Prima di diventare “Petrux”, Danilo è un bambino che cresce tra cabine di guida e paddock. Suo padre, Danilo anche lui, camionista nell’indotto dell’acciaio e poi autista per il team Pileri di Loris Capirossi, lo porta con sé sulle piste di mezzo mondo. Chilometri macinati di notte, gare, sacrifici e un legame cementato tra viaggi infiniti e primi giorni di scuola raggiunti guidando senza sosta da Barcellona a Terni.
Nel racconto emergono anche le radici ancora più profonde: il nonno Carlo, camionista capace di costruire un’impresa partendo dalle cambiali, e un destino che sembra scritto tra motori e trasporti. Petrucci debutta giovanissimo, diventa campione italiano, approda in MotoGP, vince al Mugello con la Ducati nel 2019, mentre il padre è in tribuna. E quando serve, quel padre lascia il camion per fare il corriere pur di accompagnarlo alle gare.
La storia si chiude in modo simbolico alla Dakar, dove Petrucci corre prima in moto e poi in camion, grazie anche all’opportunità offerta da Claudio Bellina. Dal sedile del camion del padre a quello di un mezzo da corsa nel deserto: un cerchio che si completa. È il ritratto di un campione tenace e riconoscente, forgiato dall’asfalto delle autostrade prima ancora che da quello dei circuiti. Una storia di motori e di famiglia, dove il rombo parte sempre da un camion.












































































