Il 12 maggio 2026, nella sede del ministero dei Trasporti a Roma, il ministro ha presentato il Piano Nazionale degli Aeroporti 2026-2035 alla presenza di rappresentanti istituzionali, operatori aeroportuali, vettori e parti sociali. Il documento, elaborato dall'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile, si propone come strumento d’indirizzo politico e tecnico per lo sviluppo della rete aeroportuale italiana nel prossimo decennio.
La presentazione giunge a ridosso della pubblicazione dei dati di traffico 2025 da parte dell'Enac: lo scorso anno gli aeroporti italiani hanno movimentato 229,7 milioni di passeggeri, con un aumento del 5% rispetto al 2024. La componente extra-UE ha registrato la crescita più sostenuta, pari al 7%, confermando il ruolo del trasporto aereo come leva di competitività per export, turismo e connettività internazionale.
L'obiettivo centrale del Pna 2026-2035 è portare la capacità del sistema aeroportuale nazionale a gestire circa 305 milioni di passeggeri l'anno entro il 2035. Si tratta di uno scenario espansivo, il più alto tra quelli contemplati nei documenti tecnici di riferimento, incluse le linee guida depositate in Parlamento nell'ottobre 2021. Però, proiettare la domanda su un orizzonte decennale comporta, per definizione, una significativa incertezza: il Pna vigente e le linee guida stesse ricordano come gli scenari di traffico vadano aggiornati periodicamente alla luce di shock macroeconomici e cicli di domanda, come dimostrato dagli effetti della pandemia. Scegliere lo scenario più espansivo implica un dimensionamento ambizioso delle infrastrutture - piste, terminal, accessibilità - con il rischio, qualora la crescita risultasse più contenuta, di generare sovra-offerta in alcuni bacini.
Il Pna 2026-2035 s’inserisce in piena continuità con il Piano Nazionale degli Aeroporti approvato nel 2022 e con le linee guida già depositate in Parlamento. Il documento mantiene la logica di organizzazione della rete in bacini di traffico omogeneo, dieci in totale, e individua gli scali di interesse nazionale secondo criteri di ruolo strategico, posizione territoriale, volumi e inserimento nei corridoi Ten-T. Il Pna vigente comprende 38 aeroporti di interesse nazionale, mentre la versione 2026-2035, secondo quanto comunicato dall'Enac, estende questa classificazione a tutti gli scali della rete. I sistemi aeroportuali regionali sono confermati: la rete milanese (Malpensa, Linate, Bergamo), quella del nord-est (Venezia, Treviso, Trieste, Verona, Brescia), la rete Emilia-Romagna (Bologna, Parma, Rimini, Forlì) e le reti del Mezzogiorno e delle isole.
Una parte rilevante del Piano riguarda l'integrazione intermodale. Il ministero ha annunciato investimenti pari a 1,2 miliardi di euro destinati ai collegamenti ferroviari verso quattro aeroporti: Bergamo Orio al Serio, Olbia Costa Smeralda, Verona Catullo e Venezia Marco Polo. L'intermodalità è un tema strutturale già presente nel Pna 2022, che si definisce esplicitamente come capitolo del Piano Generale dei Trasporti e della Logistica e insiste sull'integrazione con l'alta velocità ferroviaria, i veicoli elettrici e a idrogeno e le navette dedicate. Tuttavia, la cifra di 1,2 miliardi richiede una lettura attenta. Documenti di Rete Ferroviaria Italiana e fonti legate al Pnrr indicano che i soli interventi per Venezia e Verona, se considerati nel contesto della più ampia "rivoluzione ferroviaria" del Veneto - con un investimento complessivo stimato in oltre tre miliardi di euro - superano già da soli l'importo citato dal comunicato ministeriale. È verosimile, quindi, che la cifra di 1,2 miliardi si riferisca a una componente specifica di finanziamento - quote Pnrr o lotti funzionali già individuati - piuttosto che al costo totale dell'intera infrastrutturazione intermodale verso i quattro scali.
Il Pna 2026-2035 comprende anche una parte sulla sostenibilità ambientale, in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo. Il documento fissa obiettivi crescenti, al 2030 e al 2035, sulla quota di passeggeri che raggiungono gli aeroporti con mezzi collettivi, e orienta la pianificazione verso una razionalizzazione della rete esistente: utilizzo ottimale della capacità già disponibile, riduzione delle sovrapposizioni tra scali limitrofi e specializzazione funzionale degli aeroporti (hub intercontinentali, scali turistici, infrastrutture cargo).
La presentazione del 12 maggio 2026 chiude un ciclo di attesa che aveva generato tensioni nel settore. Già nel corso del 2025, la Fit-Cisl denunciò pubblicamente che il Pna "non può rimanere fermo, chiuso nei cassetti del Governo", avvertendo che il ritardo nella pianificazione rischiava di compromettere la competitività del sistema aeroportuale italiano, con ricadute su collegamenti intercontinentali, occupazione e sviluppo del cargo. L'Enac, per voce del suo presidente Pierluigi Di Palma, confermò nell'autunno 2025 che il Piano era pronto e che sarebbe stato presentato "a breve" dal ministro, riconoscendo però un iter procedurale articolato.
Resta aperta una questione di trasparenza. A differenza di quanto avvenne nel 2022, quando il Pna fu reso disponibile integralmente sul sito del ministero, il documento 2026-2035 non è stato pubblicato in forma integrale al momento della presentazione. Previsioni di traffico per singolo bacino, criteri di classificazione aggiornati degli scali, mappa delle priorità infrastrutturali e scenari alternativi di domanda restano, per ora, filtrati dal comunicato politico e da alcune anticipazioni. Per gli operatori del settore aeroportuale, del cargo aereo e della logistica integrata - che devono orientare investimenti e strategie su un orizzonte decennale - la disponibilità del testo integrale rappresenta un elemento indispensabile per valutare l'effettiva portata delle scelte di pianificazione contenute nel Piano.
M.L.



























































