e l’iscrizione alle organizzazioni di rappresentanza.
Il rapporto sottolinea tuttavia che il momento di maggiore vulnerabilità è nella fase pre-contrattuale, tra la ricerca dell’impiego e la formalizzazione del contratto. In questo intervallo il lavoratore non dispone ancora delle tutele piene previste dal diritto del lavoro dello Stato membro, ma può già aver sostenuto costi elevati o assunto impegni economici nel Paese di origine. La mancanza d’informazioni chiare e centralizzate sulle condizioni salariali, sui requisiti professionali e sulle procedure amministrative favorisce il ricorso a canali informali.
Lo studio Road Transport Due Diligence 2023 mostra che, su 166 conducenti di Paesi terzi intervistati, la maggioranza ha trovato lavoro tramite social media o reti personali non istituzionali. Questo dato suggerisce una correlazione tra l’uso di intermediari non verificati e il rischio di pratiche abusive, come commissioni non dovute o informazioni fuorvianti sulle condizioni di impiego.
Lo stato d’immigrato extracomunitario aggrava quindi un contesto che già mostra lo sfruttamento degli autisti appartenenti a nazioni della stessa Unione, come mostrano le continue notizie d’indagini svolte in diversi Paesi. Al ricatto occupazionale si aggiunge quello legato all’espulsione. Ovviamente non sempre il reclutamento d’immigrati comporta comportamenti illegali, ma visto che il rapporto della Commissione Europea stima che gli autisti extracomunitari siano già oggi l’otto perento del totale, è chiaro che ormai rappresentano un elemento fondamentale della logistica europea. E per garantire una corretta concorrenza tra imprese, la vigilanza sulla legalità dei rapporti di lavoro deve essere costante.
M.L.
LEGGI ANCHE:











































































