Il rapporto diffuso a febbraio 2026 dalla Commissione Europea mette in evidenza il crescente apporto di personale extracomunitario nella guida dei veicoli industriali. Ciò a causa della carenza di giovani europei disposti a sostituire le precedenti generazioni che vanno in pensione. Oltre a fotografare l’esistente, il rapporto parla anche del futuro, ossia delle innovazioni normative che saranno attuate nei prossimi anni dall’Unione per affrontare la carenza di autisti.
Uno degli interventi più rilevanti è il sistema di riconoscimento delle patenti rilasciate da Paesi terzi. La riforma introduce il Codice 72, destinato a sostituire progressivamente il Codice 70, oggi utilizzato in molti casi di conversione. Il Codice 70 comporta spesso un vincolo operativo verso lo Stato membro che ha effettuato lo scambio della patente, con effetti limitativi sulla mobilità transfrontaliera del conducente. Il nuovo Codice 72 attesterà invece l’equivalenza della patente estera agli standard UE, consentendo al conducente di operare in tutti gli Stati membri senza dover ripetere esami teorici o pratici in caso di trasferimento. Per le imprese di trasporto merci ciò si traduce in una maggiore flessibilità nell’allocazione della forza lavoro a livello europeo.
Il pilastro legislativo di questa transizione è la Direttiva UE 2025/2205, che definisce un quadro comune per la valutazione dei conducenti provenienti da Paesi extra UE. Gli Stati membri avranno tempo fino a novembre 2029 per adeguare i sistemi nazionali di motorizzazione e le banche dati, in modo da garantire il pieno riconoscimento del Codice 72 su tutto il territorio della Commissione. La Direttiva introduce inoltre criteri minimi per l’inclusione di Paesi terzi in una lista europea di Stati con standard formativi ritenuti equivalenti, aprendo la strada a un riconoscimento più automatico dei titoli.
Parallelamente, il rapporto evidenzia la revisione della Direttiva 2003/59/Ce sulla qualificazione iniziale e la formazione periodica dei conducenti. L’intervento mira a superare il blocco amministrativo che oggi deriva dal requisito di residenza per l’accesso ai corsi del Certificato di qualificazione del conducente. Attualmente, i tempi medi per ottenere il certificato possono arrivare a 8-10 mesi anche a causa della sequenzialità tra rilascio del visto, residenza e avvio della formazione. L’obiettivo successivo alla riforma è ridurre tale percorso a 3-4 mesi, consentendo lo svolgimento della formazione in parallelo con le pratiche d’ingresso, anziché in successione. Per le imprese, ciò significa comprimere il periodo di inattività e ridurre l’esposizione finanziaria legata all’inserimento del personale.
Un ulteriore tassello normativo è rappresentato dall’EU Talent Pool, piattaforma digitale europea concepita per mettere in contatto domanda e offerta in modo trasparente e verificato. Secondo il rapporto, l’accesso sarà riservato alle imprese che rispettano determinati standard etici e retributivi, con l’obiettivo di limitare il ricorso a canali informali e ridurre il rischio di reclutamento scorretto. Il sistema consentirà alle Autorità di tracciare i flussi di ingresso per settore, collegando le quote migratorie alle effettive esigenze del trasporto merci.
La tabella di marcia prevede una prima fase di recepimento della Direttiva 2025/2205 nel biennio 2024-2025, seguita dall’implementazione tecnica dell’EU Talent Pool e dai primi accordi bilaterali armonizzati tra il 2026 e il 2027. A novembre 2029 entrerà in vigore l’obbligo generalizzato di riconoscimento del Codice 72 in tutta l’Unione.
Nel complesso, l’evoluzione normativa descritta segna il passaggio da un sistema nazionale e frammentato a un modello più integrato su scala europea. Per il trasporto merci, ciò implica una maggiore mobilità dei conducenti extra-UE tra Stati membri, una riduzione dei tempi amministrativi e una selezione più strutturata dei Paesi terzi con standard formativi equivalenti. L’efficacia di questa transizione dipenderà dalla capacità degli Stati membri di coordinare banche dati, controlli e procedure, evitando che le differenze applicative continuino a generare squilibri competitivi nel mercato interno.
M.L.
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