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    I transiti a Suez flettono i noli container

    Il World Container Index di Drewry cede l'1% a 4.468 dollari per container da 40 piedi, trascinato dal calo sulle rotte Asia-Europa, dove l'aumento dei passaggi nel Canale di Suez compensa le partenze cancellate. Unico rialzo sulla Shanghai-Los Angeles, mentre Drewry prevede nuovi ribassi prima della Golden Week.

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  • Un nuovo marchio turco entra nell’autotrasporto europeo

    Un nuovo marchio turco entra nell’autotrasporto europeo

    Il marchio del gruppo turco Habaş ha presentato allo Iaa Transportation 2026 di Hannover il trattore SteelPower 4x2 in versione diesel, con motore Mercedes-Benz OM471 da 331 a 390 kW, ed elettrica da 410 kW. Telaio in acciaio ad alta resistenza prodotto dal gruppo.

    I conflitti rilanciano le ferrovie nella Penisola balcanica

    Per primo era scoppiato il conflitto Russia-Ucraina, ora quello del Golfo e nel Medio Oriente: due avvenimenti che stanno cambiando profondamente le rotte del trasporto terrestre rivalutando il ruolo di alcune regioni geografiche prima meno strategiche e modificando in tempi incalzanti la priorità nei collegamenti. Dalla Bulgaria alla Grecia, dalla Romania alla Serbia, dalla Turchia alla Macedonia del Nord, mai come in questi mesi ci sono stati annunci di progetti e investimenti lungo le direttrici ferroviarie che toccano i Paesi più direttamente coinvolti nel crocevia tra l’Europa e l’Asia. Tutto questo ha come risultato quello di imprimere una forte accelerazione a progetti già individuati ma finora rimasti un po’ in lista d’attesa.

    Ecco una veloce sintesi degli ultimi fatti che danno un quadro efficace sulle iniziative in corso: Bulgaria, Grecia e Romania hanno avviato la ricerca di finanziamenti per modernizzare il corridoio comune Salonicco-Bucarest; la Serbia intende ripristinare o costruire ex novo quasi 1400 chilometri di linee ferroviarie entro il 2035; Bulgaria e Macedonia del Nord si sono impegnate a realizzare il primo valico di frontiera tra i due Paesi entro il 2030; la Romania ha firmato contratti del valore di un miliardo di euro per ammodernare la rete Ten-T; la Bulgaria ristrutturerà quattro terminal portuali intermodali; la Turchia ha ottenuto da finanziatori internazionali un credito di circa sette miliardi di euro per ammodernare la ferrovia del Bosforo, e tutto questo mentre a fine febbraio 2026 ha preso il via il traffico merci sulla nuova linea Budapest-Belgrado.

    Entriamo meglio nei dettagli, partendo dalla Serbia. La dimensione degli investimenti va messa in relazione con l’attuale rete ferroviaria che si estende per poco più di 4mila chilometri: i progetti, tra nuove costruzioni e riqualificazioni valgono ben un terzo di tutte le ferrovie serbe. Sono già in corso i lavori che interessano nuove linee per uno sviluppo di quasi 300 chilometri e che saranno completati entro il 2030. Diversi tratti della linea principale Belgrado-Niš, in fase di potenziamento, consentiranno ai treni merci di percorrerla fino al massimo della velocità loro consentita. I lavori proseguiranno su altre linee fino al 2035 compreso il progetto Valjevo-Vrbnica che richiederà ingenti risorse per le complesse sfide geologiche.

    Per il livello degli interventi e l’impegno economico è degno di nota anche il piano della Turchia che grazie ai crediti internazionali per circa sette miliardi di euro realizzerà il progetto noto come “Anello settentrionale” destinato ad aumentare notevolmente la capacità del trasporto ferroviario merci attraverso il Bosforo. Attualmente le limitate capacità del tunnel Marmaray, inaugurato solo nel 2013, consentono l’inoltro nelle ore notturne di appena 1,7 milioni di tonnellate di merci: con la nuova ferrovia si potrà arrivare a trenta milioni di tonnellate. L’appalto è previsto già entro il 2026.

    Ambizioso anche il progetto della Romania, già assegnato a un raggruppamento di imprese per un valore complessivo che sfiora il miliardo di euro. Verrà radicalmente ammodernata la linea Craiova-Drobeta Turnu Severin-Caransebeș nella Romania sudoccidentale, lunga 226 chilometri e compresa nel corridoio Ten-T Reno-Danubio lungo la direttrice principale Bucarest-Timișoara. Nonostante questo ruolo fondamentale, attualmente la linea è a binario singolo e presenta tratte con velocità ridotta fino a 50-70 km/h. Una volta raddoppiata ed elettrificata insieme all’introduzione del segnalamento a standard europeo, potrà essere percorsa dai treni merci fino alla velocità di 120 km/h.

    Sarà sufficiente realizzare una galleria di 2,4 chilometri, finora mai contemplata, per realizzare il primo valico ferroviario di frontiera tra Bulgaria e Macedonia del Nord. Il costo è relativo, 70 milioni di euro, da investire nel progetto che sarà realtà entro il 2030, ma restano aperti gli interrogativi sul resto della rete ferroviaria macedone che appare arretrata e inadeguata oltre alla mancanza di alcuni segmenti fondamentali. L’apertura di questa nuova relazione rappresenta un passo fondamentale per lo sviluppo del Corridoio VIII che collega il Mar Adriatico al Mar Nero tra Durrës (Durazzo) in Albania e il nodo portuale di Varna in Bulgaria che presenta due terminal in fase di potenziamento sia nei collegamenti ferroviari sia nella dotazione impiantistica, con una nuova gru mobile.

    Dal canto loro, Bulgaria, Grecia e Romania dopo aver dato vita a una piattaforma del Corridoio Mar Nero-Mar Egeo per facilitare la logistica, ora puntano su un progetto congiunto per modernizzare la linea ferroviaria Salonicco-Sofia-Bucarest. Opera d’arte principale è un nuovo ponte sul Danubio, ma la Bulgaria sta pianificando la costruzione di altri due manufatti sempre sullo stesso corso d’acqua con l’obiettivo di aprire ulteriori valichi ferroviari di frontiera tra i due Paesi. Un progetto che invece è giunto a conclusione è la nuova linea tra Budapest e Belgrado con un investimento complessivo stimato in quattro miliardi di euro. La nuova linea, finanziata in gran parte da enti cinesi, è stata aperta all’esercizio e nella prima fase sarà percorsa solo da treni merci. Uno dei principali beneficiari di questa infrastruttura sarà il porto greco del Pireo.

    Piermario Curti Sacchi

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