Amazon ha confermato il 28 gennaio 2026 il licenziamento di circa 16mila dipendenti a livello globale, con un impatto concentrato soprattutto negli Stati Uniti. La comunicazione è arrivata con un messaggio firmato da Beth Galetti, senior vice-president People Experience and Technology, e s’inserisce in un percorso avviato nell’ottobre 2025 per “snellire l’organizzazione” riducendo livelli gerarchici e burocrazia. L’operazione porta a 30mila i tagli annunciati in tre mesi, la più ampia riduzione di personale corporate finora annunciata dall’azienda negli ultimi anni, superando l’ondata 2022-2023 da circa 27mila posizioni. Le attività interessate dalla riduzione comprendono aree trasversali e divisioni ad alta intensità di personale qualificato, con impatti su Amazon Web Services, retail, Prime Video, risorse umane, Audible e la divisione Dispositivi e Servizi.
In Europa, i tagli interessano principalmente Spagna (circa 920 posizioni negli uffici di Madrid e Barcellona, dopo negoziazioni sindacali), Lussemburgo (fino a 470 posizioni) e altri Paesi tra cui Italia, Francia, Germania e Regno Unito. I dipendenti statunitensi riceveranno novanta giorni per cercare posizioni interne, seguiti da pacchetti di severance, servizi di ricollocamento e supporto sanitario. Parallelamente, Amazon ha annunciato la chiusura di tutti i 57 negozi Amazon Fresh e 15 Amazon Go, consolidando gli investimenti su Whole Foods Market con oltre 100 nuove aperture previste.
Il messaggio ufficiale mette al centro una ristrutturazione organizzativa: Amazon sostiene di voler operare con una struttura più “snella”, maggiore responsabilità individuale e processi decisionali più rapidi. Una parte importante delle posizioni eliminate riguarderebbe ruoli dirigenziali intermedi, in linea con l’obiettivo dichiarato dal Ceo Andy Jassy di ridurre i livelli di gestione creatisi dopo l’espansione del periodo pandemico. In diverse fonti statunitensi, Jassy viene descritto come il promotore di un “reset culturale” volto a far funzionare Amazon con maggiore agilità, in un contesto in cui l’intelligenza artificiale sta comprimendo tempi e costi di numerose attività di coordinamento, analisi e pianificazione.
La scala dei tagli va letta anche rispetto alla composizione della forza lavoro. Le 30mila uscite annunciate tra ottobre 2025 e gennaio 2026 valgono circa il 10% della popolazione corporate e tecnologica, stimata intorno a 350mila persone, ma rappresentano meno del 2% della forza lavoro complessiva, che supera 1,57 milioni di dipendenti a livello globale, in larga parte impiegati nelle attività operative e di magazzino, che non sono coinvolte da questo ulteriore taglio, pur nel contesto di un’accelerazione dell’automazione e della robotica nelle attività.
La tempistica dei tagli coincide con una fase d’investimento robusto in intelligenza artificiale e infrastrutture. L’ordine di grandezza degli investimenti è valutato in 125 miliardi di dollari nel 2025 (circa 115 miliardi di euro) orientata in larga misura a data center e capacità cloud, con ulteriore crescita attesa nel 2026. Reuters, richiamando la lettera agli azionisti, collega la strategia di Jassy a un principio semplice: se l’intelligenza artificiale modifica ogni interazione con i clienti, l’investimento deve essere “ampio e profondo”. In parallelo, Amazon sta spingendo su chip proprietari per carichi di lavoro d’intelligenza artificiale e sull’ecosistema di fornitori, inclusa la collaborazione con lo sviluppatore d’intelligenza artificiale Anthropic.






























































