La superstrada E45 è una delle arterie meno amate dagli autotrasportatori, a causa della carreggiata stretta, delle difficili condizioni climatiche in inverno delle buche e, come indica la recente sentenza emessa dal Tribunale Civile di Forlì, anche per il rischio di precipitare da un viadotto. Il fatto è avvenuto a marzo 2017, quando Fulvio Costarelli, camionista di 65 anni residente a Foligno, stava percorrendo la E45 in direzione Cesena alla guida di un autoarticolato. All’altezza di un viadotto nel territorio di Mercato Saraceno, è scoppiato uno pneumatico, causando la perdita di controllo del camion. Il veicolo ha sbandato, urtato le barriere di protezione del viadotto e le ha travolte, precipitando nel vuoto. L’autista è rimasto incastrato nella cabina di guida ed è morto nonostante i soccorsi.
A distanza di nove anni dall’incidente, nel febbraio 2026, il Tribunale civile di Forlì ha condannato Anas al risarcimento dei danni in favore della moglie e dei due figli della vittima. Secondo quanto riporta il quotidiano La Nazione, il giudice ha riconosciuto un risarcimento di 700mila euro: 300mila euro alla moglie e 200mila euro a ciascuno dei figli. La decisione è di primo grado ed è impugnabile da parte dell’Anas.
Secondo quanto riportato dalla stampa locale, il punto centrale del procedimento civile è stato l’accertamento dell’inadeguatezza delle barriere di protezione installate sul viadotto della E45 a Mercato Saraceno. Il giudice ha ritenuto sussistente il nesso causale tra tale inadeguatezza e l’evento mortale: le barriere, pur rappresentando l’ultimo presidio di sicurezza in caso di sbandata, non hanno impedito la fuoriuscita dell’autoarticolato dopo lo scoppio dello pneumatico.
Nel corso del dibattimento, come riferisce La Nazione, è emerso che le barriere risalirebbero a un periodo precedente alle prime norme tecniche specifiche in materia, introdotte a partire dalla fine degli anni Ottanta. Questo elemento ha assunto rilievo nella valutazione del Tribunale, che ha inquadrato la questione nell’ambito della normativa che disciplina il controllo e l’eventuale sostituzione delle barriere stradali. La famiglia del camionista, assistita dall’avvocata Maria Antonietta Belluccini di Foligno, è riuscita così a dimostrare, almeno in primo grado, che le protezioni presenti sul viadotto non erano adeguate agli standard successivi.







































































