Il rapporto diffuso dall’Unione Europea sull’attività degli immigrati extracomunitari nelle imprese di autotrasporto comunitarie mostra che, a causa della carenza di giovani locali, sta aumentando il numero di personale che giunge da Paesi terzi. Bruxelles stima che la loro percentuale abbia raggiunto l’8% di tutti i conducenti di veicoli industriali e la loro incidenza sta aumentando. Ma dal rapporto emergono anche alcuni elementi critici, tra cui il costo del reclutamento degli autisti extracomunitari.
Secondo una ricerca svolta dai relatori del rapporto attraverso interviste aziendali, il costo medio per l’inserimento di un singolo conducente extraeuropeo è di 20.157 euro. La voce più consistente è rappresentata dal salario e dagli oneri associati versati durante il periodo di formazione e regolarizzazione, pari a 14.600 euro. Si tratta di un intervallo in cui il conducente non può ancora essere impiegato pienamente nelle attività di trasporto e quindi non genera ricavi per l’impresa. A questa componente si aggiungono i costi di sussistenza, stimati in 3.815 euro, che comprendono viaggio dal Paese di origine, alloggio e spese iniziali d’integrazione. Il conseguimento o la conversione della patente in un Paese comunitario comporta una spesa media di 1.385 euro, mentre la formazione e il conseguimento del Certificato di qualificazione del conducente incidono per ulteriori 357 euro.
Il rapporto evidenzia che il 90% delle imprese del trasporto è costituito da micro-imprese con meno di dieci dipendenti. In questo contesto, un investimento iniziale di oltre 20mila euro per singolo autista può incidere in modo sostanziale sulla liquidità aziendale. Invece, le grandi aziende dispongono in genere di strutture amministrative e legali interne in grado di gestire procedure complesse e di assorbire meglio i costi di inattività. Quindi, il reclutamento di autisti extracomunitari sta avvenendo soprattutto nelle realtà strutturate.
La durata delle procedure rappresenta un ulteriore elemento critico. Il processo di reclutamento internazionale richiede mediamente tra i 4 e i 6 mesi, con punte che possono arrivare a un anno, a causa della frammentazione delle competenze tra Autorità nazionali, consolari e formative. L’analisi dei tempi riportata nel rapporto mostra che il rilascio dei documenti professionali, come il Certificato di qualificazione del conducente e la carta cronotachigrafica, richiede una quota relativamente contenuta del tempo complessivo, mentre le procedure per il visto e il permesso di soggiorno costituiscono la parte più lunga e incerta.
Un nodo particolarmente critico è rappresentato dal cosiddetto paradosso normativo legato al Certificato di qualificazione del conducente. In diversi Stati membri è richiesta la residenza normale, pari ad almeno 185 giorni, per potersi iscrivere ai corsi di qualificazione. Tuttavia, per ottenere un visto di residenza è spesso necessario disporre di un contratto di lavoro attivo, che a sua volta presuppone il possesso del certificato professionale. Questo meccanismo crea un circuito amministrativo che rallenta l’ingresso dei conducenti nel mercato e prolunga la fase in cui l’impresa sostiene costi senza poter impiegare operativamente l’autista. Per affrontare tali questioni, Bruxelles ha attuato un percorso legislativo che dovrebbe semplificare le procedure amministrative e agevolare anche il percorso formativo, che comprende anche il conseguimento della Cqc.
M.L.
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